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Archive for marzo 2014

Perché Tsipras

27 marzo 2014 Lascia un commento

Orribile la campagna elettorale della lista “L’altra Europa con Tsipras”. Orribile la mediocrità che ha portato a litigi e divisioni. Orribile la confusione ideologica che ha fatto prevalere una certa impostazione fintamente “apartitica”, con le liste della cosiddetta “società civile” formate da intellettuali più o meno ignoti. Ridicoli infine i manifesti, che inneggiano agli aperitivi e al prozac (c’è da domandarsi se hanno pagato dei pubblicitari per fare questi guai o è il frutto della creatività non-pagata dei militanti).

Per farsi due risate, ecco alcuni esempi di self-subvertising (ovvero come diventare la parodia di se stessi). Da sinistra a destra, tre correnti di pensiero in seno alla lista Tsipras: l’aperitivismo solidale, l’intolleranzismo individualista e lo smacchiamentismo giaguarista (clicca per ingrandire).

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Tutto ciò è sintomo della grave difficoltà mentale, prima che organizzativa, della sinistra italiana. Mancano punti di riferimento ideologici. Ci si lascia affascinare dal linguaggio dell’antipolitica. Non avendo messaggi forti e credibili, si rimedia con le tecniche di comunicazione della pubblicità commerciale. Il risultato è penoso e non lascia prevedere niente di buono in termini elettorali.

Pare che l’obiettivo della Lista Tsipras in Italia sia rubacchiare qualche voto al PD (difficile) e al M5S (difficilissimo), e per far questo scimmiottano i temi propri del M5S, oppure sperano che una bandiera rossa (ormai epurata dalla falce e dal martello) sia sufficiente per recuperare i voti di pochi nostalgici che in gioventù si sono avvicinati (ma mai troppo) alla politica.

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Operai durante lo sciopero del 1943. All’epoca l’aperitivo non era ancora di moda.

La sfida vera e potenzialmente vincente sarebbe invece avere il voto di chi pratica l’astensione perché non vede rappresentanti credibili a sinistra. Sono elettori difficili, che richiedono un certo sforzo per essere convinti. La lista Tsipras sta facendo ben poco in questa direzione. Semmai ci sta assicurando che quei voti non li avrà mai.

L’astensionismo ha le sue buone ragioni. Le elezioni politiche sono la bella favoletta che ci viene raccontata per farci fare sonni tranquilli. Servono al potere per essere accettato da chi il potere lo subisce. Astenersi vuol dire rifiutare di partecipare a una sceneggiata. (Ecco Renzi e Grillo salire sul palco per rubare la scena al vecchio mattatore, l’eterno Berlusconi.) La partita vera si gioca fuori dal teatro, ed è più complessa di una partita a scacchi.

Non c’è dubbio che PD, M5S e PDL (o come diavolo si chiama adesso) si spartiranno il podio, in un qualche ordine determinato dalle fluttuazioni statistiche. Un tri-polo che altro non è che un bi-polo, e che a ben vedere è un mono-polo. A parte la propaganda elettorale, PD e PDL (con i loro gruppi di riferimento in Europa, i Socialdemocratici-Progressisti e i Cristianodemocratici-Conservatori) continueranno le usuali politiche di austerità, di blocco delle frontiere e zerbinismo nei confronti della NATO e degli USA. Dall’altro lato il M5S (e gli altri gruppi xenofobi con cui si andrà a confrontare) proporranno soluzioni di facciata di stampo nazional-socialista, in sostanziale continuità con le politiche liberiste, accompagnate da misure di ulteriore repressione degli immigrati. In questo scenario, avere un gruppo (per forza di cosa piccolo) di parlamentari che possa portare una visione diversa dell’Europa, né liberista né nazional-socialista, non può che far bene. Per questo c’è da impegnarsi per far superare alla lista Tsipras la soglia di sbarramento del 4%. E prima ancora c’è da impegnarsi per la raccolta firme.

Una cosa si deve tenere bene a mente: non bisogna credere nelle elezioni, mai. Il loro valore è marginale e simbolico. Come dicevamo sopra, la partita quella vera si gioca fuori dai parlamenti: nei luoghi di lavoro, sui territori. Non bisogna sovraccaricare le elezioni di una flebile speranza che facilmente si tradurrà in una disastrosa disillusione. A differenza di Renzi, Grillo e Berlusconi, Tsipras non è l’uomo della provvidenza che risolverà tutti i nostri problemi. E’ piuttosto un simbolo attorno al quale raccogliere un po’ di consensi per combattere un Europa liberista, imperialista e xenofoba. Tsipras non è un rivoluzionario. Le rivoluzioni non si fanno con le libere elezioni. Per adesso però può essere buono averlo nel parlamento europeo.

Il vero valore aggiunto di Tsipras è che è greco, e ha provato sulla pelle dei suoi familiari, amici e conoscenti la devastazione portata dalla troika. Già solo per questo merita un appoggio. Nonostante la sinistra italiana sia monnezza.

The American Dream

16 marzo 2014 Lascia un commento

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Il “sogno americano” è ciò che permetterà agli Stati Uniti di non essere sorpassati dalla Cina nella macabra classifica delle potenze mondiali. Il “sogno americano”, per dirla alla Toni Negri; è l’Impero che risucchia ricchezza, capitali finanziari, mano d’opera a bassissimo costo, sogni, idee ed energie umane, per accrescere il suo potere.

Il “sogno americano” è un luogo comune di grandissimo successo. Va forte perché significa tutto e il contrario di tutto. E’ uno slogan popolare perché ognuno può plasmarlo sulle proprie esigenze. Piace a chi aspira ad avere il SUV e la casa con piscina. Piace a chi è a caccia di lucrose opportunità di investimento. A chi cerca manodopera a basso costo, lavoratori flessibili e non sindacalizzati. Piace a chi vuole fuggire dalla violenza e dalla miseria. Piace a chi sogna di viaggiare in moto, capelli al vento, coast-to-coast. Piace a chi vorrebbe esprimere liberamente la propria sessualità o religione. Piace a chi si aspetta un riconoscimento adeguato per il proprio studio. Il sogno americano piace a chi è già ricco perché permette di diventare ancora più ricco, e a chi è povero perché promette di non esserlo più. Piace ai poveri del mondo perché non conoscono alternative.

Nel mondo, miliardi di persone vedono lo stile di vita occidentale attraverso la lente distorta di televisione, pubblicità e film americani. Ma non vi hanno accesso. Immagini che funzionano benissimo, nonostante le enormi masse di migranti che muoiono cercando di arrivare in Europa e negli Stati Uniti. Nonostante le condizioni di lavoro in Occidente siano sempre peggiori e le divisioni tra ricchi e poveri sempre più accentuate. Nonostante le leggi repressive verso gli immigrati irregolari. Nel racconto del “sogno americano” c’è un occidente omogeneo, mediamente ricco in cui il lavoro duro ed onesto viene sempre ricompensato.

Nei secoli scorsi i poveri d’Europa hanno desiderato migliorare le proprie condizioni, non meno di quanto lo desiderino i poveri di oggi. In passato questo desiderio si manifestava nelle lotte dei lavoratori per cambiare il modo in cui la società è organizzata. Per distruggere la causa della povertà. Per abbattere il capitalismo e sostituirlo con un’altra forma di organizzazione sociale, che garantisse a tutti la libertà di soddisfare i propri bisogni. In passato si aveva ben chiara l’idea che chi ha troppo, inevitabilmente leva qualcosa a qualcun altro.

Lo spirito del nostro tempo è diverso. L’idea di abbattere un sistema di sfruttamento non è più così popolare. Piuttosto, ognuno cerca di accaparrarsi un posticino al banchetto degli sfruttatori. Al di fuori dell’Europa e del Nord-America ci sono enormi masse di lavoratori poverissimi la cui unica prospettiva è riuscire a diventare un ingranaggio del sistema di sfruttamento mondiale. Vendersi sul mercato globale per mettere a tavola una ciotola di riso. Gli arricchiti del post-comunismo (o aspiranti tali), sono già lì, pronti ad “aiutarli”. Una nuova borghesia che vede davanti a sé un enorme potenziale di accumulazione.

Le potenze emergenti hanno forme primitive di capitalismo: tutte le lacrime e il sangue, senza le conquiste operaie del XX secolo, senza diritti, senza accesso ai consumi, senza libertà civili. D’altra parte, l’occidente offre un capitalismo avanzato; il miraggio del consumismo, la libertà di essere un lavoratore salariato e di fare shopping il sabato pomeriggio, e così, realizzarsi. Venuto meno l’ideale del socialismo, ciò che resta è il confronto tra forme di capitalismo. Ed è chiaro che la propaganda occidentale sia molto più convincente. Questa è una situazione strategicamente perfetta. Gli Stati Uniti e la NATO usano la volontà popolare per espandersi economicamente e militarmente. Nessuno resiste. Il crollo dell’Unione Sovietica ha sancito la vittoria del pensiero unico capitalista. Il sogno americano è rimasto l’unico modello. Non ci sono utopie socialiste.

Dietro le crisi diplomatiche, si giocano le lotte economiche tra diverse fazioni del capitalismo internazionale, sempre più interconnesse in un intreccio di affari, debiti e bustarelle. I lavoratori sono carne da macello e pedine della propaganda. La loro vita vale meno di uno scoop al telegiornale della sera. Mentre ci si preoccupa per le tensioni tra Russia e Stati Uniti, con l’Europa che difficilmente si distrae dal suo sporco lavoro di ragioneria, si delineano scenari che, più che la guerra fredda, ricordano la prima guerra mondiale. Fino a quando un’utopia rivoluzionaria tornerà a riempire i cuori e le speranze dei poveri della terra. Poveri che mai sono stati tanto numerosi e tanto miserabili.

Il peccato originale delle leggi elettorali maggioritarie

11 marzo 2014 Lascia un commento

aula2“Secondo alcune confessioni del cristianesimo il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità nella tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio, così come descritto nella Genesi, cui seguì la caduta dell’uomo. Il peccato originale viene descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio e che ha reso l’uomo mortale. Simbolicamente possiede vari significati a seconda delle interpretazioni che ne sono state date, ma in generale rappresenta la disobbedienza dell’uomo verso Dio nel voler decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male”. (fonte Wikipedia)

Nella nostra biblica metafora; Adamo ed Eva sono i due piccoli-grandi partiti del Parlamento italiano, Dio è l’elettorato ed il peccato originale, come detto, ciò che ha diviso l’uomo da Dio, che è individuabile nelle varie leggi elettorali maggioritarie. 
In particolare vorremmo puntare l’attenzione su un punto costantemente trascurato dai media: le soglie di sbarramento. L’Italicum (già il nome fa schifo), di recente approvazione alla Camera, prevede una soglia di sbarramento del 4,5% per i partiti che si presentano in coalizioni e dell’8% per i partiti che si presentano da soli. Quel poco di discussione che riesce ad arrivare sui media, riguarda solo la soglia del 4,5%. Chiaramente questa soglia determina un problema di rappresentatività, in quanto, anche avendo più di un milione e due-trecentomila voti (il numero preciso dipende dalla affluenza totale) un partito può rimanere fuori dal Parlamento, lasciando questa moltitudine di elettori senza rappresentanza. Ma clamorosamente questo non il problema maggiore.
Il cuore del peccato originale è la soglia dell’8% per i partiti che vorrebbero presentarsi alle elezioni da soli. Questa soglia così alta di fatto costringe i partiti minori, non privi di idee, programmi e voti a snaturare le proprie identità per coalizzarsi ed avere qualche chance di entrare in Parlamento. 
Questo svuotamento culturale è ciò che impoverisce qualsiasi dibattito parlamentare, tagliando le visioni più vicine alle classi subalterne, appiattendo tutto su una medio-borghesia, conservatrice o progressista, ma comunque allineata sui dogmi dell’euro, del mercato, della spending review, delle “missioni di pace”, dell’Unione Europea, del liberismo, della xenofobia, del precariato, delle grandi opere, della competitività e del “sogno americano ormai sfiatato. Tutti totem fallimentari della politica post ’90 supportati dalle regolette elettorali fatte solo per tagliare le voci di doveroso dissenso. 

Ucraine propaganda

10 marzo 2014 Lascia un commento

Politica viene da polis, cioè città. Avere a che fare con gli altri esseri umani, gestire i conflitti, le attitudini e gli interessi comuni o divergenti, questo è lo scopo della politica. La politica è ovunque, perché è l’essenza stessa del vivere insieme. Lo è stato in passato. Lo è ancor di più oggi che la comunità umana si sviluppa su scala mondiale. Purtroppo, per come stiamo messi, buona parte dell’attività politica è finalizzata al mantenimento della posizione di potere che una élite (che per far prima chiameremo classe dominante) ha sul resto (classe subalterna). Oppure a gestire gli scontri tra diverse fazioni della classe dominante.

La politica, intesa in questo modo, è una cosa sporca. E la geopolitica se possibile lo è ancor di più. Verrebbe voglia di ignorarle e cercare di campare tranquilli e rilassati. Purtroppo (o per fortuna!) non ci si può nascondere dalla realtà. Meglio procurarsi adesso gli strumenti intellettuali per decifrare ciò che accade, piuttosto che scoprire tra qualche anno di aver fatto la parte dei fessi.

La sete di libertà e di giustizia sono sentimenti nobili che ci appassionano, ci fanno sognare, ci mobilitano, ci fanno mettere in discussione. Chi ha un cuore sincero, tende a pensare che tutti condividano i suoi buoni sentimenti. Purtroppo non è così. Succede invece che far leva sui buoni sentimenti sia una dei metodi preferiti che la classe dominante usa per gestire e perpetuare il proprio potere. In altri termini, far leva sulla sfera emozionale è il metodo più efficacemente utilizzato dai mass media per “convincere l’opinione pubblica”.

NEWS_190747E’ il caso dei recenti avvenimenti in Ucraina. Giornali, televisioni e blogger hanno appassionato l’opinione pubblica con l’epica dei nostri fratelli ucraini che combattono pacificamente per partecipare al sogno dell’unione europea. Ci hanno indignato con la narrazione di un leader sanguinario che spara sulla propria gente. Poi si scopre che i manifestanti pacifici erano fascisti armati di fucili. E che a sparare sulla folla inerme non era il governo, ma i suddetti manifestanti pacifici (allo scopo di creare indignazione nel pubblico da casa).

Tutto ciò ci spinge a rivalutare la situazione a sangue freddo. L’Ucraina è una terra di confine tra il capitalismo avanzato dell’Europa occidentale (degli USA e della NATO), e il capitalismo giovane e rampante della moderna Russia. Non c’è più traccia di scontri ideologici, semmai ce ne fossero stati in passato. Qui la questione è semplice, c’è da capire chi e come avrà potere su quella regione di confine. Potere significa accesso alle risorse naturali e a un vasto bacino di manodopera a basso costo. Significa avere dei consumatori a cui vendere merci, e anche semplicemente poter piazzare dei carri armati un po’ più in là sulla mappa del risiko.

Questo è lo scopo del gioco. L’unica regola è vincere. Il montepremi è grande, tutti sono chiamati a fare la loro parte. La partita si gioca sul campo ma si gioca anche in casa. Perché in una società avanzata come la nostra è importante creare un certo consenso popolare. E questo è il compito della propaganda.

Ciò che l’Europa ha fatto in Grecia e Portogallo

6 marzo 2014 Lascia un commento

“La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria e mediante l’attuazione delle politiche e delle azioni comuni di cui agli articoli 3 e 3A, uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, una crescita sostenibile, non inflazionistica e che rispetti l’ambiente, un elevato grado di convergenza dei risultati economici, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, il miglioramento del tenore e della qualità della vita, la coesione economica e sociale e la solidarietà tra gli Stati membri”.

Articolo 2 del Trattato di Maastricht

(‘Afammocc)