We have a dream

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Nei prossimi giorni molte persone scenderanno in piazza per manifestare contro lo sfruttamento criminale del territorio campano e italiano in generale. In tanti scenderemo in piazza per dire basta alla distruzione sistematica dei beni comuni, della nostra bella e fertile terra, della salute pubblica, a vantaggio di una barbara accumulazione originaria di ricchezze e potere politico destinati a pochi miserabili membri di una elite del cazzo.

Ormai sono anni che raccogliamo dossier, testimonianze, che scriviamo e leggiamo libri, producendo statistiche su ogni tipo di tumore e di avvelenamento. Ormai sappiamo bene che non è un male minore di un sperduta provincia del mondo. Non è argomento di discussione in un talk show, e non è neanche una vergogna che fa indignare la “Napoli Bene”. Sappiamo che al contrario è un elemento necessario e utile dell’economia mondiale, in cui l’unica regola è il raggiungimento del massimo profitto. Che la merda industriale si sversi in Somalia o in Campania è solo il risultato di un calcolo costi-benifici. Un bilancio favorevole per i clan e per politicanti poltronisti. E’ un calcolo bestiale e insostenibile, fatto di devastazione e morte per i nostri territori, profitto e benessere altrove, lontano da qui.

Nei prossimi giorni ci saranno due manifestazioni (il 26 ottobre e il 16 novembre). E’ importante partecipare in tanti e con forza, dando però ad esse il giusto peso. In questi giorni molti stanno giocando sporco. Sentono che il vento sta cambiando e si preparano a dare del loro peggio, ad imbrigliare la rabbia popolare e sfruttarla per continuare a fare i loro sporchi affari, o per farsi pubblicità elettorale. Queste manifestazioni potranno andare bene o male — e noi speriamo che vadano benissimo — ma se pure andassero male bisogna andare avanti. Sono passaggi di un percorso che viene da lontano e che dovrà arrivare lontano. Viene dai movimenti che da anni, soli contro tutti, si sono opposti con forza alle discariche e agli inceneritori, a Chiaiano, a Terzigno, ad Acerra, nei comuni vesuviani e in tanti altri luoghi.

Noi abbiamo un sogno. Che possa nascere un movimento che sia per forza e per intelligenza paragonabile al movimento NO TAV. Bisogna prendere spunto, imparare dal loro esempio, riprodurre, riadattare, rigenerare. Ma per far questo bisogna essere pazienti, forti ed organizzati. Dobbiamo confrontarci con le nostre diversità interne, per produrre sintesi concrete che ci diano unità e ci difendano dai numerosi soggetti “istituzionali” desiderosi di mettere il cappello sulla giusta rabbia popolare. Stavolta siamo noi a decidere, che loro ci seguano. Loro hanno le scadenze elettorali, noi abbiamo la vita davanti a noi.

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