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I primi 10 del XXI

Sono passati da poco 10 anni dal G8 di Genova. Il movimento alter-mondista, gli zapatisti, ci avevano indicato dei nemici, molto potenti, contro cui lottare. Ci eravamo fatti una certa idea di come le grandi organizzazioni internazionali, il WTO, il FMI, la BM, in accordo con le grosse corporation e in combutta con le elite corrotte dei paesi così detti “in via si sviluppo” e non solo, imponendo le loro “politiche di aggiustamento strutturale”, rinnovassero il dominio coloniale nella forma del neo-imperialismo.

Da Wikipedia:

“Nel 1982 il Messico, oppresso dall’insostenibilità del debito, dichiarò l’insolvenza. Si temette allora che la sfiducia nel sistema bancario potesse provocare una crisi simile a quella del 1929 e quindi il ritiro simultaneo del denaro dalle banche. Per evitare ciò i governi dei paesi industrializzati, il Fondo Monetario Internazionale ela Banca Mondialedecisero di concedere prestiti ai paesi debitori, a condizione che questi attuassero le cosiddette “politiche di aggiustamento strutturale”: quindi, in un certo senso, gli stati debitori “pagarono” parte dei loro interessi limitando la loro sovranità. Si verificò quindi un passaggio, a volte parziale, dall’indebitamento verso privati a indebitamento verso governi ed enti pubblici.”

Ci era chiaro come il sole che l’imposizione di queste politiche, che consistevano per lo più in privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici e dei beni naturali, non potevano far altro che impoverire ed indebitare ancor più i paesi che avessero avuto la disgrazia di subirle. Denunciavamo l’imposizione dell’agricoltura industriale e transgenica, della monocultura con uso massiccio di prodotti chimici — destinata all’esportazione — a scapito dell’agricoltura tradizionale, e destinando all’oblio il suo patrimonio di conoscenze (Vandana Shiva, Monoculture della Mente). Aggiungi pure la corruzione dei gruppi dirigenti locali, e le guerre, che impoverivano ulteriormente destinando risorse agli armamenti, comprati ovviamente dai paesi “sviluppati”, e creando ancora più debito.

Oggi parliamo di meno dei paesi in via di sviluppo. Non perché questi abbiano risolto il loro problemi (il caso più paradossalmente eclatante è quello di Haiti).

Ma perché, adesso e da alcuni anni, quelle stesse “politiche di aggiustamento strutturale” le stiamo subendo anche in Europea, specialmente noi PIIGS: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna. E’ successo quello che temevamo: se non fossero stati i paesi “in via di sviluppo” ad alzarsi verso i nostri standard di qualità della vita (salari, diritti, istruzione, salute), saremmo stati noi paesi “sviluppati” ad abbassarci ai loro. Diritti per tutti, o diritti per nessuno: altre possibilità non c’erano e non ci sono. Sono cambiati i termini della questione, non sono più — almeno non in maniera esplicita — WTO, FMI, BM, etc., ad imporle. Per quanto potenti ed irraggiungibili siano, queste organizzazioni sono comunque soggetti ben identificabili: hanno presidenti, statuti, sedi, etc. Per ogni vertice si è organizzato un controvertice, per ogni riunione un presidio, per ogni zona-rossa una sassaiola. Adesso le nostre “politiche di aggiustamento strutturale” le facciamo senza imposizione (anche se la BCE e la Germania esercitano efficaci pressioni). Ce le facciamo da noi, spontaneamente, per far piacere ai “mercati”. Si fa di tutto, oggi, pur di dare fiducia ai “mercati”, pur di conquistare la loro benevolenza. Ma solo in pochi osano infrangere il tabù, e chiedere “ma chi diavolo sono questi mercati?”. Questi misteriosi, invisibili, e onnipotenti “mercati” hanno preso il posto delle ineluttabili forze della natura. Sono delle divinità pagane, pre-moderne, che dobbiamo ingraziarci con sacrifici rituali. Sacrifici umani. Siamo sull’Isola di Pasqua, continuiamo ad offrire sacrifici ai queste misteriose divinità, e così ci consumiamo.

La teoria “classica”, oggi ripresa in forma dogmatica dalla così detta economia “neo-classica”, vuole che i “mercati” (letteralmente il luogo dove avviene lo scambio delle merci) stabiliscano, in base ad un algoritmo basato sulla domanda ed sull’offerta, il prezzo giusto per ogni cosa. Cosa vale di più? Cosa conta di più? In base a questa religione pagana, sono i misteriosi mercati, formati da un numero enorme di soggetti che comprano e che vendono, ognuno mosso da nient’altro che il proprio interesse economico, a decidere cosa vale e cosa non vale, e quindi cosa è giusto e cosa è sbagliato, garantendo infine, tramite una invisibile mano — è qui c’è l’elemento mistico, la felicità ed il benessere di tutti. L’idea che la somma di tanti agenti indipendenti ed egoistici si componga per creare il bene comune è tanto affascinante quanto indimostrabile, ha le caratteristiche del mistero della fede. Semmai, quello che vediamo ci dice che le cose non stanno proprio così. Innanzitutto poiché i mercati sono di fatto dominati da un ristretto numero di maxi gruppi finanziari, che concentrano buona parte dei titoli, e che quindi fanno il bello e il cattivo tempo, sostituendo il loro arbitrio a quello della fantomatica somma di tanti interessi egoistici indipendenti.

La cosa davvero sorprendente, però, è un altra. Sono ormai decenni che scienziati, movimenti ambientalisti, alter-mondialisti, comitati locali, etc., stanno cercando di mettere tutti in allarme, di denunciare la non-sostenibilità e la fondamentale ingiustizia del modello di società dominante, basato sul falso presupposto di una crescita infinita e sullo sfruttamento del lavoro e delle risorse naturali. Sono anni che si mettono in luce i limiti del capitalismo, in maniera nuova e complementare alle argomentazioni classiche delle associazioni e dei partiti dei lavoratori. Che risposta c’è stata in tutti questi anni? A parte la nascita della così detta green-economy, che tra luci ed ombre, ha come principale obiettivo quello di prolungare il più possibile la vita al capitalismo ed al suddetto modello di società, poco si è smosso al livello politico — sebbene molto si sia mosso al livello delle coscienze. Mentre il mondo politico ha continuato e continua a ripetersi e a ripeterci, come un disco rotto, “jusqu’ici tout va bien”, questi misteriosi mercati sembrano gli unici, paradossalmente, ad aver capito che la società mondiale, nella situazione in cui siamo oggi, non merita alcuna fiducia. Chi potrebbe scommettere che tra 10, 20, 30 anni, tutto sarà come è oggi? Chi potrebbe azzardarsi a fare previsioni? Chi potrebbe giurare sulla stabilità degli Stati? E sull’accessibilità delle risorse naturali? Solo un folle, che ignora la diminuzione della reperibilità del petrolio, il riscaldamento globale, la desertificazione, l’impoverimento dei mari, e le loro conseguenze sociali e politiche. E’ una denuncia forte, paradossale poiché viene dal cuore pulsante del sistema capitalistico mondiale, ed è una denuncia fortemente reazionaria. Le enormi ricchezze estorte alla terra ed ai lavoratori vengono immobilizzate, convertite in oro e franchi svizzeri. E’ la consapevolezza del potere che vede la sua fine e non la vuole accettare, si prepara alla catastrofe e urla “Après moi, le déluge”.

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