Democrazia Reale

Democrazia reale – Chi è Stato è Stato e chi non è Stato non è

1.1

Lo Stato moderno si fonda sulla teoria della separazione dei poteri. Nel libro di Montesquieu Lo spirito delle leggi del 1748 si legge: “Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”. L’idea quindi è dividere le funzioni dello Stato fra tre organi di potere (legislativo, esecutivo e giudiziario) indipendenti fra loro.
Nella Costituzione italiana si legge art. 70 – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
Quindi l’Italia è un democrazia è indiretta, cioè, il Parlamento (e non il popolo) esercita il potere legislativo. Questo spiega l’importanza della seconda parte dell’articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Forse non è un caso che Deputati e Senatori dimentichino puntualmente la seconda parte dell’articolo, dando l’illusione di una piena democrazia quando invece sono loro ad amministrare il potere legislativo “più o meno” in nostra rappresentanza.

Il punto è proprio questo. Corruzione diffusa, leggi elettorali inappropriate, incompetenza della classe politica, interessi privati e/o partitici, disinteresse per i problemi dei cittadini etc. hanno determinato il fatto che il popolo non si senta (e di fatto non sia) più rappresentato dalle persone che elegge.
È questo fallimento della democrazia rappresentativa che fa insorgere il popolo stufo di subire le angherie della casta. Lo stesso Montesquieu ha scritto “Lo Stato perirà nel momento in cui il potere legislativo sarà più corrotto dell’esecutivo.”. oggi la gente vuole “democrazia reale” e diretta.

In teoria in Italia non siamo messi male, in quantola Costituzioneprevede tre strumenti di democrazia diretta: la petizione, l’iniziativa popolare legislativa ed il referendum.
In pratica il Parlamento ha fatto in modo che questi strumenti non abbiano l’efficacia che il popolo vuole.

La Petizione popolare: art. 50 – Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Attualmente la petizione non è ancora stata regolamentata con Legge dal Parlamento, inoltrela Camerapuò banalmente ignorare la richiesta, come ha sempre fatto.
L’iniziativa popolare legislativa:  art. 71 – L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
La proposta è destinata Commissioni parlamentari ed anche in questo caso è sistematicamente ignorata.
La forza dell’iniziativa popolare legislativa è stata annullata attraverso i regolamenti interni delle Camere che prevedono che i Disegni Di Legge di iniziativa parlamentare abbiano la precedenza su quelli di iniziativa popolare. Questo è in netto contrasto con il principio fondamentale che caratterizza la democrazia (seconda parte dell’articolo 1 della Costituzione): “la sovranità appartiene al popolo”.

Referendum abrogativo: art. 75 – È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

La possibilità di cancellare una legge fa del referendum abrogativo uno strumento effettivamente potente, permettendo il controllo del popolo sull’operato del Parlamento.
Peccato che la sua legge attuativa (352/70) abbia reso difficile l’utilizzo di questo strumento, richiedendo l’autenticazione delle 500.000 firme dei cittadini sostenitori da presentarsi in soli tre mesi di tempo (impresa possibile ai soli partiti politici).

In conclusione; la nota positiva è che la Costituzione è già scritta in modo da dare accesso al popolo al potere legislativo. Bastano poche modifiche a leggi ordinarie per rendere effettivamente usufruibili gli articoli 50, 71 e 75 della Costituzione:

  • Definire e licenziare i decreti attuativi dell’art. 50, determinando l’obbligo di discussione della proposte contenute nelle petizioni.
  • Cambiare il regolamento della camera, dando ai Disegni Di Legge di iniziativa popolare la precedenza su quelli di iniziativa parlamentare.
  • Modificare la legge 352/70, cancellando l’autenticazione delle firme.

Non ci si illuda che questi tre piccoli aggiustamenti possano improvvisamente portare alla piena “democrazia reale”, ma il nostro parere è che questo possa essere un buon punto di partenza.

1.2

Per dare allo Stato un assetto realmente incentrato sulla democrazia diretta o un sistema misto come in altri paesi è indispensabile una riforma costituzionale.
Il primo punto su cui intervenire è l’articolo 138 che, sia dal punto di vista concettuale, sia dal punto di vista formale, permette al Parlamento di non confrontarsi col popolo anche nel caso di una modifica costituzionale.

Art. 138 – Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Non solo la riforma costituzionale è una prerogativa esclusiva del Parlamento, ma l’ultima parte di questa legge sottrae sovranità al popolo (ancora una volta in disaccordo con l’articolo 1) escludendo la possibilità di voto popolare confermativo. È di tutta evidenza che vista la rottura del patto sociale tra elettori ed eletti, stabilire che il Parlamento possa non consultare il popolo per modificare l’atto fondativi dello Stato è una barbarie. Per spostare l’assetto dello Stato verso una “democrazia reale” l’ultima frase dell’articolo 138   “Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti“va immediatamente cancellata.

Un secondo punto è agire sull’articolo che definisce il referendum abrogativo. Nell’articolo 75 si definisce che per indire un referendum sono necessarie 500.000 firme da raccogliere in tre mesi. È chiaro che raccogliere una cifra così consistente di firme in così poco tempo non è alla portata di tutti. Questo significa che allo stato attuale lo strumento referendario sia precluso movimenti medi e piccoli, se non a patto di affidarsi a strutture partitiche (che quindi hanno diritto di veto) snaturando almeno in parte l’iniziativa popolare.

Naturalmente il potere di abrogare una legge non va sottovalutato, ma “Democrazia reale” significa dare alla gente la possibilità di esprimersi tramite il voto, accettando che al popolo siano affidate le proprie responsabilità, abbassando drasticamente la quota di firme necessarie per indire un referendum.

Inoltre ciò che però non si capisce è perché nel momento il cui il popolo deve delegare il potere legislativo alla classe politica va tutto bene e l’elettore è amato e coccolato. Nel momento in cui il popolo deve decidere per se stesso la classe politica (detentrice del potere) invita a non votare, oscura gli eventi ed usa ogni mezzo parlamentare per mettere paletti alla volontà popolare.

1.3

Per avere qualche spunto sulla “Democrazia reale” è molto interessante osservare cosa succede ai nostri confini.La Svizzeraha un sistema misto molto efficiente. La base della democrazia è di tipo rappresentativo, ma i cittadini hanno ampie possibilità di partecipare direttamente al processo decisionale. In questo paese cittadini possono sia fare proposte legislative, sia respingere la legislazione già approvata dal Parlamento. Gli unici vincoli sono che la proposta legislativa non sia anticostituzionale e che non violi il diritto internazionale.

Per proporre una legge di iniziativa popolare basta raccogliere 100.000 firme a favore di una determinata iniziativa. La proposta viene sottoposta a referendum e vagliata da tutto il paese.
La prima iniziativa lanciata con il sistema attuale, per la quale si votò nel 1893, chiedeva che fosse vietato il metodo ebraico di macellazione senza lo stordimento iniziale dell’animale. Passò, contro il parere del Parlamento. Analogamente se qualcuno è contrario ad una legge può raccogliere 50.000 firme entro 100 giorni dalla sua data di pubblicazione ufficiale e si vota il referendum abrogativo.
Inoltre le autorità sono tenute ad indire un referendum se la legge proposta riguarda un emendamento costituzionale o la firma di un importante accordo internazionale senza possibilità di recesso.

In fine un altro punto molto interessante: quando si vota? L’elettore svizzero è chiamato a votare circa quattro volte all’anno su una ventina di questioni. A nostro parere questa pratica continua dell’esercizio democratico è la ciliegina sulla torta dell’intero sistema. In Italia viviamo in perenne campagna elettorale, senza poter realmente esprimere la nostra sovranità. Invece, votando così spesso si stimola la dialettica politica “dal basso” ed un senso civico che riporta il popolo ad essere lo Stato,  ridando senso al patto sociale da anni in discussione.

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