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Archive for aprile 2013

Unità Nazionale per il Bene Comune del Paese

28 aprile 2013 Lascia un commento

Oggi come del 1947 e nel 1976. Ecco un bel documentario su cosa avvenne tra quelle due date.

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Inno alla bellezza

21 aprile 2013 Lascia un commento

ImageMolti anni fa Anna Magnani diceva al suo truccatore “le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire.”
Oggi noi scriviamo un inno a questa bellezza, degli uomini e delle donne, la bellezza delle nostre espressioni, dei nostri difetti, della nostra umanità. Di fronte ad un mondo che vuole cancellarle, promuovendo una cosmetica che tende a renderci perfetti, ben lontana dalla cura del nostro corpo. Di fronte a questo modello, noi gridiamo questo nostro inno alla bellezza. Diciamo che non siamo disposti a coprire la nostra pelle di petrolio e silicone pur di sembrare giovani e perfetti, non siamo disposti a devastare il nostro corpo con chirurgia e trattamenti per avvicinarci ad un modello di bellezza disumano, dove i volti e i corpi devono essere quelli preconfezionati e non avere alcuna singolarità.
Quella che ci propongono non è la cura dei nostri corpi, ma la cura di un vuoto apparire, di quell’immagine che più obbedisce alla società dello spettacolo.
A tutto questo diciamo no.
Distruggiamo questo modello e creiamone di nuovi, per noi, per i nosti figli, per tutte le nuove generazioni. Diciamo al mondo che amiamo nostri difetti, perchè ci rendono unici, perchè sono la nostra seduzione. Creiamo un modello dove la bellezza si riconosciuta nella salute, nel benessere, dove le rughe rappresentino tutta la potenza delle umane espressioni. Perchè la nostra umanità è quanto di più prezioso abbiamo ed è ciò che vogliamo offrire.

BOOM

16 aprile 2013 Lascia un commento

melUna città “di sinistra”, pacata, accogliente e tollerante. Corridori amatoriali che partecipano a una maratona. Famiglie che vanno a godersi lo spettacolo in una bella giornata di sole. Questo è lo scandalo degli attentati terroristici. Colpiscono chi meno se lo aspetta, chi non se lo merita.

E’ per questo che la bomba a Boston farà sempre più notizia di una bomba qualsiasi lanciata da una aereo americano sopra a una festa di matrimonio in Afganistan, o esplosa in mezzo a un mercato in Iraq. Quelli sono talebani, sono arabi, sono sporchi e neri. Qualcosa di male sicuro l’hanno fatta, quindi fa niente se vengono uccisi come bestie. Inutile sprecare status di facebook a ripetere che nello stesso giorno e nell’indifferenza generale un numero imprecisato di Iracheni o di Afgani è morto in situazioni analoghe, sotto altre bombe. E’ retorica inutile, la differenza c’è ed è grossa.

A Boston ci stanno i buoni, gli studenti brillanti dall’avvenire assicurato, i ricercatori e i professori più attivi e produttivi al mondo. I leader mondiali del progresso scientifico e tecnologico. Tra questi c’è chi troverà la cura per il cancro, chi svilupperà la prossima generazione di computer, la prossima invenzione che rivoluzionerà le vite di chi avrà i soldi per comprarsela. Chi viene qui vuole stare tranquillo. Non vuole essere disturbato mentre gioca al libero mercato delle idee, alla caccia al tesoro del successo. Lavora sodo ed esige rispetto. Il suo tempo vale tanto, migliaia di volte in più del tempo di chi si spezza la schiena nelle periferie del mondo, ed è pagato in dollari americani. Esige che nessuno gli rompa le scatole, che nessuno gli piazzi una bomba mentre sta facendo la maratona per la quale si è allenato duramente un anno intero.

La verità è che non puoi pensare di stare tranquillo a fare le tue cose nel piccolo mondo di Boston, quando c’è un mondo che crolla tutt’intorno. E non c’è bisogno di andare a sbattere in Medio Oriente o in Africa per trovare qualcuno pronto a far strage di maratoneti nella liberale Boston: bastano i neonazisti americani, i fanatici delle armi e le loro lobby o i razzisti eterni che non hanno ancora digerito di avere un presidente nero. La merda peggiore ce l’hai dentro casa, e ormai non ne senti neanche più la puzza.

Con 30 anni di ritardo

8 aprile 2013 Lascia un commento

Identità grillina

7 aprile 2013 Lascia un commento

movimento-5-stelleIl senso di identità che gli attivisti del Movimento 5 Stelle si sono dati è racchiuso dalla parola “cittadino”. Tutti ricorderete lo scalpore che fecero le parole di un neoeletto deputato 5 Stelle: “Non sono onorevole, sono un cittadino”. Anche nelle discussioni che abbiamo coi grillino la frase “Io sono un cittadino” viene ripetuta costantemente con non poco orgoglio.

Come molti di voi sanno in tutto il Titolo IV – Rapporti Politici della Costituzione della Repubblica si parla dei cittadini e dei loro diritti politici. L’idea di definirsi “cittadini” viene da li. Per molti versi questo riferimento indiretto alla Costituzione è apprezzabile, almeno quanto l’idea di uguaglianza sott’intesa dal fatto che siamo tutti o quasi (di certo non i migranti) cittadini.

Riflettendoci più a fondo però la questione di una identità politica basata sulla cittadinanza non è così bella, né così vera.
Un pilastro del neoliberismo, come spiega bene l’economista Guy Standing, è che: “in una società di mercato, gli individui vanno considerati come tali, quindi privi di una identità comune. L’unico presupposto universale sarebbe la comune appartenenza alla razza umana”. Il concetto di cittadinanza è esattamente questo: un qualcosa di “universale” che svuota di qualsiasi contenuto politica il Movimento. Uso “universale” le virgolette perché esclude dall’attivismo politico i milioni di migranti presenti nella nostra società.  Forse questo dovrebbe dare una connotazione di destra, al limite della xenofobia, al M5S. in più dovrebbe far riflettere che un movimento “rivoluzionario” aderisce ai dogmi del neoliberismo per definire l’identità dei suoi attivisti.

Peraltro anche il termine “Onorevole” viene dal Titolo IV; all’articolo 54 si legge “[…] I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. In pratica definisce gli eletti. Chissà che il rifiuto di questo appellativo non nasconda il rifiuto delle proprie attuali responsabilità.

Cavalca Kim, cavalca.

7 aprile 2013 Lascia un commento

La svalutazione del tempo libero

3 aprile 2013 Lascia un commento

“La svalutazione del tempo libero, in particolare quello della classe operaia, è una delle peggiori eredità della concezione laburista. Il venir meno dell’educazione intesa come riproduzione di valori conduce allo sradicamento dei giovani dalla loro cultura e a una grave perdita, nelle loro comunità, di memoria sociale condivisa.”

Guy Standing, Precari