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Archive for ottobre 2013

Terra dei fuochi

28 ottobre 2013 Lascia un commento

timthumb Durante la bella manifestazione del 26 ottobre si sono verificati alcuni problemi di differenze di “visione” su cosa rappresenti la terra dei fuochi e sull’insieme di problemi che questa dizione comprende. Vi siete chiesti cosa contiene veramente l’idea terra dei fuochi?

La complessità della questione è davvero molto vasta. C’è un problema di ordine pubblico, con ampie fette di territorio al di fuori del controllo statale. Territorio in cui varie organizzazioni criminali spadroneggiano. C’è un problema legislativo, con leggi sul traffico e smaltimento illecito di rifiuti ed in generale i reati ambientali sono solo reati amministrativi. C’è un problema culturale, per cui la difesa dell’ambiente non è un valore assoluto, ma può essere sacrificato in nome di un falso progresso economico. C’è un problema economico, particolarmente complesso, che, da un lato è legato al modello capitalista basato su consumi e produzione di rifiuti, e crescita continua. Dall’altro lato i costi enormi delle bonifiche, con possibili, suddette, infiltrazioni mafiose. Infine c’è un problema sanitario terrificante, legato all’inquinamento del territorio. Centinaia di persone si ammalano di tumore e muoiono. Una tragedia di un intero popolo.

Solo attaccando tutti questi problemi, con tutte le loro sfaccettature e complessità, la terra dei fuochi potrà diventare un brutto ricordo di ecocidio organizzato. Diffidiamo dalle soluzioni semplici, buone solo a lavarsi la coscienza. Non bisogna cadere nella trappola che vorrebbe derubricare la terra dei fuochi ad un mero problema di ordine pubblico. E’ la trappola del  “né destra, né sinistra” che confonde subdolamente il misero partitismo italiano con visioni umane, politiche e sociali molto diverse fra loro.

We have a dream

26 ottobre 2013 Lascia un commento

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Nei prossimi giorni molte persone scenderanno in piazza per manifestare contro lo sfruttamento criminale del territorio campano e italiano in generale. In tanti scenderemo in piazza per dire basta alla distruzione sistematica dei beni comuni, della nostra bella e fertile terra, della salute pubblica, a vantaggio di una barbara accumulazione originaria di ricchezze e potere politico destinati a pochi miserabili membri di una elite del cazzo.

Ormai sono anni che raccogliamo dossier, testimonianze, che scriviamo e leggiamo libri, producendo statistiche su ogni tipo di tumore e di avvelenamento. Ormai sappiamo bene che non è un male minore di un sperduta provincia del mondo. Non è argomento di discussione in un talk show, e non è neanche una vergogna che fa indignare la “Napoli Bene”. Sappiamo che al contrario è un elemento necessario e utile dell’economia mondiale, in cui l’unica regola è il raggiungimento del massimo profitto. Che la merda industriale si sversi in Somalia o in Campania è solo il risultato di un calcolo costi-benifici. Un bilancio favorevole per i clan e per politicanti poltronisti. E’ un calcolo bestiale e insostenibile, fatto di devastazione e morte per i nostri territori, profitto e benessere altrove, lontano da qui.

Nei prossimi giorni ci saranno due manifestazioni (il 26 ottobre e il 16 novembre). E’ importante partecipare in tanti e con forza, dando però ad esse il giusto peso. In questi giorni molti stanno giocando sporco. Sentono che il vento sta cambiando e si preparano a dare del loro peggio, ad imbrigliare la rabbia popolare e sfruttarla per continuare a fare i loro sporchi affari, o per farsi pubblicità elettorale. Queste manifestazioni potranno andare bene o male — e noi speriamo che vadano benissimo — ma se pure andassero male bisogna andare avanti. Sono passaggi di un percorso che viene da lontano e che dovrà arrivare lontano. Viene dai movimenti che da anni, soli contro tutti, si sono opposti con forza alle discariche e agli inceneritori, a Chiaiano, a Terzigno, ad Acerra, nei comuni vesuviani e in tanti altri luoghi.

Noi abbiamo un sogno. Che possa nascere un movimento che sia per forza e per intelligenza paragonabile al movimento NO TAV. Bisogna prendere spunto, imparare dal loro esempio, riprodurre, riadattare, rigenerare. Ma per far questo bisogna essere pazienti, forti ed organizzati. Dobbiamo confrontarci con le nostre diversità interne, per produrre sintesi concrete che ci diano unità e ci difendano dai numerosi soggetti “istituzionali” desiderosi di mettere il cappello sulla giusta rabbia popolare. Stavolta siamo noi a decidere, che loro ci seguano. Loro hanno le scadenze elettorali, noi abbiamo la vita davanti a noi.

Smog cancerogeno

21 ottobre 2013 Lascia un commento

inceneritore5 Lo smog è ufficialmente cancerogeno. Infatti l’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato gli inquinanti dell’atmosfera nel gruppo 1: “agente sicuramente cancerogeno per l’uomo”.
Tra le altre cose, lo studio ha accertato che nel solo 2010 gli inquinanti dell’aria hanno causato 223.000 morti nel mondo. La zona più inquinata d’Europa è la pianura Padana.

La prima parte dell’articolo 32 della nostra Costituzione recita: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti Quindi adesso, ridurre le emissioni in atmosfera è anche un obbligo costituzionale.

In più, guardando quanto costa curare un malato di cancro, dovrebbe essere evidente che “conviene prevenire che curare”. Proprio come le nostre mamme ci ripetevano da bambini.
I nostri governanti bamboccini riusciranno a capirlo? La riduzione delle emissioni di smog dovrebbe essere, insieme al lavoro, il cardine della politica industriale di questo cazzo di Paese.

Ai giovani, da Pëtr Kropotkin

19 ottobre 2013 Lascia un commento

È ai giovani che qui voglio parlare. I vecchi – vecchi di cuore e di spirito – possono fare a meno di affaticarsi inutilmente in una lettura che non comprenderanno.

Io immagino che voi siete giovani dai diciotto ai vent’anni, che avete terminato il vostro tirocinio professionale o i vostri studi, e state per entrare nella vita. Immagino che voi avete lo spirito libero dalle superstizioni che si cerca di instillarvi, che non avete paura del diavolo e non credete nelle fandonie dei preti; e, ciò che più importa, immagino che voi non siate di quegli zerbinotti, triste prodotto di una società decrepita, che vanno per le vie pavoneggiandosi coi loro pantaloni alla moda e colla faccia da scimmiotti, avidi soltanto di godimenti brutali… Immagino, insomma, che voi siate giovani dal cuore ardente ed entusiasta, ed è perciò che mi rivolgo a voi.

Cosa voglio diventare? – vi sarete chiesti tante volte. So che questa e una delle prime domande che vi si presentano al momento di entrare nella vita. Difatti, quando si è giovani, si capisce che non è per farne un sistema di sfruttamento che si è studiato per molti anni – a spese della società, notate bene – un’arte od una scienza, e bisognerebbe essere ben corrotti, ben guasti dai vizi, per non aver mai sognato un più o meno lontano avvenire nel quale avreste applicato la vostra intelligenza, le vostre attitudini, il vostro sapere a vantaggio di quelli che gemono oggi nella miseria e nell’ignoranza.

Voi siete di quei giovani che hanno sognato ciò; ebbene, vediamo cosa farete per realizzare il vostro bel sogno.

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Confessioni di una Black Bloc

18 ottobre 2013 1 commento

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Come ti chiami?

Tu chiamami Erika, ma il mio vero nome non te lo dico. Sono una come tanti. La tv ci chiama black bloc. Attacchiamo fisicamente la ricchezza dei porci.

In che senso? Bruci le auto? Rompi le vetrine delle banche?

Ho partecipato a cortei e manifestazioni. Ho spaccato vetrine e incendiato auto. Ho partecipato a scontri. Ho attaccato e mi sono difesa.

Perché hai scelto questa modalità di stare in piazza?

Non è che lo scelta io. Non c’è scelta. Non ho mai avuto scelta. Che altra opzione c’è? C’è forse una forza politica che abbia l’autorevolezza di guidare chi come me ha fame di rivoluzione? Te lo dico io, non c’è, non ce n’è traccia. Per cui non abbiamo scelta, dobbiamo accontentarci della rivolta. E facciamo da soli, senza lezione. E non è che non ci divertiamo a farlo.

Cosa ne pensi di chi vi considera alla stregua di fascisti, o di infiltrati della polizia?

Non pretendo che a tutti i compagni piaccia ciò che noi facciamo. Ma mi guardo bene da chi ha la denuncia facile. Quello che è successo in passato, intendo le delazioni a mezzo stampa, quello è stato uno schifo. Quelli sono i veri fascisti, non noi. Poi, per quanto riguarda i veri compagni che non condividono le nostre modalità, non devono venire a dirci che rompere le vetrine di una banca è inutile quando non hanno nessuno idea di cosa è utile. Che cosa è utile alla rivoluzione? Ditecelo voi che la sapete tanto lunga.

Tu cosa credi sia utile alla “rivoluzione”?

Io credo che dobbiamo guardare a quello che fanno in Val di Susa. Io lì non ci sono mai stata, ma credo sia un punto di riferimento, l’unico al momento. Lì la gente fa le cose insieme. Non vuol dire che la pensino tutti uguale, ma hanno messo da parte i loro piccoli interessi per combattere una battaglia più grande. Hanno messo insieme modalità di lotta diverse, le hanno incastrate come i pezzi del lego, e si tengono insieme benissimo. Non c’è un partito o che so io che detta la linea. Questo non è possibile, soprattutto adesso, perché nessuno c’ha la credibilità per farlo. Hanno creato armonia nel caos, che funziona molto meglio della finta unione di gente che si fa i cazzi suoi.

Pensi che sia possibile replicare il modello della Val di Susa?

Non lo so. Però forse può servire da esempio. Lo Stato ha fallito, ci dà solo povertà, precarietà, debito, carcere, mafia. Ormai è solo un gran comitato di affari. Come nel caso del TAV, non si fa perché serve, ma perché svendendo la valle i grandi industriali avranno un botto di soldi. Guardo quello che succede attorno a noi. La gente in Europa e nel mediterraneo si sta incazzando, c’è aria di rivolta. Ma i padroni stanno reagendo. Dobbiamo evolvere per non essere schiacciati. I vari gruppi e gruppetti politici, anche i singoli, devono smettere di curare solo il proprio orticello e prendersi cura della Valle. La Valle con la V maiuscola per me sono i lavoratori, i precari, i poveri, gli immigrati, i dannati della terra. Però la cosa funziona se si è svegli. Bisogna essere concreti, capire le strategie da seguire, cambiarle spesso, mischiare le acque per raggiungere il proprio scopo. Bisogna pure avere coraggio, cazzo, bisogna gettare il cuore al di là della vetrina rotta. Cavalcare la tigre. Ma allo stesso tempo far passare un messaggio forte, universale, il messaggio della Valle.

La ca$ta dei clandestini

14 ottobre 2013 1 commento

renzo-bossiLa procura di Agrigento ha diffuso i dati sul costo del reato di immigrazione clandestina: per ogni migrante che ci arroghiamo di definire “clandestino” si celebra un processo che mediamente dura due anni. Tra avvocati d’ufficio, traduttori, etc., ogni azione “legale” ci costa 1.100 euro. La fortuna per lo Stato è che nessun processo arriva fino alla Corte di Cassazione, “limitando” le spese, una volta tanto per merito degli avvocati. Soldi che NOI PAGHIAMO per una scelta politica di una destra xenofoba, spendacciona e spesso razzista.

Di questi tempi, si vincono le elezioni facendo battaglie sui costi dello Stato, tipo auto blu, finanziamento ai partiti, stipendi degli impiegati pubblici etc. Quindi, analizzando il reato di clandestinità esclusivamente dal punto di vista economico, noi contribuenti, spendiamo un mare di soldi per guadagnare il “diritto” di espellere un migrante. Soldi pubblici utilizzati per far fare carriera a politici xenofobi e razzisti. Forse il vero guadagno è tutto e solo per la casta? Sappiamo tutti la risposta. Adesso sappiamo anche quanto costa questa cacata.

PS: questo il comunicato di Maurizio Buccarella, senatore del M5S e promotore dell’emendamento sul reato penale di clandestinità. Uno scritto molto lucido che dimostra grande sensiblità.

Confessioni di un coglione

11 ottobre 2013 Lascia un commento

Ci è venuto il dubbio che fosse un fake. Poi l’abbiamo visto sulla pagina ufficiale dell’Istituto e il dubbio è purtroppo svanito. Ebbene, ecco cosa scrive il presidente dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ai dottorandi e postdoc che hanno dato un contributo fondamentale alle ricerche sul bosone di Higgs e non solo:

Grazie a voi, giovani dottorandi e postdoc, che avete accettato di vivere questa avventura perché ne avete riconosciuto il valore di sfida e di frontiera. Avete condiviso con i vostri colleghi di gruppo un pezzo fondamentale della vostra vita; avete colto, spero, il messaggio che il merito è l’unico parametro di questa scienza e che la gerarchia nel lavoro quotidiano poco conta di fronte alla bontà delle idee. Però… noi non siamo in grado di promettervi, né in quantità definite, né in tempi certi, un lavoro corrispondente ai vostri meriti. Questo Paese ha dei problemi enormi e però, come magra consolazione, ci sono molti Paesi nel mondo che sono pronti ad accogliervi e a valersi del vostro amore per lo studio e per la scoperta. E’ il mio cruccio più grande, il rompicapo della mia Presidenza.

Comunque un grazie di cuore a tutti in questo momento di gioia.

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Ci siamo chiesti quale fosse il senso di questa lettera. La prima impressione è stata quella di una enorme presa per il culo. Il presidente di uno dei più grandi istituti di ricerca italiani sta prendendo per il culo i precari che portano avanti la baracca. Va bene. Non c’è problema. Ne abbiamo viste anche di peggio. Poi leggo i commenti di ricercatori dalla lingua felpata che ringraziano il presidente per queste parole calorose sebbene, ahinoi, piene di amarezza.

Grazie al cazzo, viene da rispondere.

Qual è il compito di una leader? Perché di questo stiamo parlando. Il presidente di una istituto nazionale è un leader. E’ il capitano di una nave. Il capitano di una nave deve tenere alto il morale della ciurma. Stabilire una rotta. Tenere fermo il timone. Affrontare la tempesta. Altrimenti, se non sa farlo, può agevolmente dimettersi e cambiare mestiere prima che sia ammutinamento.

Cosa fa invece il nostro caro presidente dell’INFN? Dichiara che a lui dispiace ma purtroppo la nave è alla deriva e, poverello, questo è il cruccio della sua presidenza. Un vero capitano, un leader, affronta i problemi, vende cara la pelle. Che i ministri passino sul suo corpo, che la crisi finanziaria lo travolga, ma i fondi per la ricerca — i soldi per pagare i salari dei ricercatori — un buon capitano li farà uscire da qualche parte. Queste sono le parole che vogliamo sentire da chi dirige la baracca. E, più che le parole, vogliamo vedere i fatti. Se non sei in grado, se addirittura ammetti la tua incapacità, allora via, dimissioni. Oppure taci che fai più bella figura.