L’uomo (lavoratore povero) secondo il padre del capitalismo

“L’intelligenza della maggior parte degli uomini è necessariamente formata dal loro ordinario impegno. L’uomo di cui l’intera vita è spesa nel compiere un piccolo numero di operazioni semplici …non ha occasione di esercitare la propria intelligenza… e in generale diventa stupido ed ignorante come a creatura umana è possibili”. E, descritta l’ottusità dell’operaio parziale, prosegue: “La uniformità della sua vita stazionaria corrompe naturalmente il coraggio del suo animo… e perfino del suo corpo, e lo rende incapace di esercitare la propria forza con vigore e perseveranza in qualunque altro impiego che non sia quello al quale è stato educato. In tal modo la sua destrezza in quella particolare bisogna sembra acquistata a spese delle sue virtù intellettuali, sociali e marziali. Ma, in ogni società civile ed evoluta, è in questo stato che il lavoratore povero (the labouring poor), cioè la grande massa del popolo, deve necessariamente cadere”.

Adam Smith

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