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Rifiuto del Manzo Globale

Uno dei pilastri della società dei consumi è rappresentato dall’industria della carne bovina. Alla fine dell’1800 i bisonti e gli indiani delle grandi pianure del midwest americano furono completamente spazzati via permettendo la colonizzazione dalle mandrie. L’alimentazione di queste vacche venne integrata con il surplus della produzione di mais. Questo, da un lato, rendeva la carne più grassa, quindi più gradita ai consumatori, aumentando le vendite, dall’altro ha fatto in modo che la produzione agricola venga sempre più utilizzata per ingrassare animali invece che nutrire persone.
Oggi un terzo di tutti i cereali prodotti al mondo sono destinati agli  animale da allevamento. Per produrre un chilo di carne di manzo all’ingrasso ci vogliono9 kgdi mangimi; di questi6 kgconsistono di “cereali e sottoprodotti, e tre di fibra”.
Inoltre; L’economista Frances Moore Lappè nota che: “l’acqua utilizzata per produrre5 kgdi carne bovina, equivale al consumo domestico complessivo della mia famiglia per un anno.”
Ciò significa che per garantire carne a buon mercato ai consumatori occidentali, l’industria della carne bovina affama i poveri del mondo “mangiando” risorse alimentari più che sufficienti a sfamare tutti.
Secondo David Pimentel, nel sistema dell’allevamento intensivo, “le proteine somministrate ai manzi ed a gli altri animali consistono per circa il 42% di foraggio e per il resto di cereali. I bovini hanno un’efficienza di conversione delle proteine alimentari solo del 6% ciò significa che un animale produce meno di50 kgdi proteine consumando più di790 kgdi proteine vegetali.”
Se tutto questo non bastasse, c’è la preoccupante questione dell’inquinamento.
Un manzo da allevamento produce ogni giorno20 kgdi sterco che inquina le falde acquifere. Ogni anno la popolazione mondiale di 1.300.000.000 bovini “emette” in atmosfera circa 60 milioni di tonnellate di metano (gas serra 25 volte più inquinante dell’anidride carbonica).
In più molti paesi emergenti e del terzo mondo hanno sviluppato programmi di disboscamento per creare pascoli per entrare nel lucroso business della carne. Questo ha già determinato forti fenomeni di erosione del suolo e di desertificazione.
Cancellare l’allevamento intensivo vuol dire liberare i bovini da un processo che li vede castrare, privare di corna, bloccare nelle funzioni riproduttive, sottoposti a dosi massicce di ormoni ed antibiotici, irrorare di insetticidi e sottoposte ad una morte brutale in un macello automatizzato.
L’allevamento intensivo è una industria che va distrutta senza appello, in quanto: affama l’umanità, distrugge la biosfera e tortura gli animali.

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