La storia USA delle 30 ore

“Il 31 dicembre 1932, il senatore dell’Alabama Hugo L. Black presentò al Senato degli Stati Uniti una proposta di legge per rendere obbligatoria la settimana lavorativa di 30 ore, che veniva definita come “l’unico modo praticabile e possibile per gestire la disoccupazione”. Black si rivolse alla nazione attraverso la radio, chiedendo al popolo americano di sostenere la “legge 30 ore”. Egli prevedeva che l’approvazione del provvedimento avrebbe portato all’immediato riassorbimento di 6,5 milioni di disoccupati nel sistema produttivo e avrebbe rappresentato un beneficio per le imprese, incrementando il potere d’acquisto di milioni di nuovi assunti. Durante il dibattito sulla “legge Black” nel gennaio e febbraio del 1933, William Green aell’AFL dichiarò di essere assolutamente convinto che “bisogna applicare ovunque la settimana e la giornata corta se vogliamo creare opportunità di occupazione ai milioni di lavoratori disoccupati e desiderosi di rendersi utili”.
Tra la sorpresa generale il Senato approvò la proposta di Black con 53 voti a favore contro 30 contrari, rendendo obbligatoria la settimana di 30 ore per tutte le aziende con attività commerciali interstatali o all’estero. Il voto del Senato elettrizzò l’opinione pubblica e fece tremare Wall Street. “Labur”, un periodico sindacale, titolò trionfalisticamente GRANDE VITTORIA. I redatori del periodico, increduli – come la maggior parte della pubblica opinione – di ciò che rea accaduto nell’aula del Senato, riflettevano sull’importanza dell’evento e scrissero: “Dieci anni fa, una proposta di questa natura sarebbe stata bloccata in Commissione. La settimana scorsa, una maggioranza schiacciante di senatori – tanto progressisti, quanto conservatori – ha votato a favore. Questo fatto segna uno dei cambiamenti più straordinari della storia recente.
La “legge Black” passò immediatamente al vaglio della Camera dei rappresentanti dove William P. Connery Jr., del Massachusetts, presidente della Commissione lavoro predisse una rapida approvazione. La legge passò in Commissione, che rivolse un invito in tal senso alla Camera. La ratifica definitiva sembrava ormai certa. La maggioranza degli americani era convinta di diventare in tempi rapidi la prima forza lavoro del mondo a beneficiare della settimana lavorativa di 30 ore, ma l’eccitazione del Paese era destinata a breve vita. “

Dopo l’insediamento il Presidente Roosvelt cedendo alle pressioni delle lobby industriali ed annullò la riforma, concedendo in cambio il potere contrattuale collettivo ai sindacati.

 

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