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Archive for aprile 2014

A.C.A.B.

29 aprile 2014 Lascia un commento

federico_aldrovandi_big

L’odio non basta.

Tre dei quattro poliziotti che il 25 settembre del 2005 a Ferrara, hanno assassinato Federico Aldrovandi, sono stati accolti al congresso nazionale del il sindacato di Polizia Sap da cinque minuti di applausi. Gli agenti Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani, insieme a Monica Segatto assente al congresso, sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto.

Questa è la vera faccia della polizia italiana. L’odio non basta.

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Stiamo solo andando a votare

11 aprile 2014 Lascia un commento

antonio_la_trippaLo stato delle cose è brillantemente descritto in un passaggio di una lettera di un vecchio compagno: “Parlare di democrazia pura, di democrazia in generale, di uguaglianza, libertà, universalità, mentre gli operai e tutti i lavoratori vengono affamati, spogliati, condotti alla rovina e all’esaurimento non solo dalla schiavitù salariata capitalistica, ma anche da quattro anni […] di rapina, mentre i capitalisti e gli speculatori continuano a detenere la “proprietà” estorta e l’apparato “già pronto” del potere statale, significa prendersi gioco dei lavoratori e degli sfruttati. Significa rompere bruscamente con le verità fondamentali del marxismo, il quale ha detto agli operai: voi dovete utilizzare la democrazia borghese come un immenso progresso storico rispetto al feudalesimo, ma non dovete nemmeno per un istante dimenticare il carattere borghese di questa “democrazia”, la sua natura storicamente condizionata e limitata, non dovere condividere la “fede superstiziosa” nello “Stato”, non dovere scordare che lo Stato, persino nella repubblica più democratica, e non soltanto in regime monarchico, è soltanto una macchina di oppressione di una classe su di un’altra classe.
La borghesia è costretta a fare l’ipocrita e a chiamare “potere di tutto il popolo” o democrazia in generale o democrazia pura la repubblica democratica (borghese), che è di fatto la dittatura della borghesia, la dittatura degli sfruttatori sulle masse lavoratrici.”
Ecco la nostra brutta situazione. Peccato che queste parole siano state scritte nel 1918 dal compagno Lenin

In questa realtà ci sono due modi di fare politica: il primo è far parte del sistema istituzionale, spesso con tutti gli enormi benefici personali che ciò comporta. Il secondo è fare Politica al di fuori del sistema democratico descritto da Lenin. Sorprendentemente i due modi non sono necessariamente in contrasto. Attenzione, andare a votare, fa parte del primo modo di fare politica. Questo deve essere chiaro. E che sia chiaro anche che votare non vuol MAI dire cambiare le cose. Quindi l’atto del votare deve essere spogliato da tutta l’enfasi e la falsa potenza che la retorica di questa democrazia gli attribuisce. Stiamo solo andando a votare. Cioè a comporre la ripartizione parlamentare tra partiti ben allineati, tutt’altro che rappresentativi. In più, votare significa, determinare la percentuale di fondi pubblici che ogni partito riceverà. Questo, in certe condizioni, è la cosa più importante, che può rendere necessarie scelte pragmatiche apparentemente impossibili.
In un articolo di Limes si legge: “Nicholas – 35 anni, ricercatore all’estero – si definisce un anarchico sociale (greco). Voterà per Syriza, la coalizione di partiti alla sinistra del Pasok. Una mezza eresia per un anarchico, giustificata dalla gravità del momento. Come lui, spiega, «faranno moltissimi altri compagni». Dire no all’austerity made in Berlin è la prima necessità. La seconda, contenere la marcia dei neonazisti di Alba dorata. «Se arrivano in parlamento hanno diritto ai rimborsi elettorali. Quei soldi li investirebbero anche per comprare delle armi da usare contro di noi.”
Non votare è sempre una scelta rispettabile, ma è funzionale al sistema. In più, a volte può significare aumentare la forza economica dei nostri nemici più pericolosi.
Poi è del tutto evidente che il fare Politica è tutta un’altra cosa: organizzarsi, studiare, lavorare, lottare, occupare, autogestire, resistere. Col sogno che un giorno maturino le condizioni per insorgere e cambiare davvero le cose.

 

Arrivano i soldi!

2 aprile 2014 Lascia un commento

corporationI mercati si fidano dell’Italia! Crescono gli investimenti esteri in nel nostro Paese! Tutti felici e contenti per la rassicurante notizia. Purtroppo però questa felicità è frutto della decodifica ideologica con cui viene raccontata questa storia. L’ideologia è il neoliberismo o, più in generale, il capitalismo.

Parole positive come “fiducie” ed “investimento” nascondono una parola molto meno apprezzata: “debito”. Debito privato (non pubblico) in questo caso. Qualcuno si accorge dell’incongruenza? Debito privato; bene. Debito pubblico; male. Strano racconto, soprattutto considerando che fino all’82, il pubblico prestava soldi, a tassi bassissimi, contro l’attuale strozzinaggio dei mercati (di banche e privati). Ma questa è un’altra storia.

Insomma, festeggiamo perché banche, fondi di investimento, più o meno speculativi e altri pescecani internazionali ci presteranno soldi per finanziare la famigerata crescita. Ricordiamo che questa dinamica è l’essenza del capitalismo: alcuni soggetti raccolgono i risparmi dei lavoratori e li prestano, con un tasso di interesse, ad industrie, aziende etc. per finanziare produzione o altre attività. Il capitalismo si fonda sul debito. Vista così, l’ideologia capitalista appare un po’ meno attraente di come viene presentata di solito. Ma continuiamo a ragionare in questa ottica.

Notiamo, con un po’ di sciovinismo, che questo prestito estero dovrà essere comunque  ripagato, e gli interessi arricchiranno gli investitori di altri paesi.

Ecco il dunque: se questi prestiti verranno usati per fare qualcosa di utile, ben vengano. L’esempio classico è la costruzione di un ponte, ma non ci riferiamo alla puttanata propagandistica berlusconiana di un ponte di oltre tre chilometri sullo stretto di Messina. Non una grande opera utile solo a banchieri e lobby cementifere e devastanti per l’ambiente. Diciamo una piccola opera a carattere locale, che accorciando il tragitto viene consumato meno carburante dai veicoli in transito, con effetti positivi sulla bilancia dei pagamenti e, sul lungo periodo, sull’ambiente. In più, gli automobilisti guadagnano tempo, quindi benessere.

Purtroppo la realtà è un’altra: questi soldi finiranno in una serie di speculazioni che massimizzeranno i profitti in tempi bassissimi. Gli esempi classici qui sono le speculazioni edilizie o le strutture criminali di smaltimento rifiuti che tutti conoscono.

Esistono delle regole e delle leggi per distinguere questi due modi diversi di spendere questi soldi avuti in prestito. Regole che, ovviamente, frenano questo afflusso di capitali. Oggi, attrarre nuovi investimenti (nuovo debito), Renzi e il PD vogliono riformare queste leggi. Questi sono gli alfieri del neoliberismo italiano.