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5 minuti d’odio (al family day)

26 gennaio 2016 Lascia un commento

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Lo sai che significa gay? Significa “allegro”! Sì, perché quelli lì sai come si divertono a fare le schifezze maschi coi maschi e femmine con le femmine? E va bene, contenti loro, purché non lo facciano davanti a me o ai miei figli. Ma la sai la novità? Adesso dice che vogliono anche sposarsi. E no, sposarsi è per persone serie. Non è una cosa per divertirsi. Lo so bene io che ho fatto una vita di sacrifici: pulisci casa, cucina, accompagnali a scuola, vai a lavorare, valli a riprendere e portali a calcio, in piscina. Tutto da sola! Prepara la cena a loro e a loro padre, e poi lava, fai la lavatrice e stira. Tutti i giorni per 30 anni. Continuate a divertitevi voi, ma non vi permettete di parlare di matrimonio. Che quella è una cosa seria, una cosa santa, lo dice anche Papa Francesco. Eh quant’è bravo, non come quell’altro!

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Trent’anni di matrimonio. Una prigione. Se la uccidevo quando eravamo fidanzati adesso ero già libero. E invece.. sono ancora costretto a sentire il suo fiato sul collo ogni mattina. Trent’anni di lavoro per pagarsi la casa, le vacanze, la palestra ai bambini. Questo è il matrimonio, che affare che ho fatto, non mi ci far pensare. Piuttosto, guarda a quella, guarda che culo che c’ha! Mmm, lo sai chi mi ricorda? Sì, certo, poi te lo do il numero, anzi, magari qualche volta ci andiamo insieme! Ci organizziamo con lei e un’amica sua che c’ha un cazzo che non ti dico! Scopiamo tutti e quattro, le facciamo scopare anche tra di loro. Ma hai sentito, adesso quelle si vogliono pure sposare! Ahah! Ridicoli, continuassero a fare le puttane!

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Clima, MIT e democrazia

11 dicembre 2015 1 commento
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“Sì, il pianeta è andato distrutto. Ma per un momento magico generammo tanti tanti profitti per gli azionisti.”

 

Tutto ciò che oggi sappiamo sui cambiamenti climatici (dinamiche di enorme complessità su cui abbiamo ancora tanto da imparare) si può a buon diritto includere nella lista dei grandi successi della scienza. Al contrario l’inerzia con cui ne stiamo accettando il corso è una delle più grandi vergogne dell’umanità.

Si è svolta nei giorni scorsi a Parigi la COP21, ovvero la 21-esima conferenza sui cambiamenti climatici. Scopo della conferenza è, o almeno dovrebbe essere, raggiungere un accordo per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici (purtroppo abbiamo già da tempo superato il punto di non ritorno, ora si tratta di contenere i danni). Il punto fondamentale delle discussione, che mai viene affrontato alla radice, è ridurre le emissioni nell’atmosfera di tutti quei gas considerati responsabili dell’effetto serra. Sono 21 anni che delegati da tutto il mondo si riuniscono e discutono. Risultati: zero.

In questi stessi giorni un folto gruppo di studenti e ricercatori del MIT sta protestando con un civilissimo sitin che dura da più di 50 giorni (50!). Protestano contro le decisioni prese dal rettore Leo Rafael Reif riguardo la posizione del MIT nei confronti dei cambiamenti climatici.

Facciamo un salto indietro di circa 3 anni. Alcuni studenti del MIT rispondono all’appello della campagna “Fossil Free” che chiede di disinvestire dalle maggiori compagnie petrolifere o comunque legate ai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas naturale, qui la lista delle top-200 compagnie). E’ un obiettivo ambizioso e molto concreto: levare il sostegno finanziario a chi causa l’effetto serra. Per il MIT si tratta di parte di un patrimonio finanziario che ammonta complessivamente a più di 13 miliardi di dollari.

Gli studenti fondano il gruppo “Fossil Free MIT”, raccolgono più di tremila firme, organizzano un’efficace campagna di sensibilizzazione. La direzione del MIT viene messa alle strette e accetta di far partire durante la primavera del 2015 una grande discussione che coinvolgerà tutta la comunità universitaria per decidere quali azioni il MIT debba prendere nei confronti dei cambiamenti climatici.

Al di là del peso finanziario del MIT, notevole ma trascurabile nell’economia petrolifera, ciò che conta è il peso simbolico, politico e morale. L’esempio di un’istituzione tanto importante. Durante la primavera di quest’anno si svolgono eventi, seminari, tavole rotonde. Eminenti scienziati vengono chiamati a prendere posizione. Noam Chomsky, insieme a molti altri, si schiera a favore del disinvestimento.

Scopo del rettore, evidentemente, è quello di imbrigliare le energie degli studenti e pilotare lo scontro politico verso acque per lui più sicure. Viene quindi formata una commissione il cui compito è stilare un rapporto che contenga delle raccomandazioni – non vincolanti! – da sottoporre alla direzione del MIT.

Qualche mese fa la commissione presenta nel suo rapporto una versione “ammorbidita” delle richieste iniziali degli studenti, suggerendo di limitare il disinvestimento alle compagnie che di occupano di carbone e sabbie bituminose, nonché alle società che negano la causa antropica dei cambiamenti climatici. Non vengono considerate le compagnie petrolifere, ma per lo meno la commissione appoggia, se pur in maniera parziale, l’idea forte del disinvestimento. Nonostante tutto è una sostanziale vittoria per il movimento degli studenti.

Un finale che non piace al rettore Rafael Reif, il quale decide di cancellare con un tratto di penna mesi di democratico confronto e di ignorare le raccomandazioni della commissione. Il 21 ottobre la direzione del MIT comunica che continuerà a investire in tutte le società legate ai gas serra come ha sempre fatto.

Il MIT continuerà a ricevere finanziamenti da ExxonMobil, BP, Chevron, Eni, Saudi Aramco, Shell, Statoil, Total, etc. ExxonMobil, che l’anno scorso ha firmato un contratto di 25 milioni di dollari con il MIT, potrà continuare a recitare la parte dell’azienda generosa e democratica che finanzia la ricerca scientifica.

Sono passati 50 giorni e gli studenti sono ancora lì, seduti fuori la stanza del direttore.

Onore a questi studenti. Essi sono un esempio per tutti noi.

 

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L’odio

20 luglio 2014 Lascia un commento

2001-odissea-spazio-ego-05I. Io che mi alzo con il sole, che consumo gli anni nella fatica di un lavoro che mi ha fatto a sua immagine. Io che ho sempre seguito gli insegnamenti, perché so che il mio sudore e le mie lacrime scorrono su quelle leggi scolpite nella pietra e saranno linfa vitale per i miei figli e i figli dei loro figli. Io so che tutti siamo nati uguali e del nostro destino siamo gli unici responsabili. Chi non costruisce, chi non è disposto al sudore, non venga a infastidirmi.

Essi sono parassiti, buoni solo a distruggere, rubare, uccidere. Come i vermi della terra vivono nell’ombra, fuggono il giorno e le sue pene. Ci offendono con la loro sola miserabile presenza. Terroristi, ci hanno dichiarato guerra. Ogni giorno ci colpiscono nelle nostre case, nei nostri villaggi. Strisciano e scavano nella melma, covano rancore e godono della loro misera vita. E non la meritano. Ciò che meritano è di essere schiacciati, infilati all’amo del pescatore.

E schiacciati li abbiamo, a migliaia li abbiamo rinchiusi, privati dell’aria e della dignità, affinché capissero. Abbiamo fatto terra bruciata intorno a loro e ai loro amici. Eppure sono sempre lì, a fissarci nei loro stracci schifosi. Ci odiano, vogliono la nostra morte.

La misura è colma. Ciò che dobbiamo fare siamo pronti a farlo e lo faremo da soli. Siamo sempre stati soli contro tutti e lo saremo anche in questo giorno. Non ci aspettiamo applausi, la solidarietà non ci serve. Difenderci è nostro diritto e nessun’anima bella può venire a giudicarci. Oggi ci disprezzate, ma domani ci ringrazierete. La storia non rimpiangerà chi non la merita.

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II. Loro hanno tutto, noi niente. Loro ci hanno portato via tutto. Vorrebbero farci scomparire dalla faccia della terra, ma non ci riusciranno. Non ci vergogniamo delle nostre vite miserabili. Ogni giorno sappiamo di poter morire. Noi siamo pronti a morire, ma ogni giorno della nostra vita sarà consacrato alla nostra missione. Vivere, sopravvivere, e rendervi la vita impossibile.

A voi che vivete nelle vostre belle città, guidate le vostre belle auto. Pianificate la vostra vita, il vostro futuro, gli studi e l’avvenire dei vostri figli. A voi che tanto siete impegnati nella ricerca della felicità. Noi siamo qui a ricordarvi che non è un vostro diritto. Perché non avete diritto di calpestare questa terra. Noi saremo le zanzare fastidiose che vi rovinano le serate d’estate nei giardini dei vostri insediamenti.

Ci ucciderete a centinaia, lo avete già fatto e so che lo farete ancora. Ma noi continueremo sempre a succhiarvi il sangue, perché questa e la nostra vita. E noi la amiamo e la accettiamo per quella che è. Fino alla vittoria.

 

Grillo, patria e anarchia

23 maggio 2014 1 commento

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Sta girando in rete un estratto di un articolo di Gramsci sul fascismo (del 1921). Proponiamo qui sotto l’articolo in versione integrale (fonte: marxpedia). La parte dell’articolo che sta girando l’abbiamo evidenziata in corsivo. La cosa interessante (e inquietante) è che la descrizione fatta da Gramsci dei motivi del successo politico del fascismo nel 1921 può essere applicata, mutatis mutandis, a tutte e tre le maggiori formazioni politiche italiane di oggi.

Si applica a Grillo che ha individuato “il male” nella casta dei politici corrotti, che una nuova moltidudine indistinta di “onesti” dovrebbe spazzare via.

Si applica a Renzi che ha basato la sua carriera politica lampo sulla “rottamazione” di tutto ciò che è “vecchio” in favore dei “giovani”, qualsiasi cosa questo significhi.

Si applica ovviamente alla mummia di Berlusconi, che da sempre identifica i “comunisti” e in particolare i “giudici comunisti” come il male assoluto, che una sedicente “rivoluzione liberale” avrebbe dovuto spazzare via.

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Forze elementari

In una intervista col corrispondente del Temps l’on. Giolitti ha solennemente dichiarato di volere ad ogni costo che l’ordine sia ristabilito. Sono stati convocati dal governo il generale dei carabinieri, il comandante delle regie guardie, il capo di stato maggiore e tutti i comandanti di corpo d’armata: si è discusso, si provvederà. Con quali mezzi? Entro quali limiti?

È possibile che il governo, anche volendo, possa provvedere? Alle circolari e alle convocazioni del governo si accompagnano gli ordini, i richiami, le scomuniche delle autorità fasciste, anch’esse seriamente preoccupate della piega che assumono gli avvenimenti e degli immancabili colpi di ritorno: ma anche queste autorità, quantunque molto «rispettate e temute», non pare riescano a ottenere molta ubbidienza dai ranghi e dalle file dei loro gregari. Come non esiste uno Stato politico, come non esiste piú coesione morale e disciplinare negli organismi e tra gli individui che costituiscono la macchina statale, cosí non esiste una coesione e una disciplina neppure nell’«organizzazione» fascista, nello Stato ufficioso che dispone a suo buon piacere oggi della vita e dei beni della nazione italiana.

È divenuto ormai evidente che il fascismo non può essere che parzialmente assunto come fenomeno di classe, come movimento di forze politiche consapevoli di un fine reale: esso ha dilagato, ha rotto ogni possibile quadro organizzativo, è superiore alle volontà e ai propositi di ogni Comitato centrale o regionale, è divenuto uno scatenamento di forze elementari irrefrenabili nel sistema borghese di governo economico e politico: il fascismo è il nome della profonda decomposizione della società italiana, che non poteva non accompagnarsi alla profonda decomposizione dello Stato e oggi può essere spiegato solo con riferimento al basso livello di civiltà che la nazione italiana aveva potuto raggiungere in questi sessanta anni di amministrazione unitaria.

Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto cosí un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

Per comprendere tutto il significato di queste affermazioni basta ricordare: che l’Italia aveva il primato per gli omicidi e per gli eccidi; che l’Italia è il paese dove le madri educano i figlioletti a colpi di zoccolo sulla testa, è il paese dove le generazioni giovani sono meno rispettate e protette; che in alcune regioni italiane sembrava naturale, fino a qualche anno fa, mettere la museruola ai vendemmiatori perché non mangiassero l’uva; che in alcune regioni i proprietari chiudevano a chiave nelle stalle i loro dipendenti al ritorno dal lavoro, per impedire le riunioni e la frequentazione delle scuole serali.

La lotta di classe ha sempre assunto in Italia un carattere asprissimo per questa immaturità «umana» di alcuni strati della popolazione. La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia piú brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del male altrui. Su questo terreno semibarbarico che lo Stato ancora gracile e incerto nelle sue articolazioni piú vitali a stento riusciva lentamente a dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.

C’è molto di vero nell’affermazione dei giornali fascisti che non tutti quelli che si chiamano fascisti e operano in nome dei fasci appartengono all’organizzazione; ma che dire di una organizzazione il cui simbolo può venire usato per coprire azioni della natura di quelle che quotidianamente insozzano l’Italia?

L’affermazione d’altronde dà agli avvenimenti un carattere ben piú grave e decisivo di quello che vorrebbero dargli gli scrittori dei giornali borghesi. Chi potrà infrenarli, se lo Stato è incapace e le organizzazioni private sono impotenti?

Ed ecco giustificata la tesi comunista che il fascismo, come fenomeno generale, come flagello che supera la volontà e i mezzi disciplinari dei suoi esponenti, con le sue violenze, coi suoi arbitri mostruosi, con le sue tanto sistematiche quanto irrazionali distruzioni, può essere estirpato solo da un nuovo potere di Stato, da uno Stato «restaurato» come intendono i comunisti, cioè da uno Stato il cui potere sia in mano al proletariato, l’unica classe capace di riorganizzare la produzione e quindi tutti i rapporti sociali che dipendono dai rapporti di produzione.

 

Eccoci

12 settembre 2011 Lascia un commento

I tempi maturano.
Facciamoci trovare pronti.

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