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Archive for maggio 2014

E la sinistra dove cazzo sta?

27 maggio 2014 1 commento

reclaimUn po’ di storia: “I miei consulenti legali mi diedero un parere favorevole sulla mia esclusiva competenza, come ministro del Tesoro, di ridefinire i termini delle disposizioni date alla Banca d’Italia circa le modalità dei suoi interventi”. A parlare è il democristiano di ferro Beniamino Andreatta. L’oggetto della discussione è il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia. Misura voluta nel 1981 per arginare l’inflazione derivante dagli choc petroliferi degli anni ’70.

Fino ad allora, la Banca d’Italia era un ramo del Tesoro, quindi del Governo, e aveva l’obbligo di finanziare il debito pubblico attraverso una opportuna politica monetaria. Da dopo il divorzio (come successivamente stabilito dal Trattato di Maastricht) il finanziamento del debito pubblico avviene esclusivamente con la vendita di Titoli di Stato sui mercati finanziari.

In sintesi: col divorzio, la Banca d’Italia, passa da un controllo democratico ad un controllo tecnico. Questa riduzione di democrazia accresce enormemente il potere delle banche.

Andreatta aggiunse: “Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, né lo avrebbe avuto negli anni seguenti”.

Alberto Bagnai, nel libro Il tramonto dell’euro, dimostra come, a seguito della separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia, il debito pubblico italiano sia in continuo aumento, nonostante una continua riduzione della spesa pubblica primaria (per stipendi, investimenti, manutenzione, etc.). Questo aumento deriva dalla crescita degli interessi sul debito.

Morale della favola: la politica liberista (che accomuna destre, popolari e socialisti), di tagliare la spesa pubblica per ridurre le tasse, si scontra con la realtà dei fatti. Il debito sale nonostante la diminuzione della spesa, provocando un aumento delle tasse. Paghiamo sempre di più per restituire gli interessi sul debito.

E la sinistra dove cazzo sta? Riportare le banche centrali (BCE compresa) sotto il controllo dell’Esecutivo deve essere il primo obiettivo di politica economica di un qualsiasi partito che voglia definirsi di sinistra. Tutto dipende da questo.

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Allora i democristiani, oggi Renzi

25 maggio 2014 Lascia un commento

“Ora la lotta sarà molto più dura. Questa gente [i democristiani] ci mostra la nuova faccia dell’imperialismo. Non impianteranno un regime brutale. Può essere che facciano qualche piccola riforma, piiù di forma che di sostanza. Però hanno dalla loro una parte di proletariato e potrebbero fare di più. Ciò significa che noi dobbiamo difenderci e qualificarci in modo più chiaro. Non tutti i nostri avranno la capacità di affrontare questa nuova lotta.”

Salvador Allende (1964)

Grillo, patria e anarchia

23 maggio 2014 1 commento

Il_fascino_discreto_della_borghesia_(1972)_Luis_Bunuel

Sta girando in rete un estratto di un articolo di Gramsci sul fascismo (del 1921). Proponiamo qui sotto l’articolo in versione integrale (fonte: marxpedia). La parte dell’articolo che sta girando l’abbiamo evidenziata in corsivo. La cosa interessante (e inquietante) è che la descrizione fatta da Gramsci dei motivi del successo politico del fascismo nel 1921 può essere applicata, mutatis mutandis, a tutte e tre le maggiori formazioni politiche italiane di oggi.

Si applica a Grillo che ha individuato “il male” nella casta dei politici corrotti, che una nuova moltidudine indistinta di “onesti” dovrebbe spazzare via.

Si applica a Renzi che ha basato la sua carriera politica lampo sulla “rottamazione” di tutto ciò che è “vecchio” in favore dei “giovani”, qualsiasi cosa questo significhi.

Si applica ovviamente alla mummia di Berlusconi, che da sempre identifica i “comunisti” e in particolare i “giudici comunisti” come il male assoluto, che una sedicente “rivoluzione liberale” avrebbe dovuto spazzare via.

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Forze elementari

In una intervista col corrispondente del Temps l’on. Giolitti ha solennemente dichiarato di volere ad ogni costo che l’ordine sia ristabilito. Sono stati convocati dal governo il generale dei carabinieri, il comandante delle regie guardie, il capo di stato maggiore e tutti i comandanti di corpo d’armata: si è discusso, si provvederà. Con quali mezzi? Entro quali limiti?

È possibile che il governo, anche volendo, possa provvedere? Alle circolari e alle convocazioni del governo si accompagnano gli ordini, i richiami, le scomuniche delle autorità fasciste, anch’esse seriamente preoccupate della piega che assumono gli avvenimenti e degli immancabili colpi di ritorno: ma anche queste autorità, quantunque molto «rispettate e temute», non pare riescano a ottenere molta ubbidienza dai ranghi e dalle file dei loro gregari. Come non esiste uno Stato politico, come non esiste piú coesione morale e disciplinare negli organismi e tra gli individui che costituiscono la macchina statale, cosí non esiste una coesione e una disciplina neppure nell’«organizzazione» fascista, nello Stato ufficioso che dispone a suo buon piacere oggi della vita e dei beni della nazione italiana.

È divenuto ormai evidente che il fascismo non può essere che parzialmente assunto come fenomeno di classe, come movimento di forze politiche consapevoli di un fine reale: esso ha dilagato, ha rotto ogni possibile quadro organizzativo, è superiore alle volontà e ai propositi di ogni Comitato centrale o regionale, è divenuto uno scatenamento di forze elementari irrefrenabili nel sistema borghese di governo economico e politico: il fascismo è il nome della profonda decomposizione della società italiana, che non poteva non accompagnarsi alla profonda decomposizione dello Stato e oggi può essere spiegato solo con riferimento al basso livello di civiltà che la nazione italiana aveva potuto raggiungere in questi sessanta anni di amministrazione unitaria.

Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto cosí un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

Per comprendere tutto il significato di queste affermazioni basta ricordare: che l’Italia aveva il primato per gli omicidi e per gli eccidi; che l’Italia è il paese dove le madri educano i figlioletti a colpi di zoccolo sulla testa, è il paese dove le generazioni giovani sono meno rispettate e protette; che in alcune regioni italiane sembrava naturale, fino a qualche anno fa, mettere la museruola ai vendemmiatori perché non mangiassero l’uva; che in alcune regioni i proprietari chiudevano a chiave nelle stalle i loro dipendenti al ritorno dal lavoro, per impedire le riunioni e la frequentazione delle scuole serali.

La lotta di classe ha sempre assunto in Italia un carattere asprissimo per questa immaturità «umana» di alcuni strati della popolazione. La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia piú brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del male altrui. Su questo terreno semibarbarico che lo Stato ancora gracile e incerto nelle sue articolazioni piú vitali a stento riusciva lentamente a dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.

C’è molto di vero nell’affermazione dei giornali fascisti che non tutti quelli che si chiamano fascisti e operano in nome dei fasci appartengono all’organizzazione; ma che dire di una organizzazione il cui simbolo può venire usato per coprire azioni della natura di quelle che quotidianamente insozzano l’Italia?

L’affermazione d’altronde dà agli avvenimenti un carattere ben piú grave e decisivo di quello che vorrebbero dargli gli scrittori dei giornali borghesi. Chi potrà infrenarli, se lo Stato è incapace e le organizzazioni private sono impotenti?

Ed ecco giustificata la tesi comunista che il fascismo, come fenomeno generale, come flagello che supera la volontà e i mezzi disciplinari dei suoi esponenti, con le sue violenze, coi suoi arbitri mostruosi, con le sue tanto sistematiche quanto irrazionali distruzioni, può essere estirpato solo da un nuovo potere di Stato, da uno Stato «restaurato» come intendono i comunisti, cioè da uno Stato il cui potere sia in mano al proletariato, l’unica classe capace di riorganizzare la produzione e quindi tutti i rapporti sociali che dipendono dai rapporti di produzione.

 

Science for the People

16 maggio 2014 1 commento

sftp-2“Science for the People” è il nome di un gruppo di ricercatori, insegnanti e studenti (principalmente statunitensi) che sviluppò un percorso collettivo di critica del ruolo della scienza e della tecnologia nella società, di come le materie scientifiche vengono insegnate a scuola e all’università, di come la ricerca scientifica procede e perseguendo quali fini.

Science for the people (che potremmo tradurre come “Scienza per la Gente”) pubblicava (dal 1970 fino al 1989) in maniera indipendente una rivista periodica. Rileggendo gli articoli pubblicati 30-40 anni fa si rimane impressionati dalla loro attualità e dalla lucidità con cui certi problemi vengono affrontati. Il materiale originale pubblicato da SftP è disponibile in formato elettronico sul sito http://science-for-the-people.org/sftp-resources/magazine/ . Noi abbiamo pensato che valesse la pena tradurre alcuni articoli in italiano e pubblicarli qui su 30ore. I compagni di SftP non si limitavano alla critica teorica, ma a questa accompagnavano l’azione politica. Durante la guerra in Indocina organizzavano collaborazioni scientifiche e aiuti di vario genere a sostegno del Vietanam. Nel pieno della guerra fredda organizzavano collaborazioni con Cuba e la Cina.

Oggi ancor più che 40 anni fa, la ricerca scientifica è controllata direttamente o comunque fortemente influenzata delle elite finanziare e militari. Le tecnologie informatiche sono sempre più utilizzate per il controllo sociale e per la guerra, la ricerca medica e agro-alimentare è sempre più finalizzata al profitto piuttosto che a risolvere i problemi scottanti di salute e di fame nel mondo. Purtroppo oggi questi problemi, quando non semplicemente negati o ignorati, vengono spesso visti sotto una lente distorta che coltiva teorie complottiste e nutre un generico odio per la scienza, favorendo così un ritorno alla superstizione e condannando gli oppressi a una sostanziale impotenza. L’attualità di SftP è quella di spiegare, in maniera chiara e semplice, che la scienza e la tecnologia sono degli strumenti. Strumenti che oggi sono in mano alle elite dominanti e vengono utilizzati per gli scopi del Capitalismo, condannando la maggioranza dell’umanità a una vita di miseria, ma che possono anche diventare strumenti di lotta e di liberazione. Il problema non è quindi la scienza, la quale non è mai “pura” ma vive e cresce all’interno di un sistema sociale. Il vero problema, il nostro problema, è un sistema di potere criminale che persegue il profitto e riduce le persone a merci.

Proponiamo qui (clicca per aprire il PDF: ScienceTeaching-towards-an-alternative) la traduzione di parte di un articolo dal titolo “Science teaching: towards an alternative” (Insegnare le materie scientifiche: verso un’alternativa) comparso nel vol. IV, no. 5, pag. 6 di Science for the People nel settembre del 1972. L’articolo inizia da un’analisi dell’insegnamento delle materie scientifiche nella scuola e all’università per inquadrarla nel contesto generale del ruolo della ricerca scientifica e della tecnologia nella società. Si discute quindi di come la maniera in cui la scuola è organizzata sia funzionale al mantenimento della divisione della società in classi sociali e al perpetuarsi delle relazioni economiche e sociali vigenti. Nella seconda parte vengono discusse possibili alternative e illustrate alcune esperienze degli insegnati del collettivo.

Altri articoli di Science for the People tradotti in italiano: La scienza, gli scienziati e il Terzo Mondo.