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Archive for ottobre 2014

Pirati #coalisstupid

29 ottobre 2014 Lascia un commento

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Spesso si pensa agli Stati Uniti come all’impero del male: brutale potenza militare all’estero e capitalismo incontrastato al suo interno. A guardar meglio ci si accorge che le divisioni sociali e le lotte di classe esistono negli Stati Uniti come ovunque nel mondo.

Essendo il paese con il capitalismo più avanzato, molti dei danni causati da questo sistema di potere si manifestano prima qui che in altri posti. Tuttavia, per lo stesso motivo alle volte (ma non sempre!) accade che le risposte e le iniziative di resistenza popolare siano di esempio ed ispirazione per altri movimenti resistenti in giro per il mondo.

Circa un anno fa due attivisti di Cape Cod decisero di salire su una barchetta per la pesca delle aragoste e gettare l’ancora lungo la rotta di una nave che trasportava carbone da bruciare in una vicina centrale elettrica. In due sono riusciti a bloccare il passaggio per 12 ore, un gesto altamente simbolico che ha scatenato un dibattito sulle fonti di energia e sull’esigenza di chiudere una volta per tutte quella maledetta centrale.

Ad un gesto tanto eclatante alcuni avrebbero voluto far seguire una punizione esemplare tramite una rappresaglia giudiziaria. La decisione del giudice è stata invece più sorprendente dell’azione di protesta! I due sono stati assolti poiché la loro azione era mirata a scongiurare un pericolo maggiore. Un po’ come quando si supera il limite di velocità per trasportare un ferito in ospedale. Una legge viene violata per evitare un danno più grave: la morte di una persona. E così è stato che il giudice ha considerato il loro atto, benché illegale, necessario per evitare un male assai più grande: la devastazione ambientale causata dalla centrale elettrica.

Maggiori info qui: lobsterboatblockade

La base

28 ottobre 2014 Lascia un commento

132611536-6f147423-8d49-40b8-8555-e916a2afd747L’altra sera, a casa di un amico, mi è capitato di vedere il film quinto potere. Purtroppo non si trattava del capolavoro diretto da Sidney Lumet, ma del recente film su Julian Assange e la diffusione di informazioni riservate da parte di Wikileaks.

La filosofia portata avanti da questa organizzazione è che se governi, istituzioni finanziari e forze armate nascondono la verità dei fatti non può esserci una vera democrazia. Piuttosto essenziale, ma assolutamente condivisibile.

Purtroppo, mentre seguivo il racconto, mi scorrevano davanti a gli occhi i dati di uno studio dell’OSCE sull’analfabetismo funzionale in 24 Paesi. La ricerca aveva l’obiettivo di misurare le competenze linguistiche, matematiche e informatico/tecnologiche della popolazione di età compresa tra i 16 e i 65 anni. Lo sconfortante risultato è che circa i due terzi degli adulti italiani sono al di sotto della soglia di sufficienza per le competenze di base fissata dall’indagine (dal sito Quale Scienza Quale Educazione).

Se questa è la situazione reale, la sola domanda sensata è: a che serve diffondere informazioni sensibili o produrre contenuti di qualità se la maggior parte delle persone non è in grado di capirli?

È ovvio che in queste condizioni il populismo renziano dei 160 caratteri di twitter e gli ammiccamenti patinati di Barbara D’Urso o le stupidaggini nazionaliste creano consenso sociale.

Per reagire a tutto ciò la base può essere solo trovare un modo per diffondere tra la gente gli strumenti per decodificare ciò che vede, sente e legge. Senza questo il resto non serve.

Ciò che chiamiamo Utopia un giorno sarà Normalità

23 ottobre 2014 Lascia un commento

Kobane

Ci siamo abituati a tutto, e a tutto ci abitueremo. E’ solo questione di tempo e perseveranza. Eravamo cacciatori-raccoglitori e siamo diventati contadini, da contadini operai, e poi disoccupati e lavoratori precari.

Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Oggi nessuno più si stupisce della precarietà a vita. Il lavorio quotidiano di una lotta di classe al contrario ha creato nuove mostruose consuetudini. Telecamere di sorveglianza ovunque, tracciamento dei dati personali, controlli di polizia e perquisizioni corporali in ogni dove giustificate dalla minaccia del terrorismo. Tutte normali assurdità. Cose a cui ci si abitua.

E’ per questo che le battaglie puramente a difesa dei diritti acquisiti non hanno grandi prospettive di successo. Chi viene assediato prima o poi cede per mancanza di rifornimenti. Dobbiamo essere noi a decidere chi diventare. Decidere noi a cosa vogliamo abituarci, e un giorno considereremo normalità ciò che oggi chiamiamo utopia. Vedremo realizzati i nostri sogni invece dei nostri incubi peggiori.

Qual è la forza delle donne e degli uomini di Kobane? Presumibilmente, per quanto ne possa sapere io, la loro forza sta nell’aver deciso che vita vivere, chi diventare, nell’aver dato vita alla zona autonoma del Rojava e fatto di un’utopia una realtà.

***

Per approfondire:
– E’ nata la piattaforma di supporto Support Kobane (importanti informazioni le fornisce baruda).
– Preziose informazioni di base sul Rojava dai Wu Ming.
– Qui la pagina dell’iniziativa Napoli per Kobane.

Abolite l’articolo 18!

18 ottobre 2014 Lascia un commento

“L’Italia è uno splendido paese, a noi farebbe molto piacere fare affari con voi. Purtroppo, avete un altissimo tasso di corruzione, ed è questo che vi rende poco attraenti per il business internazionale”.

Hamad bin Khalifa Al Thani, Emiro del Qatar, in visita di Stato in Italia nell’aprile 2012

#NonInMioNome: Marta risponde a Matteo Renzi

13 ottobre 2014 Lascia un commento

 

Ricordate l’hashtag #EnricoStaiSereno? Una settimana dopo averlo lanciato, Renzi ha sostituito Letta a capo del Governo. Ecco quanto vale la parola di Renzi.

Qui, Marta ci racconta le menzogne di Renzi sul Jobs Act