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Archive for novembre 2012

Lavoro o salute?

28 novembre 2012 Lascia un commento

Che significa scontro fra lavoro e salute? Un emerito cazzo, almeno dal punto di vista del bene pubblico. Altra cosa è il punto di vista del padronato e dell’azionariato.
Per la sanità pubblica, meno salute significa più spese in medicine e cure, quindi costi maggiori. Analogamente, meno lavoro significa meno tasse dirette (irpef, irap, etc.) e meno tasse indirette (iva e accise varie), quindi incassi minori per lo Stato.
Tutt’altra cosa è per i proprietari: un livello soddisfacente di tutela ambientale ha dei costi che gravano sull’azienda. Ciò significa un po’ meno profitti. Analogamente, meno lavoratori significa meno spese fisse e più “flessibilità” grazie alle esternalizzazioni, cose molto gradite al mercato ed a gli azionisti, che ottengono dividendi maggiori.

Ancora una volta il vero scontro è tra il bene pubblico e profitto di pochi, e chi suggerisce il contrario, spesso è al soldo dei pochi. Il profitto aziendale non deve mai essere un costo sociale, come con l’Ilva e come quasi sempre è successo con le privatizzazioni del settore pubblico.

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Bamboccino traffichino: la bugia rottamazione

25 novembre 2012 Lascia un commento

Diciamolo subito: Renzi non mi è simpatico. Le sue idee lo sono anche meno. La strategia elettorale di Renzi punta molto sulla rottamazione dei vecchi politici in favore di una nuova classe dirigente. Me è proprio vero? Vediamolo prendendo due coppie di rappresentanti del Partito Democratico.

Pier Luigi Bersani, classe ’51 e Beppe Fioroni, classe ’58. Entrambi ex ministri, Bersani dal 2009 è il Segretario del partito. È interessante notare che entrambi entrano in Parlamento con la XVI Legislatura (maggio 2001)..Per Renzi Besani da rottamare, di Fioroni non si parla.

L’altra coppia è Walter Veltroni, classe ’55 e Pietro Ichino, data di nascita non pervenuta. Veltroni, ex Segretario del partito, è uno dei simboli della rottamazione. È entrato in Parlamento con la X Legislatura (luglio 1987)..Fortunatamente Veltroni ha dichiarato che non si ricandiderà. Ichino invece è entrato in Parlamento con la VIII Legislatura (giugno 1979)..in Unione Sovietica c’era Breznev. Per Ichino, non solo non si parla di rottamazione, ma Renzi vuole addirittura affidargli una nuova riforma del lavoro ancora più liberista.

Questo è Renzi: un bamboccino traffichino.

Un pomodoro su casapound

23 novembre 2012 Lascia un commento

Rosso fuori, rosso dentro; il giusto mezzo per onorare i “fascisti del terzo millennio” o quelle persone talmente culturalmente povere da non aver capito cos’è il fascismo.
Sabato 24 novembre porta con te qualche pomodoro maturo, alle ore 16, in piazza della Repubblica in Roma, c’è il corteo di casapound. Vieni a tirare i pomodori a casapound.
Dimostra il tuo antifascismo, rifiuta casapound.

Forti militarmente, deboli politicamente

22 novembre 2012 Lascia un commento

L’occupazione infinita della Palestina da parte di Israele vive una nuova tregua. Questo avviene dopo una settimana “calda” in cui la guerra iniziata decine di anni fa si è nuovamente intensificata. Ancora assassini “mirati”, razzi, bombe, morte, devastazione e nessuna pace. Qualcosa però è cambiato.

Fin dai tempi dell’Impero Romano i generali sapevano che il vero potere è non dover far uso della propria potenza militare. L’uso di tale potenza da parte dell’Impero (o di uno Stato) inevitabilmente ne diminuisce il potere. L’abbiamo visto anche recentemente con le guerre di Bush.

Storicamente, Israele ha supplito a queste dinamiche supportando le azioni militari, con intense campagne di (dis)informazione di altissimo livello. L’apparato propagandistico statale controlla reti di agenzie stampa che forniscono ai media pacchetti notizie col “taglio giusto” per ogni esigenza. Anche alle testate meno allineate sono offerte notizie non favorevoli ad Israele, ma capaci di orientare il dibattito verso questioni non determinanti. Attenzione non si tratta vere e proprie bugie, ma di impostazione del racconto, di sfumature e di termini più o meno appropriati. Per esempio: razzo e missile non sono affatto sinonimi.

Oggi però questo meccanismo ha perso la sua perfezione. Twitter ed altri social network garantiscono un flusso che i bombardamenti Israeliani sul media center di Gaza, non possono più fermare. Il racconto degli “attacchi chirurgici” (altra espressione inventata dalla propaganda) deve fare i conti con le immagini dei bimbi ammazzati dalle bombe. L’isolamento materiale garantito da Mubarak, fortunatamente non esiste più. Anche la Turchia, storico alleato di Tel Aviv, ha cambiato posizione. Inoltre Israele non è più l’unica democrazia del Medio Oriente. questo fatto, sbandierato per sessant’anni, non attribuisce più, a gli occhi degli occidentali, una superiorità politica. Anzi, l’uso della potenza militare oggi più che mai, è un chiaro segno di debolezza politica.

Se le classi politiche sioniste non lo capiranno, anche il popolo israeliano inizierà presto a subire ciò che il popolo palestinese subisce da più di mezzo secolo.

Letture sugli argomenti toccati:

  • Declino e caduta dell’impero romano, di Edward Gibbon
  • Gente Come Noi, di Joris Luyendijk
  • Illusioni necessarie, di Noam Chomsky
  • Smart power, di Joseph Nye

 

Il buon cuore degli israeliti

14 novembre 2012 Lascia un commento

“Mentre gli Israeliti erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato. Quelli che l’avevano trovato a raccogliere legna, lo condussero a Mosè, ad Aronne e a tutta la comunità. Lo misero sotto sorveglianza, perché non era stato ancora stabilito cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori  dell’accampamento». Tutta la comunità lo condusse fuori dell’accampamento è lo lapidò; quegli morì  secondo il comando che il Signore aveva dato a Mosè.

Il Libro dei Numeri (15,32-36)

 

Moti [rivoluzionari] durevoli

9 novembre 2012 Lascia un commento

“I moti umani durevoli sono fatti prima dalla lingua e poi dalla spada”

Tommaso Campanella

La parola rivoluzione

4 novembre 2012 Lascia un commento

Le elezioni in Sicilia ci dicono qualcosa di importante su un processo in atto già da tempo in Italia e in tutta Europa. Testimoniano, con il 53% di astenuti, le trasformazioni del rapporto tra i cittadini e il governo. Ovvero tra le persone e il potere. A prima vista sembrerebbe che il distacco tra elettori ed elezioni sia dovuto all’immoralità della politica. Questo è vero, ma è la punta dell’iceberg. Sotto la superficie c’è la percezione ormai diffusa che le scelte vere non sono prese dagli organi politici elettivi — che sempre più spesso si limitano a ratificare decisioni prese altrove: nei consigli di amministrazione, nei distretti finanziari di città lontane, in incontri a porte chiuse di gruppi segreti e non. In breve, dal quel famoso 1% che ha la proprietà della stragrande parte delle risorse. Più concretamente, lo stesso dilagare della corruzione nella vita pubblica è una conseguenza dello spostamento dei centri di potere. Il ruolo marginale delle assemblee rappresentative non può che facilitare la corruzione delle stesse. Questo è tanto più vero quanto più lontani sono i veri luoghi del potere.

Quali che siano le motivazioni dell’astensione, essa non è che il sintomo dell’impotenza di fronte al potere. L’astensione viene spesso vista come l’espressione di un rifiuto o di una protesta. Purtroppo resta una forma di protesta del tutto formale, che non intacca la sostanza del meccanismo di ratifica del potere tramite rappresentanza. Il risultato, nel caso delle elezioni siciliane, è che il governatore della regione è stato eletto con una maggioranza relativa del 30% dei voti che corrisponde a poco più del 14% degli elettori. In altre parole, il risultato finale del sistema democratico rappresentativo è che meno di due persone su 10 decidono chi governa. Lo stesso vale per il Movimento 5 Stelle, amici sia di Beppe Grillo che della democrazia diretta, nel qual caso il 18% dei voti corrisponde a meno del 9% degli elettori. Lo stesso tipo di scenario si potrebbe presentare alle elezioni politiche dell’anno prossimo. Per assurdo, se pure andassero a votare 3 persone, 2 di queste sarebbero sufficienti a formare una maggioranza parlamentare e un governo legittimo. La protesta puramente formale dell’astensione non può nulla contro questo meccanismo di legittimazione del potere.

L’altro elemento paradossale è che negli anni più paludosi della storia della repubblica italiana si moltiplicano i partiti e i movimenti sedicenti “rivoluzionari”. Il marketing della rivoluzione — nelle sue varie declinazioni, da quella liberale a quella federalista fino a quella “di internet” — sembra essere l’ultimo specchietto per far votare le allodole. Quel che è vero è che, nonostante l’apparente rassegnazione dilagante, le cose cambiano continuamente, la società si evolve anche se non sembra, e si accumulano in silenzio quelle energie che presto o tardi dovranno in qualche modo generare un’esplosione. Ma è anche vero che di rivoluzioni colorate, botaniche, o stagionali, che sostituiscono un gruppo di potere con un altro, non senza lasciare una scia di morti e feriti dietro di sé, se ne può comodamente fare a meno. Se rivoluzione deve essere, che sia quella vera, che sancisca la fine del potere in qualunque forma, che sia la rivoluzione ultima del genere umano.