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Boia chi molla

Nel 1923, un anno dopo la marcia su Roma, il parlamento approvava la nuova legge elettorale (legge Acerbo). Al partito che avesse avuto più del 25% dei voti, sarebbero andati i 2/3 dei seggi. Il partito fascista superò la soglia. Il listone Mussolini prese il 60% dei voti, non senza l’aiuto di mazzate e intimidazioni, e si aggiudicò i 2/3 del parlamento. Agli altri partiti toccò divedersi il restante 1/3. In nome della stabilità, si direbbe oggi. Non so quanto siano stati stabili i 20 anni che seguirono.

Nel 2014, un rottame e un rottamatore delineano una nuova legge elettorale. La soglia per il premio di maggioranza è posta al 37%, il premio è del 15% fino a un massimo del 55% dei seggi. Se nel ’23 quel  restante terzo dei seggi dava l’illusione della rappresentanza democratica per i partiti più piccoli e indipendenti, oggi lo sbarramento al 8% non lascia alcun dubbio (fatti salvi gli amichetti nazisti della Lega). Qualunque posizione politica che vada contro corrente verrà cancellata, oppure invogliata a prostituirsi in una coalizione per guadagnare la soglia del 4%.

Il PD punta a prendersi il suo bel premio di maggioranza, e a governare in alternanza con la mummia di Berlusconi. Un sistema bipolare-monopolare che più stabile non si può. Bisogna riconoscere che per quanto possa essere incredibile, il PD e il “personaggio Berlusconi” hanno un nocciolo duro di elettori che li voteranno sempre e comunque. Non ricorrono all’olio di ricino, ma a forme di intimidazioni ben più raffinate, che si chiamano spread, IMU, mercati finanziari, “ce lo chiede l’Europa”.

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  1. 2 febbraio 2014 alle 20:20

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