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Archive for febbraio 2012

Vivere e Morire

28 febbraio 2012 2 commenti

“Se un uomo non ha scoperto nulla per cui vorrebbe morire, non è adatto a vivere.”

Martin Luther King

 

Il lavoro produce valore

26 febbraio 2012 1 commento

Il lavoro oggi è considerato una merce come tutte le altre, ma nell’analisi che Marx fa del capitalismo si spiega chiaramente che questa visione è una strumentalizzazione dei capitani d’industria.. Non è così. La particolarità del lavoro è che è l’unica merce capace di creare valore.
Appare quindi chiaro che esportare il lavoro, come esigono le attuali dottrine liberiste, significa cedere ad altri la creazione di valore, impoverendo tutta la nostra società. Questo impoverimento viene mascherato dal fatto che le merci prodotte in paesi meno sviluppati costano meno; il consumatore è (falsamente) favorito dall’abbassamento dei prezzi. Ma la verità è che siamo solo più poveri.
Questo è il vicolo cieco in cui siamo e il ricco professor Monti gran sacerdote del tempio del liberismo italiano (la Bocconi) non potrà fare nulla a riguardo.

Di seguito riportiamo un elenco (dal Fatto Quotidiano) di aziende che hanno spostato la produzione all’estero.

FIAT: stabilimenti aperti in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina. Circa 20. 000 posti di lavoro persi, dai 49. 350 occupati nel 2000 si arriva ai 31. 200 del 2009 (fonte: L’Espresso).
DAINESE: due stabilimenti in Tunisia, circa 500 addetti; produzione quasi del tutto cessata in Italia, tranne qualche centinaio di capi.
GEOX: stabilimenti in Brasile, Cina e Vietnam; su circa 30. 000 lavoratori solo 2. 000 sono italiani.
BIALETTI: fabbrica in Cina; rimane il marchio dell’ “omino”, ma i lavoratori di Omegna perdono il lavoro.
OMSA: stabilimento in Serbia; cassa integrazione per 320 lavoratrici italiane.
ROSSIGNOL: stabilimento in Romania, dove insiste la gran parte della produzione; 108 esuberi a Montebelluna.
DUCATI ENERGIA: stabilimenti in India e Croazia.
BENETTON: stabilimenti in Croazia.
CALZEDONIA: stabilimenti in Bulgaria.
STEFANEL: stabilimenti in Croazia.
TELECOM ITALIA: call center in Albania, Tunisia, Romania, Turchia, per un totale di circa 600 lavoratori, mentre in Italia sono stati dichiarati negli ultimi tre anni oltre 9. 000 esuberi di personale.
WIND: call center in Romania e Albania tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori. H 3 G: call center in Albania, Romania e Tunisia tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 400 lavoratori impiegati.
VODAFONE: call center in Romania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori impiegati.
SKY ITALIA: call center in Albania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 250 lavoratori impiegati. Nell’ultimo anno sono stati circa 5. 000 i posti di lavoro perduti solamente nei call center che operano nel settore delle telecomunicazioni, tra licenziamenti e cassa integrazione.

La glasnost’ fece una bella fine

21 febbraio 2012 Lascia un commento

Sono stati pubblicati i dati delle dichiarazioni dei redditi dei “nostri” ministri. Più che un governo di tecnici è un governo dell’elite economica. Gente non eletta, con decine di migliaia ed in qualche caso milioni di euro in obbligazioni, azioni e partecipazioni aziendali, per non parlare delle proprietà immobiliari; solo il Ministro dell’Interno ne denuncia 24, tra terreni, negozi, appartamenti, box auto etc. Tra l’altro il suddetto ministro non rende note le rendite derivanti da queste proprietà.
La domanda è: possono queste persone riformare quello stesso Sistema che li ha resi così ricchi?
Un sistema giudiziario bacato ed inefficiente, in cui un avvocato arriva a dichiarare un reddito lordo di 11.023.410 euro, di cui appena 7.005.649 € netti, può essere ristrutturato da quello stesso avvocato nel frattempo nominato ministro?
Per ora il governo di questi ricchi personaggi sta facendo pagare la crisi ai cittadini più poveri. Il rischio ancora più angosciante è però che il Governo voglia “cambiare tutto per non cambiare niente”, tutelando i diritti acquisiti di questa ricchissima elite. Sfruttando i sacrifici della povera gente per stabilizzare i propri patrimoni.
Ma poi… che cazzo di fine ha fatto la tassa patrimoniale? Forse la pubblicazione di questi dati è una giustificazione per aver scelto di non tassare i grandi patrimoni. Mica potevano dissanguarsi da soli…

Tangentopoli?

17 febbraio 2012 Lascia un commento

A vent’anni dall’arresto del mariuolo Mario Chiesa i media italiani continuano a raccontare la fuga all’estero del latitante Bettino Craxi coi termini “esilio ad Hammamet”. Di fronte a questa farsa di tutto ciò che fu tangentopoli rimane solo il berlusconismo.

Pachamama

13 febbraio 2012 Lascia un commento

“La natura, o Pachamama, il luogo dove la vita si realizza è si riproduce, ha diritto al rispetto della sua esistenza, così come al mantenimento e alla rigenerazione dei suoi cicli vitali, delle sue strutture e funzioni e dei suoi processi evolutivi.”

Articolo 71 della Costituzione ecuadoregna

Una Vera Competitività

10 febbraio 2012 Lascia un commento

L’intervento di un’imprenditrice sul concetto di competitività, durante la trasmissione Servizio Pubblicomi ha colpito.
Governo, Confindustria e stronzi vari, seguendo le basi ideologiche liberiste, indicano come unica via per avere una maggior competitività delle aziende italiane la riduzione del costo del lavoro.
Regole, diritti dei lavoratori e tasse sono descritti come “lacci e laccioli” che imbrigliano gli imprenditori impedendo un pieno sviluppo delle imprese. L’attuale battaglia ideologica sulla norma che impedisce i licenziamenti senza giusta causa (articolo 18) è emblematica di questo stato di cose.
Tutte cazzate. Per aumentare la competitività, come indicato dall’imprenditrice, si deve intervenire sul ritardo dei pagamenti, sia da parte delle Pubbliche Amministrazioni verso le aziende, sia da parte della grande industria a piccole e medie imprese.
In uno studio del 2011 dell’Ordine dei Commercialisti si spiega la dinamica che scaturisce dai ritardi nei pagamenti: “L’ordinario svolgimento dell’attività economica delle imprese vede trasformare la liquidità  in possesso dalle stesse in investimenti o in acquisto di fattori produttivi necessari per il progredire dell’attività economica e la produzione di nuovi beni e servizi. Il ritardo dei pagamenti per i beni e servizi forniti ha come principale conseguenza  l’interruzione del ciclo produttivo delle imprese. Queste ultime, private della liquidità necessaria, sono obbligate a rallentare tale processo o ricorrere ad altri strumenti per poter finanziare lo svolgimento dell’attività economica. Se osserviamo il fenomeno da un altro punto di vista, quando cioè il pagamento avviene in ritardo rispetto a quanto stabilito contrattualmente, le imprese fornitrici che subiscono il ritardo dei pagamenti diventano sostitute del sistema finanziario, a prescindere da quali siano le disponibilità di cassa ed economiche.”
Di fatto chi paga in ritardo riceve un prestito gratuito dal suo creditore, che spesso è costretto a sostenere quel ritardo facendosi strozzare dalle banche. Che attrattive offre un Paese così ad investimenti stranieri?

Ci tengo a sottolineare che il solo vero problema è il capitalismo, quindi le soluzioni su discusse non possono che essere palliativi per una crisi che invece è strutturale. Qui si è solo voluto ribadire che i problemi di competitività delle industrie italiane non nascono dei diritti dei lavoratori o dai famigerati “lacci e laccioli”, ma sono problemi del capitale stesso. In ogni caso in Germania, le misure contro la crisi economica, hanno ridotto il ritardo dei pagamenti dai circa 20 giorni del 2009 ai  10 del 2010, facendo crescere il pil senza rompere il cazzo i soliti lavoratori.

 

Identità perdute

5 febbraio 2012 Lascia un commento

“Come ci hanno insegnato Freud e Heidegger, il senso di spaesamento del nostro tempo è stato generato dalla trasformazione degli spazi e dei tempi su cui era fondata la società. Le naturali conseguenze sono state un profondo senso di smarrimento, sfociato nella perdita di identità e di appartenenza. Il secolo scorso con le due guerre mondiali, il genocidio degli ebrei, la durezza dei totalitarismi, la caduta delle ideologie hanno eroso l’uomo fino a creare profondi vuoti da colmare. Anche la scienza e i suoi criteri razionalistici non hanno saputo fornire risposte adeguate e non si sono evolute in modalità di ricerca nuove in grado di risvegliare lo stupore e il desiderio di conoscenza. Ne è derivato un profondo senso di insicurezza che ha intaccato anche la ragione e il pensiero. A tutto questo si somma la trasformazione della comunicazione attraverso i media, che ha iniettato nel tessuto sociale, specie grazie alla televisione, il virus della frammentazione delle relazioni umane e degli spazi sociali. Il senso di vuoto e di crisi di identità si è fatta strada anche tra le mura domestiche, ed è riuscita a minare il gruppo sociale considerato fino ad allora più solido. E per riempire il vuoto, da cui scaturiscono solitudine e identità perduta, l’uomo deve soddisfare il suo bisogno di appartenenza.”

Luigi Cortesi