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Posts Tagged ‘ideologia’

The theory of everything

4 marzo 2016 Lascia un commento


“Every theory of the world that is at all powerful and covers a large domain of phenomena carries immanent within itself its own caricature. If it is to give a satisfactory explanation of a wide range of events in the world in a wide variety of circumstances, a theory necessarily must contain come logically very powerful element that is flexible enough to be applicable in so many situations. Yet the very logical power of such a system is also its greatest weakness, for a theory that can explain everything explains nothing. It ceases to be a theory of the contingent world and becomes instead a vacuous metaphysics that generates not only all possible worlds, but all conceivable ones. The narrow line that separates a genuinely fruitful and powerful theory from its sterile caricature is crossed over and over again by vulgarizers who seize upon the powerful explanatory element and. by using indiscriminately, destroy its usefulness. In doing so, however, they reveal underlying weakness in the theory themselves, which can lead to their reformulation.

This element of immanent caricature is certainly present in three theoretical structures that have had immense effects on twentieth-century bourgeois thought: Marxism, Freudianism, and Darwinism. Marx’s historical materialism has been caricatured by the vulgar economism that attempts to explain the smallest detail of human history as a direct consequence of economic forces. Freud’s ideas of sublimation, transference, reversal, and repression have been interpreted to explain any form of overt behavior as a direct or transformed manifestation of any arbitrary psycological cause. In Darwinism the element that is both central to the evolutionary world view and yet so powerful that can destroy Darwinism as a testable theory is adaptation.”

Richard Levins and Richard Lewontin, The Dialectical Biologist

Cos’è la destra? Cos’è la sinistra? (…e i neo-borbonici)

18 gennaio 2013 1 commento

Capitalism-neob

Continuando il discorso sulla fine delle ideologie, i due luoghi comuni più in voga sono la fine della dicotomia destra-sinistra e fascismo-antifascismo. Riporto qui due link con contributi fondamentali, che danno (tra le altre cose) delle indicazioni su cos’è destra e cos’è sinistra e cos’è fascismo e antifascismo, andando un po’ oltre le distinzioni basate sul taglio di capelli o la faccia che c’hai disegnata sulla maglietta.

[Il più odiato dai fascisti. Conversazione su Furio Jesi, il mito, la destra e la sinistra]

[Se l’antifascismo riconosce autoritarismo solo dove c’è la svastica]

WM1 riporta delle definizioni di “destra” e “sinistra”, tanto semplici quanto efficaci, eccole:

la distinzione primaria tra sinistra e destra è proprio questa:

per la sinistra ogni società è costitutivamente divisa al proprio interno, perché ci sono interessi contrapposti e contraddizioni intrinseche. I conflitti principali avvengono lungo le linee di queste contraddizioni, che sono principalmente di classe e di genere, e derivano dai rapporti di proprietà (se ci sono i poveri è perché ci sono i ricchi), di produzione (gli sfruttatori non fanno gli interessi degli sfruttati), di “biopotere” (esistono dispositivi che favoriscono i maschi a scapito delle femmine) etc. Da questa premessa generale, che vale per tutta la sinistra, derivano numerose visioni macrostrategiche: socialdemocratica, comunista, anarchica… Tutte si basano sulla convinzione che la società sia in partenza divisa e diseguale e le cause della diseguaglianza siano endogene.

per la destra, invece, la nostra società era un tempo armoniosa e concorde, ma oggi non lo è più per colpa di agenti esterni, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati ed espulsi. A seconda dei momenti, corrispondono all’identikit il musulmano, l’ebreo, il negro, lo slavo, lo zingaro, il terrone, il comunista che tifa per potenze straniere, il “pervertito” (da dove saltano fuori tutti ‘sti froci? Una volta mica c’erano!), la “Casta” intesa come altro da noi, la finanza ridotta ai complotti di “speculatori stranieri”, ”Roma” etc.

Uno dei fenomeni politici attuali (che forse dovrei semplicemente ignorare, ma non ci riesco) è quello dei movimenti meridionalisti-indipendentisti, che per semplicità chiamerei neo-borbonici. Il loro è un esempio lampante di discorso di destra. Essi infatti sostengono che un tempo il meridione era una società “armoniosa e concorde”, che poi arrivarono gli “agenti esterni” — i piemontesi —, che quindi vanno espulsi rifondando in qualche forma lo stato delle due-sicilie.

Tra i sostenitori di questi movimenti e partiti ci sono senz’altro persone che in buona fede credono che un altro stato, con altro nome e altra capitale possa essere la soluzione alla questione meridionale. Con un nuovo stato ci sarebbero sicuramente nuovi posti di lavoro nella burocrazia, nuove poltrone su cui sedersi, nuovi culi che si adagiano sul velluto. Per questi deratani, in effetti, sarebbe una svolta positiva. Diverso è il discorso che deve fare chi ha a cuore le sorti delle classi basse, dei precari, dei lavoratori, dei contadini: questa non è la loro lotta!

Già nel risorgimento in buona fede molti hanno fatto lo stesso errore, hanno seguito il mito di Garibaldi credendo che lo stato dei piemontesi potesse portare la libertà che i borbone negavano. A loro spese hanno scoperto che la brutalità del potere è sempre la stessa anche se cambia nome e bandiera. Non rifacciamo ora gli stessi errori in senso opposto, non insceniamo una farsa dopo la tragedia.

Lo stato è una macchina manovrata dalle classi dominanti — il famoso 1% — per controllare e reprimere le classi subalterne. Quale sia la bandiera, il nome e la capitale dello stato che ci opprime, poco conta. Al cavallo da soma non importa di che colore sia la frusta che lo colpisce. Mettiamo le nostre forze e la nostra rabbia al servizio di un battaglia più importante, quella contro il dominio dell’uomo sull’uomo, e quindi contro ogni stato. La lotta delle classi subalterne è quella di distruggere gli stati, non di crearne di nuovi.

Cosa sono queste ideologie (sottotitolo: non ci sono più le mezze stagioni)

14 gennaio 2013 2 commenti

 

Abbiamo scritto di ideologie e di chi le rifiuta a prescindere. E’ quindi il caso di chiarire cosa intendiamo quando scriviamo di ideologie.

Cominciamo da molto lontano. Siamo esseri pensanti, che vivono in un mondo, lo osservano, si fanno delle idee — giuste o sbagliate che siano — su cosa sia la realtà e in base ad esse decidono come comportarsi. Il mondo fuori di noi è sempre lo stesso, eppure esso può essere interpretato in tante maniere diverse. Queste sono le ideologie: strumenti teorici e/o dottrinali che ci aiutano ad interpretare la realtà.

Negli ultimi 30 anni o giù di lì ci hanno abboffato le palle a ripeterci che le “ideologie sono morte”, “non ci sono più ideologie” e via dicendo. Dire che non ci sono più ideologie è come dire che non esistono più interpretazioni della realtà. O ci siamo lobotomizzati tutti — ma proprio tutti — oppure si tratta chiaramente di una cazzata enorme. Ci hanno detto che bisogna tralasciare le vecchie ideologie e accettare la regole pragmatiche del mercato globale, poiché è la legge della domanda e dell’offerta a determinare come gira il mondo. Qui casca l’asino: la storia della fine delle ideologie è una bufala per farci accettare l’ideologia capitalista, escludendo altre possibilità.

Questa esperienza ci insegna a diffidare di chi dice di essere contrario alle ideologie: perché vorrebbe dire che è contrario a interpretare il mondo, oppure che è un’ameba priva del sistema nervoso centrale, o più probabilmente che vuole venderci la “sua” ideologia come l’unica possibile.

Avere un’interpretazione della realtà non solo è necessario, ma è addirittura inevitabile. Essere coscienti della propria vita non è altro che interpretare la realtà, per ogni singola cosa che facciamo, per quanto questa interpretazione possa essere confusa o parziale.

Tuttavia, un’ideologia ha senso finché aiuta a comprendere come va il mondo. Essa va rifiutata quando diventa un’interpretazione distorta della realtà, che la nasconde invece di renderla comprensibile. E’ per questo che un’ideologia può essere un formidabile strumento di potere, perché può far accettare le più tremende ingiustizie, nascondendole e rendendole incomprensibili a chi le subisce.

(Nel video qui sopra, un giovane Ignazio La Russa proclama la fine della dicotomia fascismo-antifascismo. Sono passati 40 anni ma le fandonie che si sentono in giro non sono molto diverse. Queste immagini sono l’incipit del must see “Sbatti il mostro in prima pagina”, di Marco Bellocchio con un formidabile Gian Maria Volonté.)

Grillini del III millennio

13 gennaio 2013 Lascia un commento

 

E’ quasi divertente vedere come i due leader si scrutano e si fronteggiano, sotto l’occhio delle telecamere, ognuno cercando di strumentalizzare l’altro. E’ un gioco pericoloso. Casapound è notoriamente incline a mischiare le carte e strumentalizzare tutto quello che gli capita a tiro. E’ il loro sport preferito. I casaclown cercano una legittimazione come partito anti-sistema e Grillo gliela fornisce. Grillo all’inizio pare spaesato, la domanda-trappola sull’antifascismo lo manda in confusione, poi finisce per stare al gioco dei casaclown fino ad arrivare a riconoscere una certa vicinanza trai due movimenti.

Ogni tot scoppia il caso Beppe Grillo. C’è chi si indigna, c’è chi difende a spada tratta, c’è chi parla di fraintendimenti e manipolazioni, c’è chi denuncia l’attacco dei poteri forti al movimento cinque stelle.

Prima c’è stata la questione dei provvedimenti disciplinari. Adesso è il momento dell’apertura a casaclown. Sono episodi che non dovrebbero stupire, è solo la punta dell’iceberg di ciò che c’è alle fondamenta del M5S. I media mainstream fanno leva su un certo tipo di questioni perché è facile e perché è l’unica critica che possono fare dalla posizione in cui si trovano. Altre critiche si possono muovere se si ha un punto di vista diverso, se si guarda da sinistra.

Innanzitutto va detto che il M5S possiede una carica potenziale anti-sistema e fa un certo grado di paura all’establishment, che quindi un po’ si difende come può, un po’ attacca, il più delle volte insegue Grillo cercando di recuperare consensi. Va detto, però, che essere contro-sistema non basta, anzi, di per sé vuol dire ben poco. Per esempio, nazisti e fascisti si presentarono come forze rivoluzionarie e anti-sistema negli anni ’20. Quando poi il sistema sono diventati loro ne abbiamo viste delle belle. Anche i ridicoli del terzo millennio si presentano come anti-sistema, e non a caso si scoprono adesso le affinità elettive con i grillini.

Il macigno più grosso che pesa sul M5S è la struttura aziendale, proprietaria, su cui è fondato. Gli attivisti del M5S sono notoriamente tutte brave persone, intelligenti, capaci, oneste, etc, che fanno un sacco di attività sul territorio, molte delle quali condivisibili. Tante persone così, messe insieme, formano il movimento, mi direbbe un 5S. E’ vero, però, tra tutte queste persone ce n’è una (anzi due) il cui peso può schiacciare tutti gli altri. Non ci sono strutture intermedie, per cui non ci sono meccanismi di controllo di chi sta in basso verso chi sta in alto (o perlomeno non ci sono ancora, o non sono ufficiali). In altri termini, si predica la democrazia diretta, ma si pratica la monarchia assoluta. Il M5S non si presenta come un partito come gli altri, ma dice di voler portare avanti una sorta di rivoluzione. Ecco perché il discorso del “meno peggio”, il paragone con gli altri partiti, non funziona. Se vi volete vendere la democrazia sostanziale, dovete dimostrare di esserne in grado, a partire dal vostro interno. Non ci vuole molto a capire che non ci può essere parità in un gruppo di persone se due di loro sono materialmente e oggettivamente molto più potenti degli altri. Viceversa, se uno ha la testa piena di fantasie può credere che esista un garante illuminato che usa il suo potere per garantire a tutti libertà e pace (un’altra versione del leviatano di Hobbes).

Oltre alla particolare struttura gerarchica del M5S ci sono dei grossi problemi legati ai contenuti. Come giustamente qualcuno ha notato, il M5S è come una scatola vuota, nella quale puoi inserire di tutto (dopo aver trovato un accordo con il tuo gruppo) purché siano rispettate delle regole formali (fedina penale, iscrizione a partiti, numero di legislature). Ciò sembra bello, ma è anche molto pericoloso. Se posso inserire di tutto, non è difficile che insieme a temi ecologisti si facciano strada posizione razziste, xenofobe, reazionarie. Ridurre il proprio cervello, la società, la politica, alla condizione di una scatola vuota non è una bella prospettiva. Purtroppo è la conseguenza naturale del rifiuto aprioristico delle ideologie.

Il rifiuto delle ideologie genera una gran confusione di idee nel M5S. Tra queste c’è l’idea che ogni problema abbia un’unica soluzione, una soluzione tecnica (e infatti l’ascesa di Monti ha inizialmente spiazzato i 5S), una soluzione di buon senso, ovvero una soluzione scelta in maniera assembleare. Io non sono di questo avviso, la maggioranza non necessariamente decide per il meglio (in ogni caso se la maggioranza dovesse prendere una svista ci sarà sempre Grillo a provvedere..), e comunque ciò che è meglio non è definito in maniera univoca. Le soluzioni ai problemi sono diverse, sempre di parte. Esse riflettono la contrapposizione e i compromessi tra le classi sociali. Purtroppo nel rifiutare le ideologie, nel voler presentarsi “né di destra né di sinistra”, i 5S non hanno gli strumenti intellettuali per porsi certi tipi di problemi.

Tutto ciò non è invenzione del M5S, né di Grillo, tantomeno di casaclown. E’ purtroppo lo spirito del nostro tempo. Viviamo in un epoca in cui le dinamiche reali che muovono la nostra società vengono per lo più ignorate. La rabbia trova sfogo nell’odio razziale, nella guerra tra poveri, nella venerazione delle sovrannaturali forze del mercato e dello spread, nel signoraggio, dei complotti pluto-giudaico-catto-comunisti e via dicendo.