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Economia politica della fuga dei cervelli

SftPCosa lega l’insegnamento della fisica, la miseria del Terzo Mondo e la guerra tecnologica? Ce lo spiega bene questo articolo apparso su Science for the People nel 1972. L’articolo originale fu publicato nel Vol. 4 No. 3 della rivista (disponibile in formato elettronico) pag. 3. Qui proponiamo la nostra traduzione in italiano: ScienceScientist-andtheThirdWorld.

L’articolo aiuta anche a spiegare quel senso di alienazione che ho spesso provato durante i miei studi e nel lavoro di ricerca (e non credo sia una sensazione soltanto mia). Un senso di alienazione che nasce dal non capire il senso di ciò che si studia e che si fa. A cosa e a chi serve ciò che mi viene richiesto di studiare? A cosa e a chi serve la ricerca scientifica (di base) che mi viene chiesto di svolgere? Ci si guarda intorno e si ha l’impressione netta di uno scollamento tra la realtà sociale e le materie di studio e gli obiettivi della ricerca. Uno scollamento che si esprime anche nella difficoltà di trovare in Italia un’occupazione (in settori altamente specializzati) e nella volontà o necessità di emigrare, di trasferirsi in altri paesi, paesi più avanzati, più ricchi, nei quali le tue competenze troveranno infine un senso e un’applicazione. E’ a quel punto, guardando le cose da una prospettiva diversa, non più dalla provincia del mondo, ma da una delle sue capitali, che inizi a capire il senso di ciò che studiavi e che facevi, e insieme con esso le cause della tua alienazione.

L’Italia, e il sud Italia in particolar modo, vive la contraddizione di non essere né Nord né Sud, di essere a cavallo tra il Primo Mondo e il Terzo Mondo. Tra le altre cose, l’articolo piega come il fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli” (in inglese brain-drain) sia funzionale al mantenimento delle relazioni di dominio del Primo Mondo sul Terzo Mondo. Gli scienziati sono anch’essi responsabili (più o meno consapevolmente) di questo meccanismo di dominio e del suo perpetuarsi in forme nuove e sempre più “tecnologiche”. C’è da disperare? No, c’è da assumersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche! Ricordandosi che il Terzo Mondo non è più lontano del più vicino quartiere degradato della tua città.

Altri articoli di Science for the People tradotti in italiano: L’insegnamento delle materie scientifiche, verso un’alternativa.

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  1. 20 giugno 2014 alle 16:38

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