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Produzione Immateriale

Si parla tanto di produzione immateriale, ma di fatto cos’è?
Tralasciando la storia del marchio e del marketing vogliamo proporre un esempio reale in ambito industriale: La Doria.
Questa S.p.A. dell’agro-alimentare costituita ad Angri nel 1954 è un colosso europeo che nel 2010 ha fatturato 443.553.000 € (quattrocentoquarantatre milioni e cinquecentocinquantatremila euro) di cui il 21% in Italia.
Il fatturato deriva per il 31% dalla produzione di pomodoro, 25% legumi in scatola, 19% succhi di frutta.
La cosa interessante è che il 93% del giro d’affari è realizzato per contoterzi. Cioè La Doria fattura quasi tutto il suoi profitti producendo conserve per i marchi: Conad, Esselunga, Carrefour, Auchan, Selex, Tesco, Sainsbury, Morrison, Waitrose, Asda, Lidl, Ica, Star, Santa Rosa, Zuegg, Mutti.
Questo evidenzia due cose:

  • Nella produzione di valore il prodotto conta meno del marchio.
  • La base del consumismo, la famosa “libertà di scelta” del prodotto che più ci piace è in realtà una cazzata. Scegliamo il marchio che ci ispira determinati “valori” e questa è l’essenza della produzione immateriale.

I dati vengono dalla “Guida al consumo critico”, libro che vi consigliamo vivamente.

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