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il pelo sullo stomaco

E’ vero, a Genova nel 2001 ci si è spaccati e fatti spaccare. In troppi si affrettarono a dire che i “black bloc” — i “violenti” — con il movimento non c’entravano niente, che c’erano buoni e che c’erano i cattivi.
Le sentenze definitive e gli arresti sono anche una consequenza di quella spaccatura. Oggi, a distanza di tempo, le cose sono più chiare a chi abbia voglia di capire e di non accontentarsi della versione ufficiale e giudiziaria.

L’aver imposto una divisione mediatica del movimento in buoni e cattivi ha giovato alla conservazione dello status quo: ha messo a tacere voci che avrebbero disturbato il tranquillo svolgersi di guerre umanitarie e riforme strutturali che si sono susseguite in questi 11 anni.

La ricetta ha funzionato e lo stato prova a cuocere la medesima pietanza, da servire stavolta al movimento no-TAV. Certamente il movimento del 2001 era vasto e con obiettivi all’apparenza più ampi (e altrettanto vaghi), ma i no-TAV oggi godono di una popolarità che è paragonabile e forse superiore. Ed ecco che lo stato ripropone la favola dei buoni e dei cattivi.

Ma questa volta si sono sviluppati gli anticorpi, ci è cresciuto il pelo sullo stomaco, e questi vecchi metodi non funzionano più!
Il movimento no-TAV procede lento, sicuro e forte nell’unità delle sue moltiplici anime e pratiche.

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