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BOOM

melUna città “di sinistra”, pacata, accogliente e tollerante. Corridori amatoriali che partecipano a una maratona. Famiglie che vanno a godersi lo spettacolo in una bella giornata di sole. Questo è lo scandalo degli attentati terroristici. Colpiscono chi meno se lo aspetta, chi non se lo merita.

E’ per questo che la bomba a Boston farà sempre più notizia di una bomba qualsiasi lanciata da una aereo americano sopra a una festa di matrimonio in Afganistan, o esplosa in mezzo a un mercato in Iraq. Quelli sono talebani, sono arabi, sono sporchi e neri. Qualcosa di male sicuro l’hanno fatta, quindi fa niente se vengono uccisi come bestie. Inutile sprecare status di facebook a ripetere che nello stesso giorno e nell’indifferenza generale un numero imprecisato di Iracheni o di Afgani è morto in situazioni analoghe, sotto altre bombe. E’ retorica inutile, la differenza c’è ed è grossa.

A Boston ci stanno i buoni, gli studenti brillanti dall’avvenire assicurato, i ricercatori e i professori più attivi e produttivi al mondo. I leader mondiali del progresso scientifico e tecnologico. Tra questi c’è chi troverà la cura per il cancro, chi svilupperà la prossima generazione di computer, la prossima invenzione che rivoluzionerà le vite di chi avrà i soldi per comprarsela. Chi viene qui vuole stare tranquillo. Non vuole essere disturbato mentre gioca al libero mercato delle idee, alla caccia al tesoro del successo. Lavora sodo ed esige rispetto. Il suo tempo vale tanto, migliaia di volte in più del tempo di chi si spezza la schiena nelle periferie del mondo, ed è pagato in dollari americani. Esige che nessuno gli rompa le scatole, che nessuno gli piazzi una bomba mentre sta facendo la maratona per la quale si è allenato duramente un anno intero.

La verità è che non puoi pensare di stare tranquillo a fare le tue cose nel piccolo mondo di Boston, quando c’è un mondo che crolla tutt’intorno. E non c’è bisogno di andare a sbattere in Medio Oriente o in Africa per trovare qualcuno pronto a far strage di maratoneti nella liberale Boston: bastano i neonazisti americani, i fanatici delle armi e le loro lobby o i razzisti eterni che non hanno ancora digerito di avere un presidente nero. La merda peggiore ce l’hai dentro casa, e ormai non ne senti neanche più la puzza.

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