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“Noi” e “loro”

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L’attacco al giornale Charlie Hebdo è stato una atto criminale e vigliacco, una tragedia che ha commosso l’opinione pubblica e che potrebbe avere importanti conseguenze sociali e politiche. Per alcuni è stato un attacco alla libertà di pensiero, per altri un atto di guerra, alcuni addirittura parlano di scontro di civiltà. In molti lo paragonano all’undici settembre. Come spesso accade la tragedia e la commozione popolare vengono infiltrate dalla propaganda politica. Non possiamo esimerci dal dire la nostra.

La sconcertante verità su cui questa tragedia dovrebbe farci aprire gli occhi è lo sfacelo totale di un modello di società. In particolare della società francese e del suo modello di integrazione che fa acqua da tutte le parti. In generale della società europea e americana (cosiddetta “occidentale”) e del suo modello di sviluppo, o per meglio dire, del suo modello di sfruttamento.

Pare che gli attentatori siano francesi per nascita, nati in famiglie di origine maghrebina. Ragazzi che hanno partecipato alla guerra civile in Siria, e hanno ben pensato di portare la guerra anche a Parigi, dove da qualche anno la si vedeva solo in televisione. La loro origine ci dice qualcosa sulle ferite ancora aperte del colonialismo. Ma ci parla anche di povertà e emarginazione, del modello di (dis)integrazione francese basato su uguaglianza formale e diseguaglianza sostanziale. Immigrati (dalle ex colonie) e figli di immigrati sono francesi di serie B, definiscono etnicamente il sottoproletariato urbano parigino.

Tre giovani trai 20 e i 30 anni che si rendono protagonisti di un atto estremo sono la punta di un iceberg di milioni di persone, più o meno povere, che vivono in uno stato di totale alienazione. L’alienazione di una società fondata sui soldi e sulla competizione di tutti contro tutti. Una società disintegrata, che manca del più elementare contatto umano, il cui unico punto di riferimento è l’ideologia del libero mercato. Una società in cui la massima aspirazione dell’individuo è diventare ricco e famoso. E se questo non è possibile almeno trovare un posto di lavoro. E se neanche questo è possibile, almeno riuscire a mettere il piatto a tavola stasera. Una società che punisce con la miseria, con il carcere, e infine con la morte chi non si adegua.

Il fondamentalismo religioso, sia esso musulmano o cristiano, al pari dei vari fascismi e razzismi vecchi e nuovi, offre un facile conforto, risponde bene alla mancanza di senso della società moderna. I dirigenti dei vari gruppi fondamentalisti e fascisti lo sanno fin troppo bene. E’ su questo che dovremmo riflettere. Non è una riflessione accademica, né un invito a farsi un esame di coscienza. E’ una questione di rilevanza pratica. Dobbiamo farci gli anticorpi contro chi su questa tragedia vorrebbe costruirirsi una carriera politica.

N.B.: A proposito di scontri di civiltà e difensori della libertà di pensiero. Nel novembre del 1970 Hara-Kiri (in seguito divenuto Charlie Hebdo) si permise di fare una sottile ironia sulla morte del generale De Gaulle. Il governo chiuse il giornale il giorno seguente. Ciò dimostra che la “nostra” civiltà e la “loro” hanno un nemico comune: la satira. Ed i “nostri” mezzi per stroncarla sono molto più efficaci di un attacco coi kalashnikov.

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  1. 9 gennaio 2015 alle 23:43

    Le tristi guerre imperiali al capolinea: nessun risultato e un costo altissimo da pagare. Ovviamente i responsabili potrebbero tentare un rilancio; giocare al rialzo è uno stratagemma molto popolare. Il problema è vedere con quali effetti.

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