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Il peccato originale delle leggi elettorali maggioritarie

aula2“Secondo alcune confessioni del cristianesimo il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità nella tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio, così come descritto nella Genesi, cui seguì la caduta dell’uomo. Il peccato originale viene descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio e che ha reso l’uomo mortale. Simbolicamente possiede vari significati a seconda delle interpretazioni che ne sono state date, ma in generale rappresenta la disobbedienza dell’uomo verso Dio nel voler decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male”. (fonte Wikipedia)

Nella nostra biblica metafora; Adamo ed Eva sono i due piccoli-grandi partiti del Parlamento italiano, Dio è l’elettorato ed il peccato originale, come detto, ciò che ha diviso l’uomo da Dio, che è individuabile nelle varie leggi elettorali maggioritarie. 
In particolare vorremmo puntare l’attenzione su un punto costantemente trascurato dai media: le soglie di sbarramento. L’Italicum (già il nome fa schifo), di recente approvazione alla Camera, prevede una soglia di sbarramento del 4,5% per i partiti che si presentano in coalizioni e dell’8% per i partiti che si presentano da soli. Quel poco di discussione che riesce ad arrivare sui media, riguarda solo la soglia del 4,5%. Chiaramente questa soglia determina un problema di rappresentatività, in quanto, anche avendo più di un milione e due-trecentomila voti (il numero preciso dipende dalla affluenza totale) un partito può rimanere fuori dal Parlamento, lasciando questa moltitudine di elettori senza rappresentanza. Ma clamorosamente questo non il problema maggiore.
Il cuore del peccato originale è la soglia dell’8% per i partiti che vorrebbero presentarsi alle elezioni da soli. Questa soglia così alta di fatto costringe i partiti minori, non privi di idee, programmi e voti a snaturare le proprie identità per coalizzarsi ed avere qualche chance di entrare in Parlamento. 
Questo svuotamento culturale è ciò che impoverisce qualsiasi dibattito parlamentare, tagliando le visioni più vicine alle classi subalterne, appiattendo tutto su una medio-borghesia, conservatrice o progressista, ma comunque allineata sui dogmi dell’euro, del mercato, della spending review, delle “missioni di pace”, dell’Unione Europea, del liberismo, della xenofobia, del precariato, delle grandi opere, della competitività e del “sogno americano ormai sfiatato. Tutti totem fallimentari della politica post ’90 supportati dalle regolette elettorali fatte solo per tagliare le voci di doveroso dissenso. 

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