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Archive for marzo 2013

la casta e il pauperismo

26 marzo 2013 Lascia un commento

Si racconta che nel 1848, Rothschild, vedendosi minacciato dalla Rivoluzione nella sua fortuna, inventasse la seguente storiella: «Io voglio pure ammettere, egli diceva, che la mia fortuna siasi fatta a spese degli altri. Ma divisa fra tanti milioni d’Europei, essa non fornirebbe che uno scudo a persona. Ebbene! io mi impegno a restituire a ciascuno il suo scudo, se egli me lo richiederà».

Ciò detto, e debitamente pubblicato, il nostro milionario passeggiava tranquillamente per le vie di Francoforte. Tre o quattro passeggeri gli chiesero il loro scudo; egli lo sborsò con un sorriso sardonico, e il tiro fu giocato. La famiglia del milionario è ancora in possesso dei suoi tesori.

Presso a poco nell’identica maniera ragionano le grandi teste della borghesia, quando ci dicono:
– «Ah, l’espropriazione? ma io l’accetto. Voi prendete a ciascuno il suo soprabito, lo mettete in mucchio cogli altri, ed ognuno va a prendersene uno, salvo a litigare poi per avere il migliore!».

È uno scherzo di cattivo gusto. Quel che ci occorre, non è di mettere i soprabiti tutti in un mucchio per ridistribuirli poi in seguito, benchè coloro che muoiono di freddo vi troverebbero pure qualche vantaggio. Non si tratta nemmeno di dividere gli scudi di Rothschild. Ma noi vogliamo organizzarci in maniera che ogni essere umano che venga al mondo, abbia la possibilità assicurata di imparare dapprima un lavoro produttivo, e acquistarne l’abitudine; e in seguito di poter fare questo lavoro senza domandarne il permesso al proprietario e al padrone, e senza pagare agl’incettatori della terra e delle macchine la parte del leone su tutto ciò ch’egli produrrà.

Quanto alle ricchezze di ogni specie accumulate nelle mani dei Rothschild e dei Vanderbilt, esse ci serviranno per meglio organizzare la nostra produzione in comune.

Pëtr Alekseevič Kropotkin, La conquista del pane

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Utili ritardi

22 marzo 2013 Lascia un commento

privatizationIn questi giorni si parla molto del pagamento dei debiti che lo Stato ha verso una miriade di artigiani ed aziende. Più di 70 miliardi di euro. Davvero non male. Fin ora il centrodestra pensava di risolvere il problema trasformando i debiti in crediti fiscali o facilitando il prestito bancario. Grandi cazzate; fare debiti coi banchieri usurai per avere ciò che lo Stato avrebbe già dovuto pagare. È assurdo, eppure è così che và. Fino a quando lo strozzinaggio non porta al fallimento, a nuovi licenziamenti e, sempre più spesso, a dolorosi suicidi.
È chiaro che questa montagna di soldi va pagata al più presto per dare un po’ d’aria all’economia reale. Vi invito però a fare una riflessione più profonda su questi soldi: la maggior parte di questo debito deriva dall’acquisto di servizi che anni fa erano prodotti “in house”. Poi, con le privatizzazioni, questi servizi sono stati esternalizzati.
Se i servizi fossero in house i salari di chi li produce materialmente sarebbero pagati a scadenza. Invece con l’esternalizzazione la P. A. paga con un ritardo superiore ai 180 giorni.
Un prestito di 70 miliardi (per sei mesi) al 5% costerebbe 3,5 miliardi di interessi. Quindi se lo Stato dovesse chiedere un prestito per pagare subito i servizi, dovrebbe pagare questi interessi. Invece se lo Stato paga, con lo stesso ritardo, questi servizi acquistati dai privati, non paga nessun tipo di interesse.
Morale della favola: le privatizzazioni servono a trasferire gli interessi sul debito dalla pubblica amministrazione ai privati e non per migliorare l’efficienza come ci hanno sempre detto.

 

 

 

piazza Bellini e l’essenza del razzismo

21 marzo 2013 Lascia un commento

291698_10200906066516737_913979318_nCos’è il razzismo? Tendo a considerare il razzismo una rappresentazione ideologica della lotta di classe. Fateci caso, si è razzisti sempre verso chi è più povero, più debole o in minoranza. I neri, gli zingari, gli slavi, gli ebrei.

Napoli ha fama di essere una città violenta e caotica, ma paradossalmente anche accogliente e tollerante. Come si spiega una tale contraddizione? Rispetto ad altre città italiane, Napoli pare essere meno razzista nei confronti degli stranieri poveri, africani, rom, asiatici. In genere è così, poi di tanto in tanto esplodono episodi di violenza razzista: il campo nomadi viene dato alle fiamme, l’immigrato viene pestato.

Il razzismo a Napoli è un meccanismo sempre strumentale a qualche altra dinamica. Se si incendia il campo rom forse sotto c’è una questione di speculazione edilizia, se si fa strage di nigeriani forse c’era da inviare un messaggio politico inequivocabile, e così via. Alcuni retroscena si conoscono, altri si intuiscono.

A Napoli il razzismo si mostra per quello che è, spoglio del vestito di cazzate di cui si ricopre in altre città e in altri paesi. Il razzismo è pura violenza economica. La logica è semplice ed è più o meno la seguente. Che tu sia bianco, nero o giallo non fa alcuna differenza, sei come me, e puoi essere mio fratello se le condizioni lo permettono. Ma proprio in quanto uguale a me, se ti devo camminare sopra lo faccio senza problemi. E se sei nero, zingaro, arabo, se sei povero, debole, solo, in minoranza, probabilmente mi sarà più facile camminarti addosso, e lo farò a te piuttosto che a un altro. Niente di personale, è una questione di bilancio costi-benefici.

Questa è il razzismo a Napoli. Vale lo stesso per il fascismo? Razzismo e fascismo vanno sempre insieme o sono fenomeni differenti? Me lo domando per quello che è successo sabato scorso a piazza Bellini, il pestaggio di un lavoratore straniero da parte di un gruppo di giovinastri guappi di cartone. Un episodio che fa molta rabbia.

Oggi si scende in piazza per manifestare contro questa violenza gratuita e, per me, fascista e razzista. Una manifestazione importante che va fatta e che spero sia in grado di dare un segnale forte di solidarietà, contro l’indifferenza e la paura strisciante che spesso si accompagna a questo genere di episodi.

Alcune domande però bisogna porsele. Che cosa sarebbe successo a Napoli se un gruppo di giovani con gli stemmi di casapound avesse aggredito un lavoratore straniero? Probabilmente si sarebbero attivati gli antifascisti, si sarebbero stati cortei, manifestazioni, tensioni con la polizia. Se invece, come è successo sabato, un gruppo di giovani aggredisce un lavoratore straniero senza esibire simboli neofascisti, allora si tende a minimizzare, si dice che sono semplici teppisti, ragazzini, che è una questione di ordine pubblico e via dicendo, e così si finisce col chiedere più istituzioni, più controllo, più polizia.

abbiate paura della tenerezza

19 marzo 2013 Lascia un commento

francescoGrande commozione per questo nuovo papa. C’ha la faccia simpatica (non come quel crucco che c’era prima, aka Darth Sidious). Va al lavoro in autobus, ha rinunciato all’anello pisc(i)atorio d’oro, è tanto vicino ai poveri. E’ sicuramente uno che ha fiutato da che parte sta soffiando il vento in Italia. Uno che ha capito che far vedere che ci si taglia lo stipendio e si rinuncia al cilicio d’oro massiccio fa guadagnare punti: un vero “Monti bis”.

Si dice tuttavia che questo Bergoglio sia stato un po’ troppo vicino alla dittatura argentina. Non c’è scandalo in questo, lasciamo ad altri l’indignazione. C’è piuttosto da augurarsi che queste voci vengano confermate, che la chiesa mostri il suo vero volto. Se la religione è l’oppio dei popoli io sono per la liberalizzazione: per il consumo consapevole delle sostanze. Voglio capire bene chi è che mi sta vendendo la roba e con cosa la taglia.

Riguardo la manfrina della povertà e il richiamo a Francesco d’Assisi, il trucco è vecchio! La cosa fantastica, il vero prodigio della chiesa, è che questo vecchio trucco funziona sempre. Mi viene in mente l’incontro del papa con Francesco d’Assisi come descritto da Zeffirelli in fratello sole sorella luna. La chiave di lettura è nello scambio di battute tra due cardinali sul finale del film:

– sua santità ha visto bene.

– come? baciare il piede a un pezzente?

– lasciate stare, finalmente abbiamo un uomo che parlerà ai poveri e li porterà di nuovo a noi.

Bisogna fare attenzione a non confondere la sobrietà ostentata dal capo con una falsa sobrietà della chiesa. Bisogna semmai vedere se e come tutti i meccanismi che il vaticano usa per far soldi verranno smantellati. Dobbiamo vedere se la “dottrina sociale della chiesa” includerà finalmente il dovere (sociale) di pagare le tasse. In fine, riguardo a gli “ultimi” vedremo se il papa vorrà costruirgli una casa di diritti, pienamente riconosciuti dalla chiesa, o se queste questioni saranno messe in secondo piano rispetto alla famigerata, postuma salvezza.

La decima

18 marzo 2013 Lascia un commento

reclaim

L’Europa del rigore, dell’iniquità e del dominio capitalista alza il tiro. Consolidata la dinamica che, in cambio di “aiuti”, vede la svendita dei patrimoni pubblici nazionali, tasse smodate e licenziamenti di massa in questi giorni ha una ulteriore degenerazione. Il “salvataggio” di Cipro comporta un prelievo forzoso su tutti i conti correnti del Paese.

Il bicchiere mezzo pieno è che l’attacco al risparmio è l’attacco finale alla proprietà. È il capitalismo che divora se stesso. La crisi finale si avvicina.

Il bicchiere mezzo vuoto è che questo passa per un’ulteriore impoverimento e sofferenza delle persone necessari per coprire le perdite delle ennesime speculazioni finanziarie.

Truffe col finanziamento dei partiti

15 marzo 2013 2 commenti

20110214111441_monete_320Sapete come si fanno le truffe sulle sponsorizzazioni sportive? È molto semplice. I fondi con cui le imprese finanziano le società sportive sono detassati. Quindi basta un semplice patto tra “gentiluomini” per truffare il fisco. Lo sponsor dichiara di dare 100 ad una certa società sportiva (spesso piccola e poco conosciuta). Lo sponsorizzato dopo aver incassato i 100, sottobanco, ne restituisce 90 allo sponsor. Il gioco è fatto. L’imprenditore sponsor, per ripulire i sui soldi, ha pagato 10 alla società sportiva invece di pagare 20, 30 o 40 al fisco. In un secondo momento i 90 (virtuali) ancora a bilancio delle società sponsorizzate scompaiono in svrafatturazioni,  “sprechi” e finte spese folli.
Queste truffe sono perfettamente note in ambienti imprenditoriali (e politici). Arriviamo quindi al punto in questione: un sistema partitico basato sul finanziamento privato dei partiti (implicitamente detassato) si presta particolarmente bene a questi “giochetti”.
Dato che i soldi truffati potrebbero facilmente superare quelli del finanziamento pubblico, il finanziamento privato risulterebbe più costoso per la comunità. La nostra opinione è che il finanziamento privato dei partiti, debba essere tassato oltre il 50%, abbracciando l’idea che per donare soldi ad una parte della politica, bisogna in primis donarli a tutto il sistema.
In più il finanziamento privato aumenta la dipendenza dei partiti dalle grandi lobby industriali e finanziarie. Siamo sicuri che è ciò che vogliamo?  Ed i costi sociali diminuirebbero realmente?

Categorie:News, Società

Soda solvay

13 marzo 2013 Lascia un commento

La soda solvay è un altro di quei rimedi della nonna ingiustamente dimenticati. Ingiustamente perchè è un detergente validissimo e cosoda-solvaympletamente biodegradabile. Da non confondere con la soda caustica (idrossido di sodio), la soda solvay è essenzialmente carbonato di sodio e si può maneggiare senza problemi. Sgrassa ed elimina gli odori, non fa schiuma quindi deterge veramente, senza lasciare aloni e si può utilizzare nel bucato per potenziare il detersivo (facendoci risparmiare sulla quantità di detersivo da utilizzare) e per eliminare gli odori. Con una soluzione di 25 gr di soda in 1 litro d’acqua si può pulire qualsiasi cosa, lavelli, piani cottura, forni e pavimenti. Se si vuole un’azione detergente più forte si può fare una soluzione di 75 gr in mezzo bicchiere d’acqua o usarla pura su una spugnetta. Rimuove le tracce di bruciature dalle pentole, semplicemente coprendo le parti sporche di soda e versando la quantità di acqua necessaria per formare una pasta. Altro vantaggio, si trova al supermercato e un pacco da un chilo costa al più 2 euro.