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Governo tecnico. Olé!

Il pensiero unico si impone nascondendosi dietro il mito della tecnica. Nel momento in cui una sola opzione viene riconosciuta, la tecnica da mezzo per raggiungere un fine diventa fine ultimo e bene supremo. Ed ecco avvicinarsi il prossimo Governo tecnico. La maschera di Mario Monti nasconde il vero volto di scelte politiche ben precise. Scelte politiche assolutamente impopolari, che i dirigenti dei maggiori partiti condividono, ma che potrebbero realizzare solo al costo di perdere tanti voti. La soluzione è presto trovata, se tutti sono responsabili nessuno è responsabile, e nessuno perderà voti relativamente agli altri. Ci si unisce tutti in un bel governo di unità nazionale, del presidente come si dice oggi, e la responsabilità politica scompare. Ovvero si nasconde il fatto che quelle scelte impopolari non sono affatto obbligate, ma sono conseguenza di determinate decisioni politiche, e che altre opzioni di segno opposto sono possibili.

Cosa è giusto che un governo faccia? Cosa è sbagliato? Non sono domande che hanno una sola ed unica risposta. Le risposte sono tante, sono soggettive. La politica è il dominio della soggettività. Non quella del singolo individuo, come vorrebbe una certa antipolitica, ma la soggettività delle classi sociali. Ciò che è giusto per l’operaio non è necessariamente giusto per il padrone. Banalità. Eppure nella triste era del pensiero unico, è luogo comune che esista una sola e unica strada da seguire, fatta di privatizzazioni, di frontiere chiuse, di guerre umanitarie e altre amenità. E che i governi si giudichino in base alla capacità di portare avanti questo unico possibile programma, eventualmente con delle modalità più o meno autoritarie.

Il Capitale finanziario è accontentato. I partiti seguono varie tattiche, nella speranza di non perdere voti relativamente gli uni agli altri. E’ molto probabile però che perderanno voti in senso assoluto. La perdita assoluta di voti, ovvero l’aumento dell’astensione, non diminuisce di per sé il potere dei partiti, ma lega sempre più quel potere alle elite dominanti e sempre meno agli elettori. E così la democrazia rappresentativa svela l’inganno fondamentale su cui si fonda. Il che può essere un bene se porta a una presa di coscienza e all’autorganizzazione, ma può anche aprire la strada a nuove e pericolosissime forme di autocrazia.

A tal riguardo non bisogna mai dimenticare la brillante lezione di Berlusconi sull’onda dell’anti politica post tangentopoli: “la politica dei partiti è uno schifo; votate me che sono un imprenditore.”

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