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uno vale uno

fantasia

Ci hanno insegnato che nelle elezioni democratiche, se non ci sono brogli, il voto di un cittadino conta quanto quello di chiunque altro. Ogni scheda nell’urna è uguale e indistinguibile dalle altre.

Ma quanto conta davvero un voto? La risposta è tanto semplice quanto qualunquista. Su una popolazione di decine di milioni di votanti, il voto di un singolo non conta granché. Meno dello 0,00001%: quanto un bicchier d’acqua in una piscina olimpionica. Così poco che uno che ha sempre votato Berlusconi potrebbe votare per Ingroia, per il gusto del proibito, sicuro che il suo gesto non influenzerà il risultato delle elezioni (c’è solo un caso in cui questo non è vero, come ben sanno gli appassionati dei Simpsons =)).

Dobbiamo dedurre che il voto non conta niente? Non proprio. Sebbene il peso di un singolo voto sia trascurabile, la loro somma determina il risultato di un’elezione. Quindi la massa dei voti certamente conta. A determinare che direzione prenderà la massa dei voti sono variabili esterne, ignote e incomprensibili ai più: dalla pubblicità al passaparola, dalla propaganda subliminale ai talk show televisivi, dagli esperti di comunicazione a imprevedibili eventi eccezionali.

Affinché i voti dei singoli possano formare una massa critica c’è bisogno di un meccanismo di moltiplicazione e concentrazione. Il più semplice è il passaparola. Una volta sui manifesti elettorali si leggeva “vota e fai votare”. Un singolo elettore ha un peso diverso se oltre al proprio voto indirizza i voti di altri elettori, ovvero se diventa un attivista. E questo peso cresce ancora di più se l’attivista riesce a portare altri attivisti come in una catena di Sant’Antonio.

Internet, in quanto ente privo di un controllo centrale, viene spesso vista come uno strumento di informazione senza gerarchie, in cui ognuno può scrivere e leggere da pari a pari. D’altra parte, anche in rete esistono dei poli di attrazione che riescono a indirizzare le opinioni di molti. Tra questi, uno dei più gettonati in lingua italiana, è il blog di Beppe Grillo. Chiaramente, una posizione di privilegio non dura per sempre, nuovi siti e nuove opinioni possono crescere e prendere il posto delle vecchie. Non è una novità di internet, questo è quello che succede da sempre, fuori dalla rete, dove nuovi poteri nascono e i vecchi muoiono. L’unica differenza è che — in teoria — bastano buone idee e non sono necessari grandi capitali perché un nuovo sito emerga. Anche questo l’abbiamo già sentito: è il mito americano della terra delle opportunità, dove tutti possono diventare come zio Paperone, che iniziò con 1 cent laggiù del Klondike.

Ultimamente si sente spesso ripetere lo slogan “uno vale uno”, che esprime la voglia di ritornare ad una condizione genuinamente democratica dove ogni voto ha lo stesso peso. Ovviamente, se lo scopo è quello di vincere le elezioni certe idee egualitarie vanno tralasciate. Vanno bene per la propaganda, ma la rappresentanza è un’altra cosa. Per essere eletti c’è bisogno che i tanti piccoli bicchieri d’acqua vengano indirizzati e si concentrino in un’unica piscina da riempire: il potere deve essere concentrato sul candidato da eleggere, sulla lista prescelta. E’ la natura gerarchica insita nel meccanismo della rappresentanza. Per scegliere un capo si richiedono metodi autoritari, benché democratici. Il giorno delle elezioni il potere sta cambiando faccia per rimanere lì dov’è.

A sentire gli attivisti del Movimento 5 Stelle il loro capo Grillo non avrebbe potere. Questi sarebbe solo un garante, lì per difenderli dagli altri e da se stessi. Come dei bambini che non sanno gestirsi da soli, non sanno proteggersi dagli attacchi esterni e perseguire il bene comune, hanno bisogno di un garante a cui cedono parte della propria libertà ad un prezzo cha pare loro ragionevole. Ecco il patto sociale che rinasce dalle proprie ceneri sotto altra forma. Sarà migliore della precedente?

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