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Archive for luglio 2012

il pelo sullo stomaco

29 luglio 2012 Lascia un commento

E’ vero, a Genova nel 2001 ci si è spaccati e fatti spaccare. In troppi si affrettarono a dire che i “black bloc” — i “violenti” — con il movimento non c’entravano niente, che c’erano buoni e che c’erano i cattivi.
Le sentenze definitive e gli arresti sono anche una consequenza di quella spaccatura. Oggi, a distanza di tempo, le cose sono più chiare a chi abbia voglia di capire e di non accontentarsi della versione ufficiale e giudiziaria.

L’aver imposto una divisione mediatica del movimento in buoni e cattivi ha giovato alla conservazione dello status quo: ha messo a tacere voci che avrebbero disturbato il tranquillo svolgersi di guerre umanitarie e riforme strutturali che si sono susseguite in questi 11 anni.

La ricetta ha funzionato e lo stato prova a cuocere la medesima pietanza, da servire stavolta al movimento no-TAV. Certamente il movimento del 2001 era vasto e con obiettivi all’apparenza più ampi (e altrettanto vaghi), ma i no-TAV oggi godono di una popolarità che è paragonabile e forse superiore. Ed ecco che lo stato ripropone la favola dei buoni e dei cattivi.

Ma questa volta si sono sviluppati gli anticorpi, ci è cresciuto il pelo sullo stomaco, e questi vecchi metodi non funzionano più!
Il movimento no-TAV procede lento, sicuro e forte nell’unità delle sue moltiplici anime e pratiche.

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Futuro

26 luglio 2012 Lascia un commento

“Siamo un Paese con un grande futuro, e lo saremo sempre.”

Detto brasiliano

under the bombs

23 luglio 2012 Lascia un commento

Una volta c’era la guerra fredda.
Si sapeva che da un lato c’era la NATO, dall’altro il Patto di Varsavia. Una noia mortale, ma anche una garanzia (altrettanto mortale). Guerre più o meno grandi, massacri decennali o piccole crisi, tutto si riconduceva a quello scontro tra due blocchi.

Oggi la situazione è un po’ più movimentata.
La garanzia di uno sforzo militare costante e di lunga durata è venuta meno. Ogni anno c’è gente che lavora sodo per garantirsi la pagnotta, per garantire a quell’apparato militare-industriale di tirare a campare. Raccolgono informazioni, scrivono progetti, scelgono scenari di guerra, coltivano odio, inventano governi, terroristi, rivoltosi, e tutto ciò che può essere utile per giustificare quello stato di guerra continua che gli assicurerà il pane anche per quest’anno. Kosovo, Afganistan, Iraq, Libia. Quest’anno pare che tocchi alla Siria.

Non voglio dire che rivolte e rappresaglie siano tutte finzioni mediatiche, né che tutti i soggetti coinvolti siano fantocci nelle mani di servizi segreti stranieri. Dico piuttosto che c’è chi azzuppa il pane ogni volta che può, e che i media mainstream sono strumenti fondamentali per preparare l’opinione pubblica ad accettare, a invocare, la prossima guerra. Bisogna riconoscere che per la Libia hanno fatto un lavoro eccezionale, e ci siamo cascati alla grande. Per la Siria sarà più difficile, cerchiamo di non farci fregare. Indignarci e chiedere a gran voce l’intervento dell’ONU, della NATO, o di chissà quale altra autorità a garanzia dei diritti umani: questo è ciò che non va fatto, è la trappola!

Non ne capisco di geopolitica, non so dire con precisione quali forze si stiano scontrando. Non so valutare quanto sia una guerra civile in corso o una macchinazione di servizi segreti. Non è facile distinguere buoni e cattivi, come qualcuno vorrebbe farci credere. Non vedo che diritto hanno altri governi di intervenire, se non per tutelare i propri interessi strategici.

Chi sinceramente si indegna per le rappresaglie del governo siriano, si schieri apertamente. Magari procurandosi un kalashnikov e un passaggio per la Siria!
Quello che so è che se uno vota per la guerra deve essere pronto a farla di persona: a uccidere ed essere ucciso.

Categorie:Guerre Globali, News Tag:,

G8 e rai

21 luglio 2012 Lascia un commento

Ieri sera è andata in onda su rai3 una bella puntata del programma “Lucarelli Racconta” sul g8 di Genova. La ricostruzione dei “problemi nella gestione dell’ordine pubblico” è stata molto interessante, ma ciò che tutti dovrebbero vedere sono le interviste ai manifestanti seviziati dalle forze dell’ordine (tutti prescritti).
La cosa ancora più interessante è che sulla pagina web del programma di Lucarelli, nel sito della rai, la suddetta puntata  sul g8 non è stata caricata. Al posto suo compare una vecchia puntata sulla mala del brenta.
La tv pubblica, in palese contrasto coi suoi interessi commerciali, non vuole che troppe persone (ri)vedano questo programma. La rai, contrariamente a ciò che il servizio pubblico deve fare, non vuole informare la gente. La rai obbedisce agli stessi poteri che hanno sospeso la democrazia durante il g8.
Ad 11 anni di distanza i fatti di Genova devono continuare ad essere oscurati, come le torture subite da decine di persone in caserme e commissariati italiani. Cose sconvolgenti di cui è meglio non parlare. Un passaggio televisivo in un venerdì notte di fine luglio può bastare. Meglio non stimolare le persone con pezzi di verità troppo duri per essere digeriti facilmente.

fuje cumpà!

16 luglio 2012 Lascia un commento
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“Scattano le manette”: 10 anni. 13 anni. 12 anni. 15 anni.

15 luglio 2012 5 commenti

Quanto disprezzo per l’umanità, quanta sete di vendetta di classe, quanta voglia di rappresaglia c’è dentro quell’espressione da film poliziesco di infimo ordine: “scattano le manette“.

Alla fine è arrivata. Le raccolte firme, le foto di artisti vari e testimonial non sono servite. C’era da aspettarselo. Nonostante tutto si cerca sempre un brandello di speranza a cui aggrapparsi.

“No-global”, “black bloc”, sono parole vuote che i media imposero al movimento di quegl’anni. Eppure quelle parole ormai ci appartengono. Siamo tutt* no-global, siamo tutt* black bloc! Lo eravamo 11 anni fa e lo siamo ancora. Lo saremo sempre. Eravamo tutt* a Genova nel luglio del 2001. Abbiamo tutt* resistito alle cariche, abbiamo tutt* subito la violenza dello stato, abbiamo tutt* rotto le vetrine, dato alle fiamme bancomat e camionette. Noi eravamo lì, ci auto-accusiamo, rivendichiamo tutto, e non abbiamo rimorsi.

Chi pochi giorni fa esultava per la “giustizia fatta” riguardo i poliziotti bugiardi della scuola Diaz — chi si dispiaceva per il fatto che nessuno di loro andasse in galera — oggi si trova con le spalle al muro a dover accettare la sentenza di oggi come la sentenza di 10 giorni fa. “Le sentenze non si commentano: si accettano”. Troppa attenzione alla violenza della polizia. Sfugge alla vista il sistema generale di controllo e repressione.

Non è possibile giustizia all’interno di questo sistema di cose, è un’illusione che oggi presenta il conto. E’ un conto che pagheranno que* poch* malcapitati compagn*. Rabbia, una rabbia enorme. A differenza di quei servi dei padroni, per loro l’indulto non eliminerà la pena. Gli anni saranno sempre 7, 10, 9, 12.

Anni veri, fatti di mesi, di giorni, di ore, di minuti. Tempo sottratto alla vita, all’amore, all’amicizia, al piacere. Anni di odio creati dall’odio, per generare altro odio.

E’ toccato a loro per la crudeltà del gioco sadico della “giustizia”. Poteva capitare a me, a te, a noi. A tutti noi che osavamo sognare e ribellarci, 11 anni fa.

Poch* compagn* a marcire in galera non fanno notizia che per qualche giorno. In silenzio saranno loro a pagare con le loro primavere, le colpe dei G8, della NATO, del FMI, dell’UE, della BCE, di tutte queste potenti sigle senza volto. Non fa notizia, non c’è indignazione, si annega nei processi e nelle galere come migranti nel mare.

orizzonti di gloria

al di qua e al di la’ dalle vetrine

sentenze

la vendetta è ora compiuta

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Lo Stato spara nel mucchio per terrorizzare i propri cittadini

14 luglio 2012 Lascia un commento

Eravamo tutti a Genova dieci anni fa. Ieri la Cassazioneavrebbe potuto condannare ognuno di noi. Otto, dieci anni di carcere solo per essersi trovati in prossimità di “punti caldi”.
Questa è l’Italia del XXI secolo. Uno Stato democratico in cui il potere esecutivo è stato cooptato dalle lobby della finanza e non eletto dal popolo. Uno Stato democratico il cui potere legislativo (nominato nelle segreterie di partito) si occupa esclusivamente di elaborare leggi che tutelano interessi particolari, e difende se stesso non abrogando leggi ingiuste e repressive nate durante la dittatura fascista. Uno Stato democratico in cui il potere giudiziario interpreta le suddette, ingiuste leggi a proprio piacimento, difendendo e tutelando politici, apparati repressivi e forze dell’ordine e, contemporaneamente, sottoponendo le “persone comuni” a continue angherie. Uno Stato democratico in cui il famoso “quarto potere” (la stampa) è poco più di carta da cesso, di proprietà dei grandi gruppi industriali.
L’indignazione è una stronzata. Per l’Italia, Europa, il Mediterraneo ed oltre ci vogliono vere rivoluzione. Ci vogliono persone che studino ed elaborino ed organizzino una fase di resistenza, una di insorgenza ed una fase costituente di una nuova Repubblica Popolare, perchè ormai questo Stato non è più in grado di tutelarci né di rappresentarci