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under the bombs

Una volta c’era la guerra fredda.
Si sapeva che da un lato c’era la NATO, dall’altro il Patto di Varsavia. Una noia mortale, ma anche una garanzia (altrettanto mortale). Guerre più o meno grandi, massacri decennali o piccole crisi, tutto si riconduceva a quello scontro tra due blocchi.

Oggi la situazione è un po’ più movimentata.
La garanzia di uno sforzo militare costante e di lunga durata è venuta meno. Ogni anno c’è gente che lavora sodo per garantirsi la pagnotta, per garantire a quell’apparato militare-industriale di tirare a campare. Raccolgono informazioni, scrivono progetti, scelgono scenari di guerra, coltivano odio, inventano governi, terroristi, rivoltosi, e tutto ciò che può essere utile per giustificare quello stato di guerra continua che gli assicurerà il pane anche per quest’anno. Kosovo, Afganistan, Iraq, Libia. Quest’anno pare che tocchi alla Siria.

Non voglio dire che rivolte e rappresaglie siano tutte finzioni mediatiche, né che tutti i soggetti coinvolti siano fantocci nelle mani di servizi segreti stranieri. Dico piuttosto che c’è chi azzuppa il pane ogni volta che può, e che i media mainstream sono strumenti fondamentali per preparare l’opinione pubblica ad accettare, a invocare, la prossima guerra. Bisogna riconoscere che per la Libia hanno fatto un lavoro eccezionale, e ci siamo cascati alla grande. Per la Siria sarà più difficile, cerchiamo di non farci fregare. Indignarci e chiedere a gran voce l’intervento dell’ONU, della NATO, o di chissà quale altra autorità a garanzia dei diritti umani: questo è ciò che non va fatto, è la trappola!

Non ne capisco di geopolitica, non so dire con precisione quali forze si stiano scontrando. Non so valutare quanto sia una guerra civile in corso o una macchinazione di servizi segreti. Non è facile distinguere buoni e cattivi, come qualcuno vorrebbe farci credere. Non vedo che diritto hanno altri governi di intervenire, se non per tutelare i propri interessi strategici.

Chi sinceramente si indegna per le rappresaglie del governo siriano, si schieri apertamente. Magari procurandosi un kalashnikov e un passaggio per la Siria!
Quello che so è che se uno vota per la guerra deve essere pronto a farla di persona: a uccidere ed essere ucciso.

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Categorie:Guerre Globali, News Tag:,
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