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Archive for novembre 2013

Valori e regole del mercato

21 novembre 2013 Lascia un commento

“È strano: i valori dovrebbero rappresentare la guida, la “stella polare” della nostra vita, ma in economia oggi si fa riferimento a valori completamente diversi da quelli dei nostri rapporti umani quotidiani. Nelle nostre relazioni di comunità e amicizia stiamo bene quando ci basiamo su valori umani: fiducia, sincerità, riconoscenza, rispetto, saper ascoltare, empatia, cooperazione, aiuto reciproco e condivisione. Il sistema di “libero” mercato si basa sulle regole della concorrenza e della ricerca del guadagno. Questi stimoli favoriscono l’egoismo, l’avidità, l’avarizia, l’invidia, la mancanza di riguardo e la responsabilità. Questa contraddizione non è solo un difetto estetico, in un mondo complesso e multivalente, ma una catastrofe culturale: ci divide nel profondo – sia come individui, sia come società.”

Christian Felber

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Dal #fiumeinpiena

20 novembre 2013 Lascia un commento

Chiediamo scusa per la presenza di Formigli nel video.

Il valore della terra

19 novembre 2013 1 commento

giant-300x225Avete mai visto Il gigante? Un colossal anni ’50 con James Dean, Elizabeth Taylor e Rock Hudson. Nu film ‘e merd che racconta l’epopea di una ricca famiglia di vaccai texani, poi diventati petrolieri. Ebbene, questo brutto film d’altri tempi contiene una grande lezione che abbiamo dimenticato: il valore della terra.
La cementificazione è un segno di questa perdita di valori. I terreni agricoli sono riclassificati in terreni edificabili per costruire strutture spesso inutili. L’aumento del valore economico dei terreni basta a coprire costi e profitti di un’opera che può rimanere inutilizzata. Così, negli ultimi dieci anni in Lombardia, è stata costruita un volume di nuovi alloggi pari a Brescia. Tutto a scapito della terra.
D’altra parte, i danni provocati dagli eventi atmosferici “estremi” sono un altro aspetto dello stesso problema: avendo un basso valore, culturale ed economico, la terra non viene curata.
Le vittime della Sardegna sono solo le ultime di alluvioni sempre più frequenti. L’espressione “bomba d’acqua”, pochi anni fa sconosciuta, oggi è di uso comune.  Sono le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. Nell’ultimo decennio, l’Italia ha speso mediamente due miliardi di euro all’anno per i danni climatici.
Solo ritrovando il valore culturale della terra si potranno investire un po’ di soldi nella manutenzione del territorio per adeguarsi ad una situazione drammatica che media e politica ancora rifiutano. 

I limiti dello sviluppo

17 novembre 2013 Lascia un commento

“Senza una forte ventata di opinione pubblica mondiale, alimentata a sua volta dai segmenti più creativi della società – i giovani, e l’”intellighenzia” artistica, intellettuale, scientifica, manageriale – la classe politica continuerà in ogni paese a  restare in ritardo sui tempi, prigioniera del corto termine e d’interessi settoriali o locali, e le istituzioni politiche, già attualmente sclerotiche, inadeguate e ciononpertanto tendenti a perpetrarsi, finiranno per soccombere. Ciò renderà inevitabile il momento rivoluzionario come unica soluzione per la trasformazione della società umana, affinché essa riprenda un assetto di equilibrio interno ed esterno atto ad assicurare la sopravvivenza in base alle nuove realtà che gli uomini hanno creato nel loro mondo.”

Aurelio Peccei, 1972, da I limiti dello sviluppo

Un fiume in piena del colore della terra

16 novembre 2013 Lascia un commento

stop-biocidio-napoli

Le parole del subcomandante Marcos risuonano con la giusta rabbia che sale dalla terra ferita. In Campania come in Messico e ovunque, stop biocidio!

Dallo Zócalo di Città del Messico a Napoli, con qualche piccolo ritocco al testo originale.

Fratello, sorella:
Siamo qui per dire che qui stiamo.
Insieme a te diciamo “siamo qui” e siamo con te.
Siamo uno specchio.
Siamo qui per vederci e mostrarci, affinché tu ci guardi, affinché tu ti guardi, affinché l’altro si rispecchi nel nostro sguardo.
Siamo qui e siamo uno specchio.
Non la realtà, ma solo il suo riflesso.
Non la luce, ma solo un barlume.
Non il cammino, ma solo qualche passo.
Non la guida, ma solo una delle tante direzioni che portano al domani.

Fratello, sorella Città del Messico:
Quando diciamo “siamo”, diciamo anche “non siamo” e “non saremo”.
Per cui è bene che, quelli che là in alto sono il denaro o chi lo predica, prenda nota della parola, l’ascolti attento e guardi attento quello che non vuole vedere.

Non siamo quelli che aspirano al potere e da lì, imporre il passo e la parola. Non lo saremo.
Non siamo quelli che mettono un prezzo alla dignità propria o altrui e trasformano la lotta in mercato, dove la politica è covo di mercanti che non si disputano progetti ma clienti. Non lo saremo.
Non siamo quelli che aspettano il perdono e la elemosina di chi simula aiuto mentre in realtà compra e che non perdona ma umilia chi, per il solo fatto di esistere, rappresenta sfida e rivendicazione e domanda e esigenza. Non lo saremo.
Non siamo quelli che, ingenui, aspettano che dall’alto arrivi la giustizia che cresce solo dal basso, la libertà che si conquista solo con tutti, la democrazia che viene combattuta sempre e a tutti i livelli. Non lo saremo.
Non siamo la moda passeggera che, passata, si archivia nel calendario delle sconfitte che questo paese ostenta con nostalgia. Non lo saremo.
Non siamo lo scaltro calcolo che finge la parola ed in essa nasconde un nuovo inganno, non siamo la pace simulata che desidera guerra eterna, non siamo chi dice “tre” e poi “due” o “quattro” o “tutto” o “niente”. Non lo saremo.
Non siamo il pentito di domani. Chi diventa immagine ancora più grottesca del potere. Che simula “buon senso” e “prudenza” quando non è altro che compra-vendita. Non lo saremo.

Siamo e saremo uno in più nella Marcia.
Quella della Dignità.
Quella del Colore della Terra.
Non siamo i suoi portavoce.
Siamo una voce tra tutte quelle voci.
Un’eco che ripete dignità tra tutte le voci.
Ci uniamo a queste voci, ci moltiplichiamo con esse.
Continueremo ad essere eco, voce siamo e saremo.
Siamo riflesso e grido.
Sempre lo saremo.

Possiamo essere con o senza volto, armati o non, ma siamo ribelli, siamo e sempre lo saremo.
150 anni fa, i potenti domandavano a quello che stava in basso che chiamavano brigante:
“Con quale permesso signori?”
E quelli che stavano in basso rispondevano e rispondiamo:
“Con il nostro”.
E con il nostro permesso ci siamo fatti grido e ci chiamiamo “ribelli”.
Oggi lo ripetiamo: siamo ribelli.
Ribelli saremo.
Ma vogliamo esserlo con tutti.
Senza la guerra come casa e cammino.
Perché così parla il colore della terra: la lotta ha molte strade ed una sola destinazione: essere colore con tutti i colori che vestono la terra.

Fratello, sorella:
Dicono là in alto, che questo è la fine di un terremoto. Che tutto passa tranne che l’essere loro a stare sopra di noi.
Dicono là in alto, che sei qui per curiosità, per sentire senza neppure ascoltare. Dicono che siamo pochi, deboli. Che non siamo altro che una foto, un aneddoto, uno spettacolo, un prodotto deperibile con la data di scadenza prossima.
Dicono là in alto, che resteremo soli. Che soli e svuotati torneremo alla terra da dove siamo venuti.
Dicono là in alto, che l’oblio è sconfitta e si siedono ad aspettare che dimentichi e ti sconfigga.
Là in alto, sanno ma non vogliono dirlo: non ci sarà oblio e non sarà la sconfitta la corona per il colore della terra.
Ma non vogliono dirlo perché dirlo e riconoscerlo e riconoscerlo è vedere che tutto è cambiato non perché nulla cambi, ma perché tutto cambia cambiando.
Questo movimento è tuo e poiché è tuo è nostro.
Ora, ed è quello che loro temono, non esiste più il “voi” ed il “noi” perché tutti siamo già del colore della terra.
Di una sola cosa parla la nostra parola.
Una sola cosa guarda il nostro sguardo.
Un luogo degno per il colore della terra.
E’ ora che questo paese la smetta di essere una vergogna vestita solo del colore del denaro.
E’ l’ora dei popoli, del colore della terra, di tutti i colori di cui siamo nonostante il colore del denaro.

Siamo ribelli perché la terra è ribelle se c’è chi la vende e la compra come se la terra non fosse terra e come se non esistessimo noi che siamo del colore della terra.

Siamo qui. Siamo qui come ribelli del colore della terra che gridano:

Democrazia!
Libertà!
Giustizia!

Cercare un ponte tra il cuore e la testa

14 novembre 2013 1 commento

L’intervista al Subcomandante Marcos, realizzata dal Gianni Minà in collaborazione con Manuel Vazquez Montalban.

Sale il mare

14 novembre 2013 Lascia un commento

mekongBrutte notizie. La terra sta morendo.  I dati sui cambiamenti climatici delineano che il 2013 è tra i dieci anni più caldi da quando l’uomo registra le temperature. Le temperature aumentano a causa dei nostri stili di vita basati sul consumo di combustibili fossili. Produciamo e consumiamo troppo, tutto a carico dell’ambiente.
In più l’Organizzazione metereologica mondiale delle Nazioni unite, sulla base dei dati raccolti nei primi nove mesi di questo anno, prevede che nel 2013 il livello dei mari crescerà in media di 3,2 millimetri. Il doppio dei 1,6 millimetri del secolo scorso. Sempre per l’aumento delle temperature.
Avete idea di che enorme volume di ghiaccio si è sciolto per innalzare i ¾ della superficie del nostro pianeta di  3,2 millimetri?

Ma infondo chi se ne fotte. Cosa cambiano questi pochi millimetri?
Per capirlo basta guardare al riso. Una delle zone più produttive del mondo di questo cereale è il delta del fiume Mekong, in Vietnam. L’innalzamento dei mari di pochi centimetri significa che l’acqua salata conquista zone sempre più ampie del delta, compromettendo le coltivazioni di riso. Risultato: l’aumento delle temperature produce fame. Riguarda tutti noi.
È indispensabile cambiare i nostri modelli di produzione, di consumo e di vita.