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Come tante pecorelle

Il capitalismo esiste e conserva il suo dominio fintanto cresce e crea i presupposti per continuare a crescere. La bestia si ingrossa secondo la legge di trasformazione del denaro in merce, e della merce in più denaro, dove la forza lavoro è quell’unica merce che ha la facoltà di creare valore, sia che questa venga acquistata direttamente, a tempo determinato o indeterminato, o che sia assoggettata in maniera indiretta tramite l’indebitamento. La parola “sfruttamento” sintetizza bene questo meccanismo.

La crescita indefinita ed esponenziale è il presupposto e la conseguenza, è il mantra del capitalismo. Questa strana bestia è cresciuta fino a scontrarsi con i limiti fisici del pianeta Terra. Ma questo non è bastato a distrarre la bestia dal mantra della crescita. Essa ha trovato territori vergini da conquistare, nelle profondità del microscopico, nei corpi e nelle menti degli esseri umani. Ma il capitale, che ad alcuni appare come il paladino del progresso, preferisce non correre rischi, o meglio, preferisce lasciare i rischi ad altri e tener per sè i profitti. I vecchi e consolidati sistemi non vengono quindi buttati via. All’occorrenza, quando i nuovi territori risultano non ancora fertili o poco fruttuosi, si trova sempre un paese canaglia a cui far guerra, un ponte da costruire su uno stretto, o una montagna da bucare per farci passare un inutile treno ad alta velocità, splendente simbolo della decadente illusione della crescita.

Quello che succede in Val di Susa ha poco a che vedere con una questione di ordine pubblico. La retorica pasoliniana che periodicamente ci ripropongono è totalmente fuori luogo e ha l’unico effetto di far rivoltare il suddetto nella tomba. Il punto non è lo scontro tra polizia e militanti no-tav. Il punto è cosa sia la democrazia, è come debbano essere gestiti i territori, le risorse naturali, i beni comuni. Il punto è quale modello di società sarà egemone in Europa. Se vincerà la crescita economica, il debito, la guerra e la precarietà delle vite, oppure se prevarrà un modello di società basato sulla decrescita e sul buon vivere, capace di soddisfare i bisogni di ognuno e a cui ognuno possa contribuire secondo le proprie capacità. Il punto non è l’ordine pubblico. Il punto è che chi si oppone al sistema della crescita a tutti costi finisce dietro le sbarre, in ospedale, per poco non finisce al cimitero, subisce l’intimidazione e l’attacco delle varie forze dello stato, dalla magistratura alla polizia fino ai mass media.

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  1. Chiara
    4 marzo 2012 alle 11:13

    Stanno facendo il solito gioco buoni-cattivi mettendo in luce un aspetto della protesta strumentalizzabile. La cosa triste è che funziona sempre…
    Tra l’altro la retorica pasoliniana è usata in maniera stupida, come lui stesso commentò:
    “[…] Proprio un anno fa ho scritto una poesia sugli studenti, che la massa degli studenti, innocentemente, ha “ricevuto” come si riceve un prodotto di massa: cioè alienandolo dalla sua natura, attraverso la più elementare semplificazione. Infatti quei miei versi, che avevo scritto per una rivista “per pochi”, “Nuovi Argomenti”, erano stati proditoriamente pubblicati da un rotocalco, “L’Espresso” (io avevo dato il mio consenso solo per qualche estratto): il titolo dato dal rotocalco non era il mio, ma era uno slogan inventato dal rotocalco stesso, slogan (“Vi odio, cari studenti”) che si è impresso nella testa vuota della massa consumatrice come se fosse cosa mia. Potrei analizzare a uno a uno quei versi nella loro oggettiva trasformazione da ciò che erano (per “Nuovi Argomenti”) a ciò che sono divenuti attraverso un medium di massa (“L’Espresso”). Mi limiterò a una nota per quel che riguarda il passo sui poliziotti. Nella mia poesia dicevo, in due versi, di simpatizzare per i poliziotti, figli di poveri, piuttosto che per i signorini della facoltà di architettura di Roma […]; nessuno dei consumatori si è accorto che questa non era che una boutade, una piccola furberia oratoria paradossale, per richiamare l’attenzione del lettore, e dirigerla su ciò che veniva dopo, in una dozzina di versi, dove i poliziotti erano visti come oggetti di un odio razziale a rovescia, in quanto il potere oltre che additare all’odio razziale i poveri – gli spossessati del mondo – ha la possibilità anche di fare di questi poveri deglì strumenti, creando verso di loro un’altra specie di odio razziale; le caserme dei poliziotti vi erano dunque viste come “ghetti” particolari, in cui Ia “qualità di vita” è ingiusta, più gravemente ingiusta ancora che nelle università”.
    E l’odio razziale fa sempre il gioco del potere.

  2. k30ore
    4 marzo 2012 alle 11:37

    grazie Chiara! Cercavo proprio queste parole di Pasolini. Ecco alcuni link: http://www.pasolini.net/saggistica_poesia_pciaigiovani.htm http://www.pasolini.net/saggistica_strumentalizzPPP.htm

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