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Perché Tsipras

Orribile la campagna elettorale della lista “L’altra Europa con Tsipras”. Orribile la mediocrità che ha portato a litigi e divisioni. Orribile la confusione ideologica che ha fatto prevalere una certa impostazione fintamente “apartitica”, con le liste della cosiddetta “società civile” formate da intellettuali più o meno ignoti. Ridicoli infine i manifesti, che inneggiano agli aperitivi e al prozac (c’è da domandarsi se hanno pagato dei pubblicitari per fare questi guai o è il frutto della creatività non-pagata dei militanti).

Per farsi due risate, ecco alcuni esempi di self-subvertising (ovvero come diventare la parodia di se stessi). Da sinistra a destra, tre correnti di pensiero in seno alla lista Tsipras: l’aperitivismo solidale, l’intolleranzismo individualista e lo smacchiamentismo giaguarista (clicca per ingrandire).

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Tutto ciò è sintomo della grave difficoltà mentale, prima che organizzativa, della sinistra italiana. Mancano punti di riferimento ideologici. Ci si lascia affascinare dal linguaggio dell’antipolitica. Non avendo messaggi forti e credibili, si rimedia con le tecniche di comunicazione della pubblicità commerciale. Il risultato è penoso e non lascia prevedere niente di buono in termini elettorali.

Pare che l’obiettivo della Lista Tsipras in Italia sia rubacchiare qualche voto al PD (difficile) e al M5S (difficilissimo), e per far questo scimmiottano i temi propri del M5S, oppure sperano che una bandiera rossa (ormai epurata dalla falce e dal martello) sia sufficiente per recuperare i voti di pochi nostalgici che in gioventù si sono avvicinati (ma mai troppo) alla politica.

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Operai durante lo sciopero del 1943. All’epoca l’aperitivo non era ancora di moda.

La sfida vera e potenzialmente vincente sarebbe invece avere il voto di chi pratica l’astensione perché non vede rappresentanti credibili a sinistra. Sono elettori difficili, che richiedono un certo sforzo per essere convinti. La lista Tsipras sta facendo ben poco in questa direzione. Semmai ci sta assicurando che quei voti non li avrà mai.

L’astensionismo ha le sue buone ragioni. Le elezioni politiche sono la bella favoletta che ci viene raccontata per farci fare sonni tranquilli. Servono al potere per essere accettato da chi il potere lo subisce. Astenersi vuol dire rifiutare di partecipare a una sceneggiata. (Ecco Renzi e Grillo salire sul palco per rubare la scena al vecchio mattatore, l’eterno Berlusconi.) La partita vera si gioca fuori dal teatro, ed è più complessa di una partita a scacchi.

Non c’è dubbio che PD, M5S e PDL (o come diavolo si chiama adesso) si spartiranno il podio, in un qualche ordine determinato dalle fluttuazioni statistiche. Un tri-polo che altro non è che un bi-polo, e che a ben vedere è un mono-polo. A parte la propaganda elettorale, PD e PDL (con i loro gruppi di riferimento in Europa, i Socialdemocratici-Progressisti e i Cristianodemocratici-Conservatori) continueranno le usuali politiche di austerità, di blocco delle frontiere e zerbinismo nei confronti della NATO e degli USA. Dall’altro lato il M5S (e gli altri gruppi xenofobi con cui si andrà a confrontare) proporranno soluzioni di facciata di stampo nazional-socialista, in sostanziale continuità con le politiche liberiste, accompagnate da misure di ulteriore repressione degli immigrati. In questo scenario, avere un gruppo (per forza di cosa piccolo) di parlamentari che possa portare una visione diversa dell’Europa, né liberista né nazional-socialista, non può che far bene. Per questo c’è da impegnarsi per far superare alla lista Tsipras la soglia di sbarramento del 4%. E prima ancora c’è da impegnarsi per la raccolta firme.

Una cosa si deve tenere bene a mente: non bisogna credere nelle elezioni, mai. Il loro valore è marginale e simbolico. Come dicevamo sopra, la partita quella vera si gioca fuori dai parlamenti: nei luoghi di lavoro, sui territori. Non bisogna sovraccaricare le elezioni di una flebile speranza che facilmente si tradurrà in una disastrosa disillusione. A differenza di Renzi, Grillo e Berlusconi, Tsipras non è l’uomo della provvidenza che risolverà tutti i nostri problemi. E’ piuttosto un simbolo attorno al quale raccogliere un po’ di consensi per combattere un Europa liberista, imperialista e xenofoba. Tsipras non è un rivoluzionario. Le rivoluzioni non si fanno con le libere elezioni. Per adesso però può essere buono averlo nel parlamento europeo.

Il vero valore aggiunto di Tsipras è che è greco, e ha provato sulla pelle dei suoi familiari, amici e conoscenti la devastazione portata dalla troika. Già solo per questo merita un appoggio. Nonostante la sinistra italiana sia monnezza.

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