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Una Vera Competitività

L’intervento di un’imprenditrice sul concetto di competitività, durante la trasmissione Servizio Pubblicomi ha colpito.
Governo, Confindustria e stronzi vari, seguendo le basi ideologiche liberiste, indicano come unica via per avere una maggior competitività delle aziende italiane la riduzione del costo del lavoro.
Regole, diritti dei lavoratori e tasse sono descritti come “lacci e laccioli” che imbrigliano gli imprenditori impedendo un pieno sviluppo delle imprese. L’attuale battaglia ideologica sulla norma che impedisce i licenziamenti senza giusta causa (articolo 18) è emblematica di questo stato di cose.
Tutte cazzate. Per aumentare la competitività, come indicato dall’imprenditrice, si deve intervenire sul ritardo dei pagamenti, sia da parte delle Pubbliche Amministrazioni verso le aziende, sia da parte della grande industria a piccole e medie imprese.
In uno studio del 2011 dell’Ordine dei Commercialisti si spiega la dinamica che scaturisce dai ritardi nei pagamenti: “L’ordinario svolgimento dell’attività economica delle imprese vede trasformare la liquidità  in possesso dalle stesse in investimenti o in acquisto di fattori produttivi necessari per il progredire dell’attività economica e la produzione di nuovi beni e servizi. Il ritardo dei pagamenti per i beni e servizi forniti ha come principale conseguenza  l’interruzione del ciclo produttivo delle imprese. Queste ultime, private della liquidità necessaria, sono obbligate a rallentare tale processo o ricorrere ad altri strumenti per poter finanziare lo svolgimento dell’attività economica. Se osserviamo il fenomeno da un altro punto di vista, quando cioè il pagamento avviene in ritardo rispetto a quanto stabilito contrattualmente, le imprese fornitrici che subiscono il ritardo dei pagamenti diventano sostitute del sistema finanziario, a prescindere da quali siano le disponibilità di cassa ed economiche.”
Di fatto chi paga in ritardo riceve un prestito gratuito dal suo creditore, che spesso è costretto a sostenere quel ritardo facendosi strozzare dalle banche. Che attrattive offre un Paese così ad investimenti stranieri?

Ci tengo a sottolineare che il solo vero problema è il capitalismo, quindi le soluzioni su discusse non possono che essere palliativi per una crisi che invece è strutturale. Qui si è solo voluto ribadire che i problemi di competitività delle industrie italiane non nascono dei diritti dei lavoratori o dai famigerati “lacci e laccioli”, ma sono problemi del capitale stesso. In ogni caso in Germania, le misure contro la crisi economica, hanno ridotto il ritardo dei pagamenti dai circa 20 giorni del 2009 ai  10 del 2010, facendo crescere il pil senza rompere il cazzo i soliti lavoratori.

 

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