Archivio

Archive for the ‘Scienze’ Category

The theory of everything

4 marzo 2016 Lascia un commento


“Every theory of the world that is at all powerful and covers a large domain of phenomena carries immanent within itself its own caricature. If it is to give a satisfactory explanation of a wide range of events in the world in a wide variety of circumstances, a theory necessarily must contain come logically very powerful element that is flexible enough to be applicable in so many situations. Yet the very logical power of such a system is also its greatest weakness, for a theory that can explain everything explains nothing. It ceases to be a theory of the contingent world and becomes instead a vacuous metaphysics that generates not only all possible worlds, but all conceivable ones. The narrow line that separates a genuinely fruitful and powerful theory from its sterile caricature is crossed over and over again by vulgarizers who seize upon the powerful explanatory element and. by using indiscriminately, destroy its usefulness. In doing so, however, they reveal underlying weakness in the theory themselves, which can lead to their reformulation.

This element of immanent caricature is certainly present in three theoretical structures that have had immense effects on twentieth-century bourgeois thought: Marxism, Freudianism, and Darwinism. Marx’s historical materialism has been caricatured by the vulgar economism that attempts to explain the smallest detail of human history as a direct consequence of economic forces. Freud’s ideas of sublimation, transference, reversal, and repression have been interpreted to explain any form of overt behavior as a direct or transformed manifestation of any arbitrary psycological cause. In Darwinism the element that is both central to the evolutionary world view and yet so powerful that can destroy Darwinism as a testable theory is adaptation.”

Richard Levins and Richard Lewontin, The Dialectical Biologist

Annunci

Discussioni extra-uterine

2 marzo 2016 Lascia un commento

tumblr_m0os8dpgt01rru22po1_r1_500

La confusione regna sovrana. Prima la legge Cirinnà, adesso la Gravidanza per Altri. Si mischiano cose e pratiche diverse, si agita bene aggiungendo tabù e abbondanti dosi di ipocrisie italiane. Il risultato è un composto velenoso dannoso per tutti. Cerchiamo di fare chiarezza.

Volgarmente noto come “utero in affitto”, il nome più politicamente corretto è Gravidanza per Altri (gpa). Si usa anche il termine gravidanza surrogata, da cui anche madre surrogata. Poi, ovviamente usare un nome o un altro non cambia la realtà dei fatti.

In vari paesi del mondo esistono leggi, pratiche e situazioni diverse, che è necessario distinguere.

Esiste una cosa chiamata “gpa altruista”, in cui una donna si offre in maniera del tutto volontaria di portare a termine gestazione e parto con un ovulo donato e inseminato da altri. Si tratta di un favore per cui non è previsto compenso. Per questo si chiama altruistica. L’idea è che una donna aiuta volontariamente una coppia che ha dei problemi ad avere un figlio. Questa pratica è legale nel Regno Unito, in Canada e in altri paesi.

Esiste anche una cosa chiamata “gpa commerciale”, in cui è previsto uno scambio economico e un tariffario ben preciso. La madre surrogata riceve un compenso. Poiché compenso sembra una parola brutta, si parla di benefit, compensazione, o altri termini. La gpa commerciale è legale in USA, Russia, India e altri paesi.

Situazione nel mondo: https://en.wikipedia.org/wiki/Surrogacy

Un esempio di gpa altruistica nel Regno Unito: http://www.surrogacyuk.org

Un esempio di gpa altruistica in Canada: http://www.surrogacy.ca

Un esempio di gpa commerciale in USA: http://www.circlesurrogacy.com

Sulla situazione in India: http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-india-34876458

Questo per quanto riguarda la gpa da un punto di vista tecnico e normativo, e da parte della madre surrogata.

Poi c’è il punto di vista dei genitori beneficiari. Anche qui c’è da fare differenze. In alcuni paesi è permesso solo a coppie eterosessuali, in altri anche a coppie omosessuali.

Fare di tutt’erba un fascio non giova a capire le cose e a sviluppare un dialogo costruttivo. La questione va analizzata punto per punto in maniera non ideologica.

Anche se in passato non è stato oggetto del dibattito pubblico in Italia, esiste già da anni un movimento di persone che vivendo in un paese che non permette una certa pratica, si sposta in un altro paese (cd turismo riproduttivo). Questo è ovviamente inevitabile se non si vuole restringere la libertà di movimento delle persone. Sarebbe quindi saggio che un paese come l’Italia non vietasse tout court ogni forma di gpa su basi puramente ideologiche, facendo finta di non vedere il problema, ma piuttosto permettesse questa pratica in una forma determinata da regole precise. (Ahinoi! mi rendo conto di quanto sia utopistico questo scenario, in un paese in cui applicare la legge 194 è difficile se non impossibile!) Regole chiare sono a protezione dei cittadini e soprattutto del nascituro, riducono i rischi fisici, sociali, sanitari e legali dovuti agli spostamenti internazionali.

http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/revealed-surrogate-births-hit-record-high-as-couples-flock-abroad-9162834.html

Clima, MIT e democrazia

11 dicembre 2015 1 commento
BfXln4NCQAAN5z2.jpg large

“Sì, il pianeta è andato distrutto. Ma per un momento magico generammo tanti tanti profitti per gli azionisti.”

 

Tutto ciò che oggi sappiamo sui cambiamenti climatici (dinamiche di enorme complessità su cui abbiamo ancora tanto da imparare) si può a buon diritto includere nella lista dei grandi successi della scienza. Al contrario l’inerzia con cui ne stiamo accettando il corso è una delle più grandi vergogne dell’umanità.

Si è svolta nei giorni scorsi a Parigi la COP21, ovvero la 21-esima conferenza sui cambiamenti climatici. Scopo della conferenza è, o almeno dovrebbe essere, raggiungere un accordo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici (purtroppo abbiamo già da tempo superato il punto di non ritorno, ora si tratta di contenere i danni). Il punto fondamentale delle discussione, che mai viene affrontato alla radice, è ridurre le emissioni nell’atmosfera di tutti quei gas considerati responsabili dell’effetto serra. Sono 21 anni che delegati da tutto il mondo si riuniscono e discutono. Risultati: zero.

In questi stessi giorni un folto gruppo di studenti e ricercatori del MIT sta protestando con un civilissimo sitin che dura da più di 50 giorni (50!). Protestano contro le decisioni prese dal rettore Leo Rafael Reif riguardo la posizione del MIT nei confronti dei cambiamenti climatici.

Facciamo un salto indietro di circa 3 anni. Alcuni studenti del MIT rispondono all’appello della campagna “Fossil Free” che chiede di disinvestire dalle maggiori compagnie petrolifere o comunque legate ai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale, qui la lista delle top-200 compagnie). E’ un obiettivo ambizioso e molto concreto: levare il sostegno finanziario a chi causa l’effetto serra. Per il MIT si tratta di parte di un patrimonio finanziario che ammonta complessivamente a più di 13 miliardi di dollari.

Gli studenti fondano il gruppo “Fossil Free MIT”, raccolgono più di tremila firme, organizzano un’efficace campagna di sensibilizzazione. La direzione del MIT viene messa alle strette e accetta di far partire durante la primavera del 2015 una grande discussione che coinvolgerà tutta la comunità universitaria per decidere quali azioni il MIT debba prendere nei confronti dei cambiamenti climatici.

Al di là del peso finanziario del MIT, notevole ma trascurabile nell’economia petrolifera, ciò che conta è il peso simbolico, politico e morale. L’esempio di un’istituzione tanto importante. Durante la primavera di quest’anno si svolgono eventi, seminari, tavole rotonde. Eminenti scienziati vengono chiamati a prendere posizione. Noam Chomsky, insieme a molti altri, si schiera a favore del disinvestimento.

Scopo del rettore, evidentemente, è quello di imbrigliare le energie degli studenti e pilotare lo scontro politico verso acque per lui più sicure. Viene quindi formata una commissione il cui compito è stilare un rapporto che contenga delle raccomandazioni – non vincolanti! – da sottoporre alla direzione del MIT.

Qualche mese fa la commissione presenta nel suo rapporto una versione “ammorbidita” delle richieste iniziali degli studenti, suggerendo di limitare il disinvestimento alle compagnie che di occupano di carbone e sabbie bituminose, nonché alle società che negano la causa antropica dei cambiamenti climatici. Non vengono considerate le compagnie petrolifere, ma per lo meno la commissione appoggia, se pur in maniera parziale, l’idea forte del disinvestimento. Nonostante tutto è una sostanziale vittoria per il movimento degli studenti.

Un finale che non piace al rettore Rafael Reif, il quale decide di cancellare con un tratto di penna mesi di democratico confronto e di ignorare le raccomandazioni della commissione. Il 21 ottobre la direzione del MIT comunica che continuerà a investire in tutte le società legate ai gas serra come ha sempre fatto.

Il MIT continuerà a ricevere finanziamenti da ExxonMobil, BP, Chevron, Eni, Saudi Aramco, Shell, Statoil, Total, etc. ExxonMobil, che l’anno scorso ha firmato un contratto di 25 milioni di dollari con il MIT, potrà continuare a recitare la parte dell’azienda generosa e democratica che finanzia la ricerca scientifica.

Sono passati 50 giorni e gli studenti sono ancora lì, seduti fuori la stanza del direttore.

Onore a questi studenti. Essi sono un esempio per tutti noi.

 

ffmit

Thanks for waiting

12 ottobre 2015 Lascia un commento

“Thanks for waiting!”

E’ quello che ti dicono in Inghilterra gli impiegati, di società private e pubbliche, dopo che hai aspettato il tuo turno, in coda o al telefono, per un tempo interminabile.

Non suona strano? Uno si aspetterebbe di sentirsi dire “ci scusiamo per l’attesa” e invece ti dicono “ti ringraziamo per l’attesa”. Una bella presa per il culo, si chiama corporate policy.

Tutto il tempo che ti fanno aspettare, in coda a uno sportello, a compilar moduli, o al telefono per parlare con un operatore che non sia una voce registrata, è tempo di lavoro non retribuito. Più le attese sono lunghe, più l’azienda risparmia sul personale. A pagare sei tu, con il tempo e la salute che perdi ad aspettare.

Ah quando i benpensanti cantavano in coro: “privatizziam: così non farem più la fila alla posta!” Vuoi mettere la soddisfazione, dopo una fila di un’ora, di sentirsi dire “grazie per l’attesa”?

The 7th generation

14 novembre 2014 Lascia un commento

***

Secondo la costituzione delle sei nazioni, i leader della comunità non devono prendere decisioni guardando all’interesse immediato, bensì al bene delle prossime sette generazioni a venire.

La mitologia degli indiani d’america narra di un’epoca in cui gli uomini erano miserabili nel corpo e nello spirito, pativano la fame e si massacravano in guerre continue. Questo periodo buio durò finché non ricordarono ciò che avevano dimenticato, ovvero come ottenere dalla natura di che vivere, restituendo il necessario affinché essa continui a sua volta a vivere e rigenerarsi.

Quando, migliaia di anni fa, i progenitori di quei popoli arrivarono in America, questi si espansero attraverso tutto il continente, in un tempo relativamente breve, sterminando e causando l’estinzione di numerose specie animali. Specie che per milioni di anni non avevano avuto predatori naturali (fonte: “Armi, acciaio e malattie”, di Jarod Diamond).

Possiamo immaginare che i discendenti di quegli uomini dovettero re-imparare a cavarsela con il poco che avevano a disposizione, a stabilire un nuovo equilibrio con la natura. Forse quel mito riflette l’antico ricordo di quanto accadde tanto tempo fa. Gli indiani d’america, molto prima di noi, affontarono una grande crisi ambientale. Faremmo bene a fare tesoro di questa esperienza e del loro insegnamento.

***

La base

28 ottobre 2014 Lascia un commento

132611536-6f147423-8d49-40b8-8555-e916a2afd747L’altra sera, a casa di un amico, mi è capitato di vedere il film quinto potere. Purtroppo non si trattava del capolavoro diretto da Sidney Lumet, ma del recente film su Julian Assange e la diffusione di informazioni riservate da parte di Wikileaks.

La filosofia portata avanti da questa organizzazione è che se governi, istituzioni finanziari e forze armate nascondono la verità dei fatti non può esserci una vera democrazia. Piuttosto essenziale, ma assolutamente condivisibile.

Purtroppo, mentre seguivo il racconto, mi scorrevano davanti a gli occhi i dati di uno studio dell’OSCE sull’analfabetismo funzionale in 24 Paesi. La ricerca aveva l’obiettivo di misurare le competenze linguistiche, matematiche e informatico/tecnologiche della popolazione di età compresa tra i 16 e i 65 anni. Lo sconfortante risultato è che circa i due terzi degli adulti italiani sono al di sotto della soglia di sufficienza per le competenze di base fissata dall’indagine (dal sito Quale Scienza Quale Educazione).

Se questa è la situazione reale, la sola domanda sensata è: a che serve diffondere informazioni sensibili o produrre contenuti di qualità se la maggior parte delle persone non è in grado di capirli?

È ovvio che in queste condizioni il populismo renziano dei 160 caratteri di twitter e gli ammiccamenti patinati di Barbara D’Urso o le stupidaggini nazionaliste creano consenso sociale.

Per reagire a tutto ciò la base può essere solo trovare un modo per diffondere tra la gente gli strumenti per decodificare ciò che vede, sente e legge. Senza questo il resto non serve.

Economia politica della fuga dei cervelli

20 giugno 2014 1 commento

SftPCosa lega l’insegnamento della fisica, la miseria del Terzo Mondo e la guerra tecnologica? Ce lo spiega bene questo articolo apparso su Science for the People nel 1972. L’articolo originale fu publicato nel Vol. 4 No. 3 della rivista (disponibile in formato elettronico) pag. 3. Qui proponiamo la nostra traduzione in italiano: ScienceScientist-andtheThirdWorld.

L’articolo aiuta anche a spiegare quel senso di alienazione che ho spesso provato durante i miei studi e nel lavoro di ricerca (e non credo sia una sensazione soltanto mia). Un senso di alienazione che nasce dal non capire il senso di ciò che si studia e che si fa. A cosa e a chi serve ciò che mi viene richiesto di studiare? A cosa e a chi serve la ricerca scientifica (di base) che mi viene chiesto di svolgere? Ci si guarda intorno e si ha l’impressione netta di uno scollamento tra la realtà sociale e le materie di studio e gli obiettivi della ricerca. Uno scollamento che si esprime anche nella difficoltà di trovare in Italia un’occupazione (in settori altamente specializzati) e nella volontà o necessità di emigrare, di trasferirsi in altri paesi, paesi più avanzati, più ricchi, nei quali le tue competenze troveranno infine un senso e un’applicazione. E’ a quel punto, guardando le cose da una prospettiva diversa, non più dalla provincia del mondo, ma da una delle sue capitali, che inizi a capire il senso di ciò che studiavi e che facevi, e insieme con esso le cause della tua alienazione.

L’Italia, e il sud Italia in particolar modo, vive la contraddizione di non essere né Nord né Sud, di essere a cavallo tra il Primo Mondo e il Terzo Mondo. Tra le altre cose, l’articolo piega come il fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli” (in inglese brain-drain) sia funzionale al mantenimento delle relazioni di dominio del Primo Mondo sul Terzo Mondo. Gli scienziati sono anch’essi responsabili (più o meno consapevolmente) di questo meccanismo di dominio e del suo perpetuarsi in forme nuove e sempre più “tecnologiche”. C’è da disperare? No, c’è da assumersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche! Ricordandosi che il Terzo Mondo non è più lontano del più vicino quartiere degradato della tua città.

Altri articoli di Science for the People tradotti in italiano: L’insegnamento delle materie scientifiche, verso un’alternativa.